"Salvate Lucio Battisti": hashtag, lettere aperte... Un sommesso parere

"Salvate Lucio Battisti": hashtag, lettere aperte... Un sommesso parere

Nel giro di pochi giorni, due apprezzati colleghi, prima Paolo Giordano poi Gino Castaldo hanno preso iniziative connesse a Lucio Battisti: la prima, sotto forma di hashtag #salviamoLucioBattisti, al fatto che le canzoni di Lucio Battisti (e Mogol) non sono presenti sulle piattaforme di musica digitale; la seconda sotto forma di lettera aperta alla vedova del musicista, notoriamente ostile, anzi attivamente contraria all'uso pubblico del nome del marito.
Da tempo, intanto, il coautore di buona parte della canzoni incise da Battisti, cioè Mogol, lamenta che la fermezza con cui la signora Grazia Letizia Veronese (in quanto comproprietaria delle edizioni musicali) nega il riuso di quelle canzoni a fini commerciali - ad esempio nella pubblicità - lo danneggia, impedendogli di trarne la sua legittima quota di vantaggio economico.
E' estremamente improbabile che la destinataria, diretta o indiretta, si prenda la briga di fornire risposte o motivazioni.
Né possiamo immaginare quali sarebbero, se venissero fornite, tali motivazioni; che, condivisibili o no, penso debbano essere rispettate, per quanto a noi possano apparire incomprensibili.
Sommessamente, molto sommessamente, dico il mio parere.
Non credo che sia così catastrofica l'assenza delle canzoni di Lucio Battisti dalle piattaforme di musica digitale; quelle canzoni sono tutte ampiamente reperibili in forma fisica, su vinile o in compact disc, e con una qualità sonora infinitamente superiore a quella fornita dallo streaming o dal downloading. Giordano si domanda: "Senza poterle ascoltare in streaming o acquistarle in download, le prossime generazioni come faranno a conoscere, custodire, valorizzare le canzoni di un artista così?". Beh, magari sarà meno facile - il che non è necessariamente un danno - ma non sarà certo impossibile; e anzi, l'assenza di quelle canzoni dal web paradossalmente forse le valorizzerà, perché impedirà loro di diluirsi nel gran mare della musica "facile" che ci circonda e ci assedia, e che appunto perché è così "facile" si è svilita a tappezzeria sonora.
Non credo che sia così da rimpiangere l'assenza di un'ipotetica "Fondazione" che presieda alle iniziative centrate sulla perpetuazione dell'opera di Lucio Battisti: non sempre e non tutte le Fondazioni che hanno a volte approvato, a volte promosso attività "culturali", ma più spesso spettacolari e commerciali, intitolate al nome di altri grandi della musica italiana oggi scomparsi hanno ottenuto risultati ineccepibili in quanto a qualità e coerenza.
"Il ricordo della bellezza che Lucio Battisti ha portato nelle nostre vite", come ben scrive Castaldo, possiamo coltivarlo anche senza qualcosa che ci renda facile farlo, anche senza una Fondazione che ci spieghi come farlo.
Se amiamo le canzoni di Lucio Battisti, quelle scritte con Mogol e quelle scritte con Pasquale Panella, facciamo quel che è in nostro potere per farle conoscere: alle nostre famiglie, ai nostri amici, ai nostri colleghi, ai nostri figli.
Facciamocene apostoli e missionari noi, per primi. Regaliamo i suoi dischi per i compleanni e per Natale. Teniamo i suoi dischi in auto per farli ascoltare a chi viaggia con noi. Chiediamo alle radio che li trasmettano, e se siamo musicisti suoniamo le sue canzoni in pubblico - cosa che è perfettamente legittimo fare, e che nessuno impedisce di fare.
E se siamo giornalisti, magari scriviamo di quelle canzoni, qualche volta. Spieghiamo a chi ci legge perché sarebbe giusto che le conoscesse. Non deleghiamo ad altri, e non aspettiamoci che siano altri a svolgerlo, un compito che, in parte, spetta anche a noi.
Franco Zanetti

 

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