Da riscoprire: la storia di “Nebraska” di Bruce Springsteen

Da riscoprire: la storia di “Nebraska” di Bruce Springsteen

Nel 1981 Bruce Springsteen è arrivato ad un livello di successo mai raggiunto prima. “The river”, ambizioso doppio album dell’anno precedente, lo ha portato ai piani alti delle classifiche: “Hungry heart” arriva al 5° posto, e verrà votato come singolo dell’anno da Rolling Stone. Il tour è durato due anni: nei palazzetti Springsteen ha suonato di fronte a 15-20.000 persone per sera, con date multiple in ogni città. Nel suo New Jersey addirittura 5, per 125.000 fan adoranti.

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Il prossimo passo sono gli stadi, il primo posto in classifica, i milioni di copie. Tutto questo arriverà, ma dopo qualche anno ancora. Perché prima il Boss spiazza tutti con l’ultima cosa che ci si aspetta da da lui: un album scuro, totalmente acustico, inciso in casa.

Come già aveva fatto per “The river”, Springsteen si rinchiuse a scrivere canzoni, solo voce e chitarra, e un piccolo registratore portatile, un Teac che passerà alla storia. La parte oscura di Springsteen, quella che racconta le contraddizioni del sogno americano, prende il sopravvento, ancora in maniera più decisa di “Darkness on the edge of town” o delle canzoni più cupe di “The River”.  Springsteen porta quei demo alla band, e le canzoni vengono incise in versione elettrica, ma qualcosa non quadra.  D’accordo con il manager Jon Landau, decide di pubblicare le versioni originali: quelle storie funzionano meglio come disco folk e cupo, che come brani rock.

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