Leggi anti-LGBT negli USA, Bruce Springsteen dal vivo con Bob Seger a Detroit 'avverte' il Michigan. Ma la capitale musicale americana Nashville resta in silenzio

Leggi anti-LGBT negli USA, Bruce Springsteen dal vivo con Bob Seger a Detroit 'avverte' il Michigan. Ma la capitale musicale americana Nashville resta in silenzio

Dopo aver annullato un concerto a Greensboro, in North Carolina, a causa della discussa (perché considerata discriminatoria della comunità LGBT) legge ribattezzata dai media "bathroom bill" che impone ai cittadini transgender di utilizzare i servizi pubblici secondo il genere riportato sul proprio certificato di nascita, il Boss ha ribadito le proprie posizione anche nella serata di ieri, giovedì 14 aprile, a Detroit, in occasione della locale tappa del suo "The river tour": Bruce Springsteen, per l'occasione raggiunto sul palco da Bob Seger per un paio di brani - "Tenth Avenue Freeze-Out" e la cover del classico degli Isley Brothers "Shout" - sul finale dello show, ha voluto mettere in guardia i suoi fan locali circa le possibili mosse del senatore Tom Casperson, che avrebbe intenzione di introdurre anche nel Great Lake State una disposizione simile a quella adottata in North Carolina. Riferendosi all'annullamento del concerto sulla costa est, il rocker del New Jersey, prima di attaccare "Born in the USA", ha detto:


"Speriamo che la legge non passi, perché a noi piace molto suonare in Michigan. Quindi, sù le mani..."



Se, da un lato, artisti dalle estrazioni più diverse - dal Boss a Ringo Starr, passando per Cyndi Lauper, gli Against Me!, Miley Cyrus e Bryan Adams - sulla legge HB2 hanno saputo fare tutto sommato fronte comune, altrettanto non si può dire per la discografia americana, o - meglio - della città che la rappresenta, Nashville: l'agenzia Associated Press ha chiesto ai distaccamenti cittadini delle major - Universal Music Group Nashville, Warner Music Nashville e Sony Music Nashville - una presa di posizione in merito, senza tuttavia ricevere una risposta. Più che lo scollamento ideologico tra gli artisti e l'industria che li supporta o il timore di alienarsi parte del pubblico - tradizionalmente conservatore, specie in ambito country, come osserva la studiosa Diane Pecknold dell'università di Loiusville a far paura alle grandi etichette a stelle e strisce potrebbero essere i politici, la cui benevolenza nei confronti del settore potrebbe essere alienata da una presa di posizione netta: "Non c'è la paura del pubblico, perché gli artisti che si sono espressi in favore della comunità LGBT non hanno subito ripercussioni, nel merito".

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