Elvis e Sinatra di pubblico dominio, i discografici nelle mani dei politici

Elvis e Sinatra di pubblico dominio, i discografici nelle mani dei politici
Sarà difficile, per le case discografiche, conservare diritti esclusivi in Europa sulle incisioni anni '50 di artisti come Elvis Presley, Frank Sinatra e Chuck Berry, una volta scaduti i termini di protezione (50 anni) previsti dalle attuali leggi sui copyright: lo ha spiegato il ministro inglese per le Arti Estelle Morris rispondendo per iscritto ad una lettera del settimanale specializzato Music Week, che la invitava ad appoggiare la campagna di estensione dei diritti d’autore promossa dall’industria musicale britannica.

In altri paesi, i copyright hanno vita più lunga (90 anni negli Stati Uniti, 70 in Australia): ma in Europa, scrive il ministro (prossimo alle dimissioni) nella lettera pubblicata sul sito di Music Week, ogni cambiamento è materia di legge transnazionale e può essere effettuato solo dopo aver convinto tutti i partner, gli enti governativi interessati e la Commissione Europea della sua necessità. La Commissione stessa, ricorda la Morris, ha pubblicato di recente un documento interno riguardante le modifiche da apportare al quadro legislativo europeo in materia di copyright: ma da quella bozza la questione dell’estensione dei termini è stata temporaneamente stralciata. I legislatori europei, parrebbe di capire, non ritengono essenziale l’adeguamento dei termini a quelli americani, dal momento che nel Vecchio Continente case discografiche, artisti e altri detentori dei diritti sono già più tutelati in altri settori (ottenendo, ad esempio, una royalty per i “passaggi” musicali in radio e in televisione, a differenza dei loro colleghi statunitensi). “Ogni estensione dei termini”, aggiunge il ministro, “potrebbe dar luogo a problemi di tutela della concorrenza, a meno che non sia giustificata dalla necessità di incoraggiare e ricompensare creatività e investimenti”.
In Inghilterra (e nel resto d’Europa), la prospettiva che le registrazioni musicali con più di 50 anni di età possano diventare di pubblico dominio e dunque venire duplicate all’infinito sta ovviamente terrorizzando l’industria discografica. “C’è il grave rischio di favorire i pirati e di creare un grosso impedimento al commercio internazionale di musica, soprattutto on-line”, ha detto il presidente dell’associazione dei discografici inglesi Peter Jamieson. La guerra del copyright, da questo momento, guarda al passato e non solo al futuro.
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