Carlo Fava: 'Canto la nostalgia per la Milano che fu'

Vive - e canta - graziosamente fuori tempo, Carlo Fava.

Un cantautore ammaliato dalla "grande Milano" degli anni Sessanta, quella di Gaber e dei cantautori, prima che la metropoli lombarda diventasse "da bere" e si imponesse come la capitale della moda. "Sia chiaro, però", precisa subito l'artista: "Io amo la mia città. E, amandola, ho con lei un rapporto che si può avere con una partner. Si cresce e ci si riscopre, si apprezzano alcuni cambiamenti e si prova nostalgia per momenti passati, tutto qui". Però un velo d'amarezza c'è, e non si può celare. "Certo, Milano adesso è anche sinonimo di effimero, di progresso estremo, di dinamismo: non posso certo dire di trovarmi nel mio ambiente naturale". Proprio di questo Fava parla nel suo nuovo disco, "L'uomo flessibile": un romanzo in forma di disco, più che un concept album su una città e sui suoi abitanti, dove lo sguardo lucido e disincantato del cantautore si intreccia con le mille luci della metropoli. Un metropoli sempre più caotica e convulsa, che spesso perde il senso profondo delle cose. "Viviamo in un'era dominata dalla tecnologia", commenta Carlo: "E proprio dei paradossi tipici di questa epoca parlo in brani come 'L'Italia non legge'. Oggi possiamo comunicare con tutto il mondo semplicemente schiacciando un tasto, e siamo bombardati quotidianamente da input. Il brutto, però, è che ormai tutti si interessano solo al modo di comunicare, e non al contenuto della comunicazione, che troppo spesso è totalmente assente". Per questo Fava ha scelto di confezionare un disco dal sapore antico, che si rifà direttamente alla grande tradizione del "teatro canzone". "Scrivendo il disco mi sono accorto di voler procedere in un certo modo, affidandomi al pianoforte e ai nastri piuttosto che hai computer. Ne è nato un album ricco di chiaroscuri, molto suonato, dove le influenze che caratterizzano la mia musica si intrecciano dando vita ad una miscela inedita". Ma Fava è lontano dal chiudersi in torri d'avorio: "Spesso i cantautori si sono autoesiliati dall'attenzione del grande pubblico per non confrontarsi con realtà aliene. Oggi, invece, da parte degli ascoltatori più giovani c'è molta curiosità nei confronti del cantautorato: è un aspetto molto positivo, questo, un'occasione da sfruttare per diffondere e tenere in vita una determinata realtà musicale. Per questo, con ogni probabilità, darò vita - nel corso del prossimo anno - a delle serate a tema alla Salumeria della Musica (a Milano) dove ospiterò cantautori e artisti: saranno degli spettacoli assolutamente imprevedibili, senza canovaccio, dove regnerà l'improvvisazione, non solo musicale". L'agenda di Carlo inizia ad infittirsi: "Il tour prenderà il via in gennaio a Milano: la prima parte toccherà i teatri, mio ambiente naturale. Successivamente cercheremo di esibirci - in trio - in locali più piccoli, per fare il maggior numero di date. E poi chissà. Guardo con interesse alla Francia: mi piacerebbe molto far espatriare la mia musica".

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