StubHub (gruppo eBay) compra Ticketbis per 165 milioni di dollari. E in UK un'associazione di consumatori accusa: 'Non rispettate le norme del Consumer Rights Act'

StubHub, la piattaforma di secondary ticketing del gruppo eBay, ha acquisito per - la cifra non è ufficiale ma riferita sulla base di indiscrezioni da TechCrunch - 165 milioni di dollari la società spagnola Ticketbis, uno dei principali attori presenti sul mercato secondario della rivendita di biglietti per concerti - recentemente passato pro tempore al mercato primario - attiva in Europa e su 47 mercati in tutto il mondo. Proprio la capillare diffusione sui mercati internazionali - come aveva già confermato a Rockol la Regional Manager Europe di TicketBis Giulia Chiari - ha convinto il gruppo fondato da Jeff Bezos a impegnarsi per il controllo della piattaforma. Come ha spiegato il CEO di eBay Devin Wenig:

"L'acquisizione di Ticketbis permetterà a StubHub di scalare significativamente a livello internazionale: la presenza globale di eBay aiuterà StubHub ad acquisire nuovi clienti e ad ampliare i proprio mercati al di fuori degli Stati Uniti"

Quasi contestualmente all'ufficializzazione dell'accordo dal Regno Unito arriva l'esito di una ricerca - condotta dall'associazione di consumatori indipendente Which? - secondo la quale la buona parte delle piattaforme di secondary ticketing operanti nel Regno Unito - oltre alla stessa StubHub, anche la controllata da TicketMaster (e quindi facente parte del gruppo Live Nation) Seatwave e Viagogo - agirebbero al di fuori delle norme che regolano il mercato secondario oltremanica: l'infrazione più comune, secondo la ricerca, sarebbe la mancata indicazione del face value - il prezzo nominale applicato in sede di vendita primaria - del tagliando nella pubblicazione delle offerte di rivendita. I risultati di questa indagine arrivano alla vigilia della pubblicazione, da parte della commissione governativa incaricata, di una nuova indagine sul secondary ticketing nel Regno Unito, che - anche sulla scorta delle pressioni esercitate attraverso campagne come quella lanciata dai Mumford and Sons - potrebbe portare il parlamento britannico a ridiscutere il Consumer Rights Act, provvedimento legislativo varato lo scorso anno a tutela dei consumatori che, secondo alcuni, sarebbe troppo permissivo nei confronti delle entità operanti sul mercato secondario.

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