Green Day: 'Siamo cresciuti, per combattere Bush'

Green Day: 'Siamo cresciuti, per combattere Bush'
Restano fedeli a se stessi i Green Day, quelli di "Basket case" e delle canzoni tirate da tre minuti e poco più: non hanno la pretesa di ridisegnare il panorama del "mainstream" punk a stelle e strisce o di influenzare le masse. L'atteggiamento nei confronti della loro musica (e del pubblico, dei media e di tutto il resto) rimane quello solito: sincero, diretto, e umile. In occasione di "American idiot", però, i tre ragazzi californiani hanno deciso di fare le cose in grande: sessanta minuti di musica, comprensivi di due canzoni da 9 minuti l'uno (le "mini-rock operas" "Jesus of Suburbia" e "Homecoming"), e testi politicamente schierati. Una svolta? Il (tanto temuto) "disco della maturità"? "Non proprio", confessa rilassato il frontman della band, Billie Joe Armstrong, che oggi ha incontrato la stampa italiana in un hotel milanese: "La nostra ultima fatica in studio è il naturale frutto del nostro percorso artistico. Abbiamo voluto puntare in alto, scrivendo un disco organico e ricco di spunti che nei nostri precendenti dischi non erano presenti: ma la sostanza rimane quella di sempre. Certo, in questa occasione la posta in gioco è più alta". Sì, stavolta non si scherza. Perché Billie e compagni sono spaventati dalla piega che ha preso la vita politica degli Stati Uniti: inutile dire, infatti, che "American idiot" sia una precisa presa di posizione politica contro l'attuale amministrazione Bush. "C'è questo clima di paura, negli Stati Uniti, che permette al nostro presidente di fare ciò che vuole, anestetizzando l'opinione pubblica: Bush ha letteralmente 'usato' l'undici settembre per organizzare una guerra 'interessata'", ha specificato Armstrong, che ha aggiunto: "A noi non interessa fare propaganda per una fazione: il nostro obbiettivo è che la gente, ascoltando 'American idiot', si convinca ad esprimere le proprie opinioni. Per questo abbiamo aderito al progetto Punkvoter.com (sorta di 'Vote for change' - vedi News - con un 'target' più giovane): l'astensionismo, nei giovani americani tra i 18 e i 25 anni, è altissimo. Certo, saremmo molto più contenti se i ragazzi, andando a votare, esprimessero le proprie preferenze per Kerry, l'unico - al momento - a poter combattere Bush". I Green Day, in questa missione, non sono soli: da Springsteen ai Beastie Boys, sono sempre di più le star americane pronte a schierarsi politicamente. Un fenomeno relativamente nuovo, questo, in un Paese dove in nome del quieto vivere (e soprattutto delle vendite) gli artisti sono sempre stati molto restii a mettere in piazza le proprie idee politiche. "E' vero", ammette Armstrong, "Negli USA c'è questa sorta di taboo, che in Europa è molto meno sentito. Ma anche questo, se vogliamo, è un segno dei tempi. Stare a guardare, ormai, serve a poco".
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10 giu
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