Bruce Springsteen, Rock in Rio 2016: la recensione del concerto di Lisbona

Bruce Springsteen, Rock in Rio 2016: la recensione del concerto di Lisbona

I copioni e i canovacci saranno anche rassicuranti, ma Dio solo sa quanto sono noiosi. E se si è sulla strada - anzi, sui palchi - da quarant'anni e si ha il compito di difendere uno dei migliori live show della storia del rock lo si sa bene, anche non solo per calcolo: semmai, è una questione di istinto, oltre che di sopravvivenza.

Ecco, sopravvivenza: ieri sera, in occasione della serata d'apertura del Rock in Rio di Lisbona, quello che il pubblico ha visto è un artista vivo. Vivo nel senso di contemporaneo, nonostante la lunghissima militanza e le sessantasei primavere sulle spalle, capace ancora di considerare ogni serata una storia a sé, e - cosa, questa, davvero ammirabile e affatto scontata - capace di convincere chi lo guarda che davvero, ogni serata, sia unica. Al Parque da Bela Vista, ieri sera, ci si aspettava una nuova declinazione del "The river tour" all''europea - senza esecuzione integrale del disco classe 1980, come invece avvenuto negli USA - magari con qualche vecchio successo infilato in scaletta in posizione strategica, e invece il Boss ha spiazzato per l'ennesima volta, relegando in scaletta il disco di "The Ties That Bind" al ruolo di comprimario, seppure eccellente. Il focus, a Lisbona, è tutto per "Born in the USA". E in pochi ci avrebbero scommesso, a inizio serata: l'incipit non è dei più insoliti, con "Badlands" ad aprire le danze subito seguita, senza neanche un accenno di saluto, da "No surrender" e "My Love Will Not Let You Down": è dopo "Cover me", però, che arriva la sterzata. A sorpresa Bruce Springsteen tira fuori dal cappello "Darkness on the Edge of Town", mai eseguita prima, durante questo tour, prima di inanellare "Hungry Heart", "The Promised Land" e "Out in the Street". La E-Street Band lo asseconda, lo conosce, ne smussa ne asprezze e gli fornisce gli assist giusti: compatto e diretto, il gruppo del Boss lascia, sui binari inchiodati da Bittan, Van Zandt, Tallent e Weinberg, l'onore e l'onere di uscire dalle righe a Soozie Tyrell e Jake Clemons, che da vedere insieme - mentre camminano sulla passarella che li consegna, insieme a loro capitano, all'abbraccio della platea - sono uno spettacolo. Succede, per esempio, in "Atlantic City", che arriva dopo due delle tante soprese della serata, "Downbound train" e un'intensissima "I'm on fire", entrambe al debutto dal vivo in questo tour, quando la sontuosa apertura di violino che apre la seconda - e più arrangiata - parte del pezzo tira la volata a una caotica "Darlington County": sarà il trasporto, ma il senso di rompete le righe sui cori nel finale - non impeccabili, ma pazienza - si dissolve immediatamente con un uno-due consacrato al rock and roll delle origini, con "Working on the Highway" e "Johnny 99" (anche quest'ultima al debutto in scaletta nel tour di "The river"), che arrivano a ricompattare il gruppo prima che "The river" arrivi a inumidire gli occhi.

E ride, il Boss, nella sponsorizzatissima e affollatissima arena naturale che ospita l'emanazione europea del mega-festival nato in Brasile sbarcato in Europa (da quest'anno) anche con la partnership di Ticketbis. Ride anche quando le prime file gli sventolano sotto in naso un cartello con scritto "Fuck Trump" a caratteri cubitali, come se lui non se lo ricordasse da solo. E' l'una di notte passata da un bel pezzo quando Springsteen decide di chiudere il discorso, ovviamente a modo suo: dopo "Because the night" arriva il treno di superclassici, così come di prammatica nelle ultime scalette di qua e di là dell'Atlantico. "Spirit in the Night" - altra novità della serata -, "Lonesome Day" e "The Rising" aprono la strada a "Thunder Road", "Born in the U.S.A.", "Born to Run", "Glory Days" e "Dancing in the Dark", che sono i classici pezzi che ballano anche i fan degli Stereophonics, di scena sul palco del Parque da Bela Vista qualche ora prima. Quando la E-Street Band attacca "Tenth Avenue Freeze-Out" la base meno affezionata inizia a incamminarsi alla volta dei cancelli, lasciando che siano "Twist and Shout" - con un accenno al classico di Ritchie Valens "La bamba" - e "This Hard Land", cantata dal solo Boss, chitarra e armonia, al centro della scena, a fare da colonna sonora alla calata del sipario (che, lo si è appreso dalla scaletta compilata in vista della serata, avrebbo dovuto attendere anche "Bobby Jean", poi stralciata per ovvi motivi di tempo).

D'accordo, quella di Lisbona è stata una data anomala, perché nell'ambito di un festival, con tutte le restrizioni - soprattutto temporali - del caso, ma i segnali che arrivano dalla penisola iberica ai fan italiani a poco più di un mese della calata del Boss nello Stivale sono molto interessanti. Non tanto per la qualità dello show, sulla quale discutere è superfluo, ma quanto per l'atteggiamento: come si diceva all'inizio, Springsteen è sopravvissuto ai riti non scritti del corporate rock, alle setlist fotocopia e al cartellino da timbrare prima di salire sul palco e dire "[città nella quale sto suonando], siete magnifici", ma è affezionato a quella abbondante manciata di passaggi della sua personalissima liturgia live - i finali interminabili, la intro a "Spirit in the night" e gli altri topos irrinunciabili. Eppure, è proprio grazie all'atteggiamento che il Boss non si fa ingabbiare anche da quelli che lui stesso fissa come paletti del suo show: poco importa se ormai il "The river tour" di "The river" abbia poco - anche se, lo ripetiamo, la distribuzioni dei pesi in scaletta a Lisbona è stata funzionale a uno spettacolo temporalmente limitato. Anzi: come si diceva all'inzio, è meglio che a saltare non sia stato solo il copione, ma anche il canovaccio. Immaginatevelo, il Boss, con negli occhi le luci davanti alla platea del Meazza e del Circo Massimo, tra un mese e poco più, quando - in tutti i sensi - la temperaturà si alzerà ancora. Quando non ci saranno problemi di tempo. Quando ad accoglierlo ci sarà uno dei pubblici che porta nel cuore. Non possiamo entrare nella sua testa, ma se le premesse sono queste, come pensare di poterselo perdere?
(dp)

Scaletta:

Badlands
No Surrender
My Love Will Not Let You Down
Cover Me
Darkness on the Edge of Town
Hungry Heart
The Promised Land
Out in the Street
Downbound Train
I'm on Fire
Atlantic City
Darlington County
Working on the Highway
Johnny 99
The River
Because the Night
Spirit in the Night
Lonesome Day
The Rising
Thunder Road
Born in the U.S.A.
Born to Run
Glory Days
Dancing in the Dark
Tenth Avenue Freeze-Out
Twist and Shout (con citazione da "La bamba" di Ritchie Valens)

Bis (acustico, solo chitarra, voce e armonica):
This Hard Land

Dall'archivio di Rockol - Bruce Springsteen racconta Asbury Park
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale
Bob Dylan
Scopri qui tutti i vinili!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.