Calexico a Bergamo sabato 30 aprile, report del concerto e TRACKLIST. Stasera a Roma con Capossela

Calexico a Bergamo sabato 30 aprile, report del concerto e TRACKLIST. Stasera a Roma con Capossela

Sono circa 10000 i chilometri che separano Tucson da Bergamo, eppure, nonostante la pioggia torrenziale che si è abbattuta sulla Lombardia, per una notte nelle città orobica si è respirata a pieni polmoni la polvere dei grandi spazi d’oltreoceano.
Il tour europeo dei Calexico ha fatto nuovamente tappa in Italia, dopo la serata all’Auditorium Paganini di Parma dello scorso 7 novembre. La band statunitense sale sul palco del Teatro Creberg di Bergamo verso le 21,30, dopo l’apertura affidata ai The Union Freego, che riescono bene nel compito di accompagnare il pubblico dalle valli bergamasche ai deserti americani. Joey Burns e i suoi sono felici di essere dalle nostre parti. Lo dimostrano la sincera passione con cui hanno affrontato il palco del teatro e la richiesta di “un po’ di amore in più” per accompagnare le canzoni con la giusta enfasi, ma anche la frequente collaborazione con Vinicio Capossela - dentro e fuori le produzioni discografiche di entrambi e attesi insieme sul palco del Concertone di questo Primo Maggio a Roma.
Joey Burns, camicia azzurra e sorriso largo, abbraccia la sua chitarra e introduce l’arpeggio di “Frontera/Trigger”. C’è tutto il suono dei Calexico nel brano di apertura, quella mescolanza di country americano e immaginario di frontiera, echi di territori sconfinati dove si mischiano popoli e culture diverse. Un ibrido di melodia americana e folclore mariachi dove lo spaghetti western incontra il gusto non comune per un sound evocativo e tipicamente votato al sud degli Stati Uniti. La band stessa è emanazione di questa formula: accanto a Joey Burns, chitarra e voce, e John Convertino alla batteria, troviamo un insieme di musicisti che raccontano loro stessi il mito del grande west americano. Yankee e strumentisti di origine messicana e latina creano un suono ricco di sfumature e suggestioni: Ryan Alfred al basso, Martin Wenk alla tromba, Sergio Mendoza alle tastiere, Jacob Valenzuela alla tromba, Jairo Zavala alla chitarre e occasionalmente alla voce.
I Calexico propongono in quantità brani dal loro ultimo “The Edge Of The Sun”, del 2015, con qualche escursione nel vecchio repertorio. Si lasciano trasportare dalle loro coordinate geografiche e musicali e le offrono al pubblico composto del Teatro Creberg che, costretto nelle poltroncine, fatica a restituire con la giusta fisicità tanta energia, ma che si lascia andare a sonori applausi tra un brano e l’altro. L’immaginario dei Calexico racconta in musica un mondo da noi distante ma riconoscibilissimo: sembra di sentirla addosso l’aria calda dell’America rurale, sembra di annusare l’asfalto che si perde tra miglia e miglia di terra arsa, una strada che separa culture, popoli e stati e che al tempo stesso riesce a farne una cosa sola di genti e tradizioni. Si guardano l’orizzonte infinito e il cielo in cerca di risposte, che siano i misteri di Roswell o i dubbi di semplici peónes poco importa, come in “Falling from the sky” (“Where do you fall when you have nowhere to go”). E poi, di colpo si ha la sensazione di tornare indietro nel tempo, quando gli uomini col fucile incontravano quelli con la pistola. Sembra di vedere spuntare da qualche parte lo straniero senza nome di Clint Eastwood, con il cappello calato sugli occhi e un mezzo sigaro tra le labbra: “chi sei straniero, dove vai?” è la domanda della patchanka latina di “Cumbia de Donde”, con la sua elettronica a mischiarsi con le trombe e il ritmo delle danze del Centro America.
Lo spettacolo offerto a Bergamo è stata una festa in pieno stile tex-mex, con tutto il bagaglio che la carovana Calexico da sempre si porta dietro: la strada, la terra, il sole. E’ stata una fuga oltre confine, tra chitarre, trombe, fisarmoniche e canti. Anche le parti più folk latine-messicane che da sempre costituiscono uno dei punti fermi della produzione dei Calexico, che non sempre sono del tutto digeribili (almeno su album), hanno fatto la loro parte, a intervalli nella prima parte e poi a ruota libera nel finale, creando colore e malìe da fiesta de frontera. Dopo l’uscita di scena, il bis con “Wash” e “Güero Canelo” che fa alzare e ballare finalmente tutto un teatro un po’ troppo spettatore e poi, dopo i ringraziamenti di rito, c’è tempo per un’altra danza, una “Victor Jara’s hands” che conduce tutti oltre il deserto con la mano sicura di un autista di pulmini messicani.
Infine, a serata ormai conclusa, ecco spuntare di nuovo Joey Burns, camicia aperta e aria di chi ha vinto l’ennesimo duello, per regalarsi al pubblico, per un autografo, una foto o semplicemente un caldo abbraccio. Al cuore, come sempre, Ramon.
(Marco Di Milia)


SETLIST

Frontera/Trigger

Falling from the sky

Cumbia de donde

Sunken waltz

Bullets & rocks

Beneath the city of dreams

Fortune teller

Minas de cobre

Inspiracion

Splitter

World Undone

Man made lake

Moon never rises

Cumbia soledad

Crystal frontiers


Wash

Güero Canelo

Across the wire


Victors Jara’s hands

 

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