Da riscoprire: la storia di “Yield’” dei Pearl Jam

Da riscoprire: la storia di “Yield’” dei Pearl Jam

Tra il 1991 e il 1997 i Pearl Jam erano passati dal ruolo di rockstar ad uno splendido isolamento. Già dopo “Ten” (10 milioni di copie), la band di Seattle aveva dimostrato di non voler più recitare la parte imposta da mercato, industria e media. Per il secondo album, “Vs.”, scelsero di non fare più videoclip - quello di “Jeremy” era stato determinante nel successo del disco in un epoca in cui la potenza di fuoco di MTV era enorme. Poi scelsero una battaglia che si rivelò quasi suicida: nel ’94, in concomitanza con la pubblicazione del terzo album “Vitalogy”: fecero causa a Ticketmaster, agenzia con il monopolio della vendita dei biglietti dei concerti. La causa finì di fronte al congresso degli Stati Uniti, e venne persa. Ma ciò che è peggio è che Eddie Vedder e soci rimaser tagliati fuori dal circuito dei locali rock che contano, tutti in mano a Ticketmaster - finendo a suonare in posti come Casper in Wyoming  e  Las Cruces, Nuovo Messico. Nel ’96, come se non bastasse, pubblicarono “No code”, un album che è un capolavoro musicale, ma che - per input delle scelte di Vedder, che in quel periodo agiva da leader incontrastato - portò il gruppo verso un suono inusuale e più psichedelico, sempre più lontano dal rock aggressivo e diretto che li ha resi famosi.

Nel ’97, quando la band iniziò a lavorare a quello che diventerà il quinto disco, le cose iniziarono a cambiare. Il gruppo si ritrovò a Washington agli Studio X e agli Studio Litho di Stone Gossard. Ma fu soprattutto Vedder il motore del cambiamento: la sua volontà di controllo aveva messo soggezione al resto della band nel periodo precedente, e lo splendido isolamento era in larga parte dovuto alla sua paura di fare dei Pearl Jam qualcosa di troppo grosso da maneggiare, dopo l’esplosione della bolla del grunge. Questa volta invece incitò il resto della band a portare canzoni, è collaborativo: “C’è stato un periodo in cui eravamo intimoriti dalle sue reazioni, ora è più centrato”, commenta al tempo Mike McCready.

Sotto la guida di Brendan O’Brien - che aveva già prodotto i tre dischi precedenti - il risultato è “Yield”, un disco che riporta i Pearl Jam ad una dimensione più aperta, più rock. Lo testimoniano brani come l’iniziale e rabbiosa “Brain of J” .“Do the evolution”, che nell’estate del ’98 diventerà il primo videoclip ufficiale del gruppo dai tempi del primo disco: non è un singolo, la band non vi compare - tutto è affidato alla penna di Todd McFarlane, il fumettista famoso per l’anti-eroe “Spawn”.

Il primo singolo è invece “Given' to fly”, una ballata elettrica scritta da McCready in cui qualcuno ritroverà somiglianze a “Going to California” dei Led Zeppelin. Tutte le canzoni sono frutto di lavoro di gruppo: Vedder scrive per intero solo due canzoni: “MFC” nasce in Italia, pensando al traffico di Roma (città in cui Vedder ha passato tempo grazie agli amici della sua moglie del tempo). E l’altra è un capolavoro totale, “Whishlist”, una delicata e toccante canzone sotto forma di lista di desideri, appunto, sfumata alla fine perché i desideri non finiscono mai.

La band nel ’98 non solo tornò al videoclip, ma torna in tour come si deve negli Stati Uniti, rappacificandosi con Ticketmaster. Il disco fu protagonista anche di uno dei primi “leak” digitali della storia: nel dicembre del ’97 una radio di New York trasmise una copia promozionale per intero, i fan lo registrarono e misero in rete gli mp3, due mesi prima dell’uscita del disco. Nel febbraio del ’98, quando uscì, fu il primo disco dei Pearl Jam dopo a non raggiungere la vetta delle classifiche, fermandosi al secondo posto - ma al primo c'era la colonna sonora di “Titanic”, che domina da tempo.

Classifiche o no, i Pearl Jam sono tornati: “Yield” venderà più di “No code” - ma soprattutto permetterà alla band di trovare un bilanciamento tra la voglia di fare le cose a modo proprio e alcuni eccessi isolazionisti del periodo precedente. Si può essere rock e coerenti senza svendersi e senza combattere i mulini a vento. La carriera dei Pearl Jam ne è una dimostrazione continua, e “Yield ne è una delle migliori dimostrazioni.

 

"Yield" dei Pearl Jam è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani.
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