La moda dell'elettropop: cosa hanno in comune Mengoni, Alessandra Amoroso, Francesca Michielin, Giorgia e Luca Carboni?

La moda dell'elettropop: cosa hanno in comune Mengoni, Alessandra Amoroso, Francesca Michielin, Giorgia e Luca Carboni?

C'è stato un periodo - piuttosto esteso - in cui le classifiche di vendita e gli airplay radiofonici erano dominati dalle ballad melodiche ipersanremesi: note malinconiche al pianoforte, archi in sottofondo, testi struggenti. Quel periodo è passato: oggi, chi cerca di scalare le classifiche con ballad strappalacrime, ha ben poche chance. Il gusto dominante è un altro: quello per l'elettropop.

Più che di vero e proprio genere musicale, si potrebbe parlare di una tendenza. Una tendenza che vede i cantanti-musicisti contemporanei andare a recuperare le sonorità in voga a cavallo tra gli anni '80 e '90, riscoprendo strumenti quali drum machine (percussioni elettroniche), synth, campionatori, vocoder e sequencer, riproponendole con le nuove tecnologie che oggi abbiamo a disposizione. È difficile stabilire quando e come abbia avuto origine questa "riscoperta" dell'elettronica anni '80: sicuramente non in Italia, che l'ha recepita per importazione dagli Stati Uniti o dall'Inghilterra negli ultimi quattro o cinque anni (ma il fenomeno dell'elettropop, in Italia, sembra essere esploso solamente in tempi recenti, come vedremo).

Già nel 2009, in Inghilterra, un sondaggio condotto da 130 esperti musicali per la BBC aveva testimoniato un ritorno all'elettropop, facendo riferimento alle produzioni di popstar internazionali quali Lady Gaga (che nel 2008 pubblicava l'album "The fame", un mix di synthpop, dance-pop ed elettropop, anticipato dai singoli "Just dance" e "Poker face"), Lily Allen, Kesha, Britney Spears e da band meno note al grande pubblico come i La Roux o gli Empire of the Sun. A questi nomi bisognerebbe affiancare quelli di alcuni dj e producer internazionali che negli ultimi anni si sono lasciati affascinare dall'elettronica degli anni '80, rielaborata insieme ad artisti quali Lorde, Grimes, James Blake, i Clean Bandit e, più recentemente, Justin Bieber (se non lo avete già fatto, andate ad ascoltare l'ultimo album, "Purpose"). Alcuni hanno riproposto un'elettronica più ricercata e raffinata, suonata, fedele alle origini, al periodo d'oro. Altri hanno "filtrato" l'elettronica con il pop da classifica, proponendo canzoni a volte un po' tamarre, ballabili, pensate per diventare dei successoni estivi: prendete, che so, "Mr. Saxobeat" di Alexandra Stan (ve la ricordate? Ci hanno fatto pure la parodia, "Annamo a Ostia beach"), "I love it" delle Icona Pop, "Hideaway" di Kiesza.

L'Italia non è rimasta immune da questa riscoperta: quando ci si è resi conto che la formula vincente era quella dell'"elettropop", si è cominciato a sperimentare quelle sonorità e a sfornare hit "elettropop" una dietro l'altra. Quella che in un primo momento sembrava una tendenza, si è trasformata nel giro di poco tempo in una moda che ha contagiato molti cantanti della scena pop italiana, sia quelli con alle spalle diversi anni di carriera che quelli più giovani. La lista è lunga: Jovanotti (anche se un gusto per l'elettronica ce l'ha sempre avuto, ha esplorato molto il genere con l'album "Ora" del 2011 e con i singoli "Ti porto via con me" e "Tensione evolutiva"), Laura Pausini (che dopo aver sperimentato l'elettronica con "Limpido" è tornata a farlo con "Innamorata", brano che porta la firma dello stesso Jovanotti), il Cesare Cremonini di "Logico" e "Lost in the weekend", l'ultima Dolcenera, il Biagio Antonacci di "Ti penso raramente" e "Cortocircuito", la Giorgia dell'album "Dietro le apparenze" (2011), l'ultimo Mengoni (che da "Guerriero" in poi ha cercato di riproporre un certo elettropop mischiato con r&b).

Sonorità elettroniche hanno rappresentato la caratteristica fondamentale degli ultimi album di Lorenzo Fragola, Alessio Bernabei e Francesca Michielin (che a Lorde e compagni deve molto, anche se lei dice di non essere la Lorde italiana). Emma si è lasciata molto affascinare dalle sonorità elettroniche, tanto che nel 2014 ha riproposto dal vivo alcuni dei suoi successi riarrangiandoli in chiave elettropop (e tracce di elettropop si ritrovano anche nel suo ultimo album, "Adesso"). Andrea Nardinocchi ha mischiato l'elettronica con il soul e l'r&b - il principale riferimento è James Blake - producendo due dischi, "Il momento perfetto" e "Supereroe", molto interessanti, ricordando un po' il Tiziano Ferro delle origini (ecco, Ferro è invece uno che nel corso degli anni si è sempre più allontanato dall'elettronica, anche un po' controtendenza).

L'elettropop è servito a Luca Carboni per uscire dai suoi territori e "aggiornarsi" (basti ascoltare il singolo "Luca lo stesso" e l'album "Pop up" più in generale) e così anche per l'ultimo Francesco Renga e per Elisa, che ha messo tra le ispirazioni del suo ultimo album "On" Diplo e Skrillex, i Clean Bandit e i Daft Punk. Non da ultime, sono approdate all'elettropop anche Alessandra Amoroso ("Comunque andare", "Vivere a colori") e Annalisa (ha appena pubblicato il suo nuovo album, "Se avessi un cuore"), che in passato avevano fatto delle ballad il loro punto di forza. Curioso notare che ciò che accomuna la maggior parte di questi artisti è il produttore, Michele Canova: bravo, certo, ma con uno stile troppo riconoscibile che spesso finisce per togliere spazio allo stile dell'artista.

Alle prese con l'elettropop, alcuni cantanti si sono mantenuti comunque fedeli alle loro origini: è il caso di Jovanotti, ad esempio, che ha inglobato l'elettronica nel suo universo musicale caleidoscopico; ma è anche il caso di Mengoni, che ha unito la sperimentazione sonora alle sue radici soul e r&b. Altri si sono snaturati, hanno perso lo stile che li rendeva riconoscibili o che aveva caratterizzato le loro produzioni precedenti alla "svolta elettropop". Alcuni, quelli le cui carriere erano entrate in una fase di crisi, sono approdati all'elettronica per necessità, per rimanere a galla. Ad alcuni ha detto bene, ad alcuni meno. Altri, quelli più curiosi, hanno voluto semplicemente sperimentare, provare.

Se in un primo momento la "riscoperta" dell'elettropop anni '80 appariva piuttosto interessante e intrigante, ora fare un disco (o una semplice canzone) elettropop è diventata un'abitudine, una prassi: sai che sta per uscire il nuovo album del cantante X e sai che ti devi aspettare il pezzone elettronico, che il più delle volte è quello che appena ascolti i primi 10 secondi passi avanti ad ascoltare il brano successivo.

Il risultato finale di questa "riscoperta", insomma, è una certa omologazione nei suoni, nella struttura e nel mood delle canzoni. Ma non solo: la "riscoperta" dell'elettropop ha portato anche alla creazione di modelli ai quali ispirarsi, da imitare. Ma sono stati talmente imitati che alla fine sono diventati abusati: Lorde, ad esempio, che tutti gli artisti italiani alle prese con l'elettropop citano tra i loro principali riferimenti.

Per quanto durerà ancora? E quale sarà la prossima moda musicale?

[di Mattia Marzi]

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.