Claudio Ferrante (Artist First) “Il problema non sono i talent. Bisogna tornare a fare scouting”

Claudio Ferrante (Artist First) “Il problema non sono i talent. Bisogna tornare a fare scouting”

In merito al dibattito sui talent, innescato dall'intervista a Michele Torpedine di qualche giorno fa, riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Claudio Ferrante. Discografico di lungo corso, dal 2009 CEO di Artist First, società di servizi per i musicisti da lui fondata per offrire un'alternativa al sistema distributivo musicale italiano. Ferrante cura, tra gli altri, la distribuzione di Pooh, Elio e Le Storie Tese. Con Gabriele Parisi ha fondato qualche mese fa la iAM, società di management che cura gli interessi di Fiorella Mannoia e Nek (che quest'anno è tra i giudici di "Amici").

Torpedine, nella sua intervista a Rockol aveva indicato nelle giurie l'anello debole del formato e aveva proposto di coinvolgere di più le case discografiche. Cenci, regista e direttere artistico di programmi quale "Ti lascio una canzone" e "Io canto" aveva sottolineato invece l'importanza del casting, che viene fatto proprio dalla TV perché le case discografiche non fanno più scouting e lo delegano al piccolo schermo. Ferrante riprende proprio questo tema, sottolineando l'importanza, più del meccanismo TV delle giurie, della ricerca dei talenti.

 

Personalmente non credo che il tema sia la riforma del talent, nel 2016, dopo anni e anni di Amici ed XFactor ed anche un discreto numero di artisti provenienti da li.
E nemmeno i giurati, perché quella è televisione. E se alla Tv fa gioco che ci vada qualche discografico o qualche artista ad alzare la paletta, la tv lo fa, non chiede il permesso a nessuno. Morgan è probabilmente molto più "televisivamente centrato" di un manager o di un discografico.


Il Volo, piaccia o no, arriva dal talent “Ti lascio una canzone”,  all’epoca erano tre ragazzini  che sono stati messi insieme da Roberto Cenci che allora era regista e direttore artistico del programma… Poi il grande salto in America con Tony Renis ed il contratto alla Geffen. Grande successo, che trae origine da un puro meccanismo di talent show.
Stesso dicasi di Marco Mengoni, certo non è noto oltre la Svizzera, ma è in questo momento indiscutibilmente uno dei più forti sul mercato,  album venduti e  palazzetti sold-out. E poi Emma, una che ha dimostrato di essere al di là del successo momentaneo, Alessandra Amoroso, i Kolors, questi ultimi avevano girato per anni le case discografiche ricevendo picche da tutti. Non fosse stato per Amici e per le "palette alzate" dai giurati sarebbero forse ancora sconosciuti al grande pubblico.


Probabilmente la questione è cercare di trovare una strada alternativa per ripristinare il valore dell’artigianalità e dell’esperienza dei talent scout e degli imprenditori italiani che in Italia sono sempre alla ricerca di artisti su cui puntare ed investire il proprio tempo. Due dei tre talent in onda sono ad appannaggio di società multinazionali, Amici resta forse l’unica zona franca. Poi se il tema è riflettere sul fatto che siano pochi gli artisti italiani a funzionare internazionalmente… questo è sicuramente vero. Qualche anno fa i Grammy di Laura Pausini, il successo internazionale di Tiziano Ferro, di Nek e Ramazzotti. Il circuito internazionale delle majors era forse molto più fluido di oggi, più aperto anche a noi. Adesso quello latin è abbastanza chiuso, anche li si razionalizza, sono molti di meno anche gli stessi artisti latini a funzionare. Senza parlare poi del lavoro per la promozione e il lancio, giorni e giorni di interviste molto serrate e spostamenti lunghi. E’ estremamente più difficile di prima.

Concordo pienamente con la riflessione di Cenci, quando sostiene che Sanremo degli anni 90 sia stata l’unica vetrina per la musica di allora ed a tutti gli effetti precursore dei talent, in una settimana riuscivi ad affezionarti a quella canzone ed eleggerla come il tuo prossimo acquisto. Oggi è tutto istantaneo, non si ha più tempo di soffermarsi su nulla, e quindi i talent vi si collocano perfettamente. Hanno le strisce pomeridiane, i serali, le pillole sul web. Mi piacerebbe tornare ai fasti della musica popolare, tutto era spontaneo, più lento. La canzone aveva bisogno del suo giusto tempo per instillarsi nella vita delle persone. Gli imprenditori della musica facevano il loro mestiere e litigavano per aggiudicarsi un’artista. Succede anche oggi, ma molto più raramente.

Claudio Ferrante

 

Rockol ospiterà volentieri eventuali altre repliche o interventi sul tema lanciato dall'intervento di Michele Torpedine.

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