Tre Allegri Ragazzi Morti all'Atlantico di Roma: la recensione del concerto

Tre Allegri Ragazzi Morti all'Atlantico di Roma: la recensione del concerto

I Tre Allegri Ragazzi Morti hanno portato all’Atlantico di Roma il tour del loro “Inumani” ieri, 9 aprile. Ed è stata come come una festa dove chi arriva indossa una maschera per tutti uguale ed una t-shirt nera con segni che riportano alla faccia della luna di questa notte, che fissa l’Atlantico con una pennellata a punta fine. Il cerimoniere non tace mai, ha una pelliccia al posto della pellaccia e disegna cose con le parole. Sa sempre cosa dire, anche quando dimentica cosa dire. L’incredibile spettacolo che va in scena è di una disarmante semplicità. Diverte e contiene tutto quello di cui una festa ha bisogno: un dress code, note buone, e l’inaspettato. Stupisce senza proclami, coinvolge privo di strizzate d’occhio. Se vuoi ballare balli, se vuoi cantare canti. Strofa, ritornello. Non c’è nessuno dietro le maschere perché tutto quello che serve è davanti gli occhi.

Alle 22:05 salgono sul palco cinque musicisti. Tre hanno un teschio sul viso, sono centrali. Due hanno maschere con disegni personalizzati e imbracciano strumenti a sei corde. Uno dei teschi, più centrale degli altri, più avanzato degli altri, ha del pelo sullo stomaco. Pure sul resto del corpo. “Ciao gente”, dice il cerimoniere e attaccano immediatamente a suonare. Il concerto inizia con morbidezza, il brano è “Ad un passo dalla luna” tratto dall’album che dà il nome al tour, “Inumani”, pubblicato nel Marzo di quest’anno. A dire la verità, il concerto era iniziato già da prima. Ad accogliere il pubblico erano passati gli Honeybird And The Monas, un trio di forte impronta scenica con un suono molto curato e degli arrangiamenti decisamente inconsueti al primo ascolto. La cantante di origini statunitensi, Monique, tiene il palco bene, anche nei brani in cui tensione ritmica ed armonica delle canzoni rischierebbe di creare qualche perplessità in un ascoltatore impreparato.

Ma gli inumani sono tanti qui, non si lasciano spaventare. Giunti ad un passo dalla luna, cosa importa se sia un cerchio accogliente o appena una piccola lama? Di tagliente, preciso e affilato, appare il suono delle chitarre di Adriano Viterbini, tutt’altro che pericoloso.  Avevamo già incontrato il chitarrista romano, durante lo scorso anno, per una partecipazione al concerto degli Otto Ohm e poi in apertura al concerto dei Verdena. Tecnica e talento non sono mai stati in discussione ma in questa formazione si respira qualcosa di più. Sarà che il modo di suonare istintivo, insieme ai vibranti assoli, aggiunge ai brani quel pizzico che elettrizza l’esecuzione. O forse è la presenza sul palco, complementare al carisma di Davide Toffolo.

Risultato è che la formazione dei cinque ragazzi morti ottiene un’alchimia musicale e scenica potente. Dai primi passi nel punk di provincia, oggi la macchina dei Tre Allegri Ragazzi Morti impressiona in molti dei suoi aspetti, dall’intuizione di una identità iconografica alla costituzione di un sistema che coinvolge alcune tra le più attuali e interessanti realtà musicali italiane. Lo spettacolo proposto, costituito prevalentemente da canzoni godibili e melodie che rimangono in testa, non lascia tempo per un salto al bar. Lì dove un brano si interrompe è lo slancio istrionico del fumettista a farla da padrone. L’attenzione rimane costantemente puntata verso le luci della ribalta. L’avanspettacolo si mischia a sonorità reggae alternate a rock.

Il pubblico conferma partecipando per due ore ininterrotte allo show: saranno ventisei le canzoni eseguite allo scoccare della mezzanotte. Accompagnate dal coro ricordiamo le ormai classiche “Occhi bassi”, “Quasi adatti”, “Il principe in bicicletta”, “Puoi dirlo a tutti”, “Alle anime perse”. Un posto a parte lo guadagna “Il mondo prima” dove il livello sonoro del pubblico è talmente alto che lo stesso Toffolo pare mettersi in disparte, mantenendo solo la traccia vocale per guidare la sala. “La tatuata bella” con cui si chiude il concerto viene eseguita nell’intimità di un basso leggero, per segnare sia tempo che tonalità, ed è cantata dalle voci di tutti i presenti. Efficace l’arrangiamento con voce e due chitarre di “Ogni adolescenza”, accompagnato da Adriano Viterbini, e “I cacciatori” suonata con Andrea Maglia. Con “E invece niente” torna sul palco Monique Mizrahi, cantante degli Honeybird And The Monas, interpretando accompagnamento e assolo con una sorta di ukulele. Tra le cover eseguite “Tubi innocenti”, brano strumentale tratto dall’album “Film|o|Sound” del chitarrista romano, e “Vivere fuggendo” dei Pan Del Diavolo. Non poteva mancare il singolo “In questa grande città” che nell’album sancisce la collaborazione con Lorenzo Cherubini. Per l’occasione i Cinque iniziano i presenti al mistero della Cumbia, al quale si accede solo con il giusto livello di sfregamento delle mani. Se non avete capito poco importa, dovevate essere presenti per essere iniziati. D’altronde così sono fatti i misteri. Altra cosa che non poteva mancare, per essere un vero concerto, è il problema sul palco. Questa volta tocca al mattatore della serata durante l’ultimo brano prima dell’encore, “I miei occhi brillano”. Pur non avendo compreso se il problema fosse al microfono, alla chitarra o con la spia, vale la pena segnalare con quale padronanza ed esperienza Davide Toffolo prenda in mano la situazione. Il brano si caratterizza per una strofa che non lascia molti punti di riferimento nel caso qualcosa conduca ad una distrazione. Dovendo comunicare con la band, che nel frattempo non ha mai smesso di suonare, dopo aver tentato un approccio visivo, Toffolo canta un ritornello forzandone la posizione. Questo permette a tutti i musicisti di capire da che punto riprendere. Subito dopo aver interpretato anche la successiva strofa, a Roma si dice “la butta in caciara”, cioè incita il pubblico come un vero performer tanto da distrarlo sul contrattempo avuto. Maestro.

Il concerto è finito. Così, ricompensati i sacrifici fatti con applausi e l’entusiasmo del pubblico, i cinque ragazzi morti escono di scena e si ritirano, tornando ad essere uomini e il pubblico affezionato ha avuto la possibilità di avvicinarsi, più o meno consapevolmente, ad una forma d’arte diversa.

(Giorgio Collini)

Setlist

Ad un passo dalla luna
La più forte
Libera
Persi nel telefono
C’era una volta ed era bella
Ruggero
Quasi adatti
Il principe in bicicletta
Occhi bassi
La poesia e la merce
Ogni adolescenza
Puoi dirlo a tutti
La faccia della luna
E invece niente
In questa grande città
I cacciatori
La via di casa
I miei occhi brillano

BIS
Tubi innocenti [cover Adriano Viterbini]
La mia vita senza te
Alle anime perse
Vivere fuggendo [cover Pan Del Diavolo]
Voglio
Il mondo prima
Di che cosa parla veramente una canzone
La tatuata bella

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