Red Hot Chili Peppers, una discografica accusa: 'Molestata sessualmente da loro prima dell'uscita di 'Blood sugar sex magik''

Red Hot Chili Peppers, una discografica accusa: 'Molestata sessualmente da loro prima dell'uscita di 'Blood sugar sex magik''

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, pare di capire, è stato vedere Flea suonare - se bene o male, esistono pareri contrastanti - l'inno americano prima della partita che ha segnato l'addio all'NBA di Kobe Bryant, lo scorso 13 aprile: non tanto per la qualità dell'esecuzione, quanto per il ruolo - uno dei più sacri, nella cultura sportivo-popolare americano, affidato non solo a musicisti di chiara fama ma spesso anche a reduci o eroi civili pluridecorati - affidato all'esecutore.


Julie Farman negli anni Novanta lavorava alla Epic Records, etichetta che curava gli interessi discografici dei Red Hot Chili Peppers dopo l'addio della band alla EMI, che li seguì fino alla pubblicazione di "Mother's Milk" del 1989: pur non indicando nel dettaglio le date, si specifica che la brutta esperienza che l'ha vista protagonista insieme a due elementi del gruppo (non indicati per nome: all'epoca la band aveva in Flea, Anthony Kiedis e Chad Smith il proprio nucleo, al quale si era appena affiancato John Frusciante) sia avvenuta poco prima della pubblicazione di "Blood Sugar Sex Magik", l'album della consacrazione definitiva, che poi sarebbe stato pubblicato dalla Warner nel settembre del '91. E non solo perché il post nel quale è stata fatta la denuncia - raggiungibile a questo indirizzo - è esplicativamente intitolato "Blood sugar sex dickheads" ("Sangue zucchero sesso e teste di cazzo"):


"Avevo sentito di come i Red Hot Chili Peppers trattavano le donne molto prima che Anthony venisse condannato nell''89 per violenza sessuale e e atti osceni e Chad e Flea fossero arrestati per comportamento indecente, violenza e comportamento scorretto nel '90. A nessuno nell'industria musicale fregava un cazzo: mentre i loro problemi legali facevano notizia avevano lasciato la EMI, e tutte le etichette li volevano. Epic compresa. Ero orripilata"


Il suoi superiori organizzano un incontro con il gruppo. La Farman prima rifiuta, poi, complice l'amicizia con un collega del reparto A&R, acconsente a presenziare alla riunione:

"Alla riunione ho dato in maniera credibile l'impressione di una persona che non pensava che i Red Hot Chili Peppers fossero degli stronzi, e che la loro musica fosse fottutamente orribile. Parlavo con entusiasmo di strategie, di sviluppo degli artisti e di campagne promozionali. E ho presentato delle idee per ridefinire la loro immagine, nessuna delle quali contemplasse andare in giro con calzini sull'uccello. Finito l'incontro, ho accompagnato due di loro nel ripostiglio dove tenevamo i CD e i cofanetti. Appena visto l'ingresso, mi ci hanno spinto dentro, spiegandomi tutti i modi in cui avremmo potuto fare un 'super sexy sandwich'. All'inizio pensavo che scherzassero. Quando ho capito che erano seri, sono scappata via e mi sono chiusa a chiave nel mio ufficio. Mi sono seduta alla scrivania e ho pianto. Mi sentivo umiliata e stranamento provavo vergogna, e imbarazzata che mi sentissi umiliata e che provassi stranamente vergogna. Ai tempi nell'ambiente succedeva di peggio, e io pensavo di essere una cazzuta. Essere una vittima non si adattava alla percezione che avevo di me stessa"

 

Poi, la riflessione finale:


"Il mio incidente coi Red Hot Chili Peppers è niente in confronto a quanto altre donne nell'industria discografica sono state costrette a passare. Non ho mai capito perché sono arrivata a questo punto solo adesso, e non quando parlavo con le persone che mi erano vicine alla Epic. Una delle quali era il mio capo: non gliene ho mai parlato. E, eccezion fatta per due amici intimi, non ne ho mai parlato con nessuno. E' questa la cosa che mi ha dato più fastidio. A ispirarmi sono state Amber Coffman, Beth Martinez, Jackie Fox, Kesha, Dee Barnes, Lauren Mayberry e tutte le altre donne che hanno fatto sentire la loro voce parlando, postando e twittando storie sulle molestie e violenze sessuali subite. Quindi fanculo ai Red Hot Chili Peppers e all'industria musicale misogina che mi ha impedito di parlare nel '91. Vorrei averlo fatto. Non sono così ingenua da pensare che avrebbe fatto la differenza, ma se avesse convinto anche solo una persona a non ascoltare 'Californication' sarebbe comunque stato un inizio"

Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.