Desert Trip, il (costoso) ultimo valzer del rock che tra qualche anno potremo solo ricordare

Desert Trip, il (costoso) ultimo valzer del rock che tra qualche anno potremo solo ricordare

In tanti, buttando oziosamente uno sguardo ai prezzi dei biglietti per il Desert Trip, il colossale evento che vedrà gli ultimi titani del rock rimasti in circolazione di scena sul palco di Indio, California, il prossimo ottobre, avranno pensato che tutto sommato poteva andare peggio: 400 dollari per un abbonamento di tre giorni per i concerti di Stones, Dylan, McCartney, Young, Waters e Who non sono nemmeno una cifra esagerata, considerando che il prezzo medio di un biglietto (negli USA, oggi) per uno show da headliner di uno dei singoli nomi iscritti in cartellone può comodamente sforare i 200 dollari. Certo, poi ci sono gli abbonamenti deluxe - che si spingono fino ai 1600 dollari, per una una poltronissima - ma il classico posto prato, a queste condizioni, potrebbe essere anche considerato accettabile.


Poi però un'occhiata più attenta al sito del festival rivela costi accessori: si scopre, per esempio, che a qualsiasi forma di biglietto emesso per il Desert Trip viene applicata una commissione sulla vendita pari a 27 dollari. Che pazienza, per carità, dato che ai diritti di prevendita ormai siamo abituati. Occorre però anche considerare che l'accesso alla navetta per l'area del festival - 315mila metri quadri solo quella riservata a palchi e platea, più altri 600 acri impiegati per parcheggi, campeggi e altri servizi - costa altri 25 dollari. Ai quali vanno aggiunti i 99 dollari per l'accesso all'area campeggio e i 150 per il posto auto (VIP, ca va sans dire: quelli ordinari pare non siano contemplati). L'opzione camper è decisamente più costosa - si parla di 950 dollari per tre giorni - ma chi voglia concedersi qualche lusso in più potrà sempre optare per il combo tenda Shakir style (con illuminazione e recinzione esterna e snack a carico degli organizzatori) e Food experience (accesso al buffet preparato da chef di chiara fama come Ludo Lefebvre, Michael Mina, Alex Guarnaschelli, Michael Voltaggio e Dean Fearing), il tutto al non poi così modico prezzo di 10500 dollari.


Il Desert Trip, che appena lo scorso lunedì 9 maggio ha annunciato una replica tra il 15 e 16 ottobre (andata sold out in meno di tre ore, ha riferito Billboard mercoledì 11 maggio), se da un lato rappresenta una delle manifestazioni a più alto rischio di impresa mai tentate dall'industria dell'intrattenimento dal vivo - perché, tra le altre cose, una data singola di un artista di altissimo livello costa in media più di una prevista nell'ambito di un tour - dall'altro incarna una sorta di ultimo ballo dell'età dell'oro degli eventi rock di risonanza mondiale. Le stime degli incassi dal vivo riferite al decennio in corso riportate da Billboard e Pollstar rivelano come una buona metà degli artisti presenti nel bill del Desert Trip rappresenti una sorta di certezza, in termini di biglietti staccati: per esempio, il solo Roger Waters, con il tour di "The Wall", tra il 2010 e il 2013 ha fatto registrare un incasso lordo di oltre 458 milioni di dollari, quasi il doppio di quelli incassati da Paul McCartney, che con l'"Out There! Tour" tra il 2013 e il 2015 ne ha incamerati quasi 257. Senza contare i Rolling Stones, che col il tour di "A bigger band" (il secondo più ricco della storia, dopo il "360° tour" degli U2), tra il 2005 e il 2007, di milioni di dollari ne hanno incassati la bellezza di 558.


La battuta che circolava sul Web a proposito del Desert Trip - "bel cast, a patto che tutti ci arrivino, a ottobre" - per quanto cinica e di cattivo gusto dà il senso dell'operazione: con un bill ormai sopra i settanta sarà difficile sperare in repliche, se non altro per raggiunti limiti di età. E rivolgendosi a un pubblico maturo, con una disponibilità di spesa media sensibilmente superiore al pubblico di giovani adulti - quelli, cioé, troppo giovani per avere una carriera e una situazione economica personale consolidata e troppo vecchi per sperare che i genitori gli paghino il biglietto di un concerto - la scelta di affidarsi a macchine da sold out come Stones, McCartney e Waters per calcare la mano più che sul prezzo dei biglietti su quello delle commodities è tutto sommato comprensibile.


Giusto o sbagliato? In tanti potranno individuare nel Desert Trip l'ultimo tradimento allo spirito (o a quello che, forse ingenuamente, si suppone essere tale) del rock e di quelli che l'hanno inventato - ricordate le bombe con il simbolo del dollaro che Waters faceva piovere nella scenografia del tour di "The Wall"? - ma la verità antipatica è che il mercato del live è un mercato né più ne meno come tutti gli altri, dove a una domanda corrisponde un'offerta: se Goldenvoice - la società organizzatrice dell'evento, controllata del colosso AEG Live già dietro al Coachella Festival - a una settimana dal primo annuncio ha già confermato una replica (tra l'altro andata esaurita a tempo record) significa che la risposta del pubblico, nelle primissime fasi della prevendita, è stata talmente buona da convincere i promoter al raddoppio praticamente seduta stante. Oltre ai post di fuoco sui social network, a chi non è d'accordo non rimane che non andarci, lasciando che l'ultima gloriosa epifania del rock dei bei tempi che furono resti esclusivo appannaggio di chi se lo può permettere. O di chi pensa che davvero ne valga la pena. (dp)

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