'Ho sentito dire che Battisti era fascista': e si becca un 4 sul registro. Gli indizi sull'orientamento politico del cantautore, tra MSI e Brigate Rosse

'Ho sentito dire che Battisti era fascista': e si becca un 4 sul registro. Gli indizi sull'orientamento politico del cantautore, tra MSI e Brigate Rosse

Da qualche giorno si è tornati a parlare di Lucio Battisti. Il nome del compianto cantautore di Poggio Bustone è ricomparso su giornali e sul web per iniziative relative all'importanza di far conoscere alle nuove generazioni (e a chi non le conosce) le sue canzoni. Ieri sera, durante il varietà di Rai1 "Laura&Paola", Battisti è stato pure omaggiato da Eros Ramazzotti e Laura Pausini con un medley delle sue canzoni (qui il video). 

Di Lucio Battisti si torna ora a parlare anche per il caso (riferito dall'edizione locale del Secolo XIX) di una ragazzina di 13 anni che, in una scuola media della val Bisagno, si è beccata un bel 4 sul registro dal professore di musica per aver detto: "Prof, io ho sentito dire che Battisti era fascista". In una nota sul registro, lo stesso professore ha scritto che la ragazzina "interviene fuori luogo, in modo ineducato e provocatorio. Accosta cronologicamente il fascismo ai cantautori degli anni 60/70".

Ma la ragazzina dove può aver sentito quelle voci relative al (presunto) orientamento politico del cantautore? E Battisti lo era davvero, fascista? Non proprio. Si tratta di una leggenda e di voci che riaffiorano ciclicamente e che fanno leva su una serie di presunti "indizi" e prove secondo le quali la voce di "Mi ritorni in mente" avrebbe simpatizzato per l'estrema destra e avrebbe pure finanziato gruppi filo-fascisti.

Facciamo dunque un passo indietro e torniamo negli anni '70, perché è proprio negli Anni di Piombo che cominciarono a circolare le voci relative al Battisti "fascista".

Negli anni '70, interrogarsi sull'orientamento politico di un cantautore è fondamentale: "I suoi testi sono rivoluzionari o controrivoluzionari? Come vanno interpretate le sue canzoni", ci si chiede. Ed essere definito fascista, negli anni '70, vuol dire essere un opportunista, un qualunquista, un massone, un conservatore e un corrotto: "Tutto era politica, negli anni '70. Tutto era protesta. Se non contestavi, non esistevi", ha ricordato Mogol in un'intervista comparsa sul Corriere della Sera nel 2005.

Per molti giornalisti dell'epoca, Battisti è certamente fascista: le sue canzoni e le sue copertine sono piene di indizi relativi al suo orientamento politico. Qualche esempio? In "La canzone del sole" del 1971 si parla di un mare nero e di una ragazza "chiara e trasparente", da interpretarsi come un (sempre presunto) riferimento alle camicie nere dei fascisti e alla difesa della razza ariana. Un verso di "La collina dei ciliegi" del 1973 recita: "Planando sopra i boschi di braccia tese", da intendersi come un presunto riferimento al saluto romano. E braccia tese compaiono pure nella copertina dell'album "Il mio canto libero" del 1972, nel quale è contenuta pure una canzone, "La luce dell'est", da interpretarsi come come anticomunista e antisovietica. E poi quel fotogramma che ritrae Battisti con il braccio alzato, la presunta collaborazione come arrangiatore di Fabrizio Marzi, cantautore di destra. Insomma: Battisti è un filo-fascista, c'è poco da discutere. Si dice che finanzia pure gruppi di estrema destra. "Negli anni '70 si sapeva che Battisti stava a destra e che era vicino al MSI (Movimento Sociale Italiano, ndr). Non c'era bisogno di prove, lo si sapeva e basta", ha osservato Pierangelo Bertoli.

"Tutte sciocchezze, frutto di deformazioni maliziose, allo scopo di renderci antipatici", ha detto Mogol, a distanza di anni, parlando della leggenda del Battisti "fascista". E infatti non ci sono prove, ma solo indizi e illazioni. Illazioni che possono essere facilmente "smontate". I testi delle canzoni non portano la firma di Lucio Battisti, ma quella di Mogol. E Mogol era tutto tranne che fascista.
La copertina dell'album "Il mio canto libero" fu realizzata da Caesar Monti, pseudonimo di Cesare Montalbetti, fratello di Pietruccio dei Dik Dik e dichiaratamente di sinistra: le braccia alzate non richiamavano il saluto romano, ma il coro della tragedia greca.
Il fotogramma in cui il cantautore fa - secondo la teoria del Battisti "fascista" - il saluto romano è in realtà tratto da un programma televisivo in cui Lucio doveva dare un segnale agli ospiti della puntata di unirsi al coro di "E penso a te".

A chi all'epoca gli fa domande sul suo orientamento politico, come il giornalista Renato Marengo, che nel 1974 raggiunge il cantautore nella sala d'incisione Il Mulino di Anzano del Parco, in Brianza, Battisti risponde:

"Guarda che io non mi interesso assolutamente di politica. E' proprio fuori dal mio mondo. Da quando ero ragazzino sono sempre stato talmente ed esclusivamente preso dalla musica, dalle registrazioni, dalla composizione, da prove, arrangiamenti, lettura dei testi, discussioni con Giulio (Mogol, ndr), che anche volendo non troverei il tempo per comprendere che cosa vogliano la sinistra e la destra. Io so che Giulio è socialista, questa è l’unica cosa di politica che conosco. Di una cosa sono certo: non credo proprio che per scrivere buona musica o belle canzoni si debba essere iscritti a questo o a quel partito. [...] Sono giunto quasi a odiarmi per quello che ero diventato, o meglio per quello in cui i mass media mi avevano identificato: il cantante ricco, bello e famoso, amato dal pubblico forse più per il suo bel faccino e i suoi riccetti, per certe furbizie roche della voce, che non per il reale talento musicale, l'unica cosa per la quale ora mi interessa farmi apprezzare. [...] Quello che non voglio fare è parlare con gente che per professione si impiccia dei fatti privati delle persone, come se avesse una malattia che la costringe a riferire tutto, tutto quello che ascolta o vede o gli si racconta, magari in confidenza".


E in merito alle insinuazioni relative ai suoi finanziamenti ai movimenti di estrema destra, il cantautore dice:

"Io finanzierei Ordine Nuovo? Chi mi conosce sa che faccio fatica anche a pagare il biglietto del tram".


Altro che fascista: Battisti fu anche strumentalizzato da movimenti di estrema sinistra. Come le Brigate Rosse, ad esempio, che negli anni '80 usarono le "discese ardite e le risalite" di "Io vorrei... Non vorrei... Ma se vuoi...." per affrontare il tema dello Stato imperialista e delle multinazionali. E quando nell'ottobre del 1978 i militari del Generale Dalla Chiesa fecero irruzione nel covo delle Brigate Rosse, in via Monte Nevoso a Milano, ritrovarono l'intera collezione dei dischi del cantautore...

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