Kesha vs Dr. Luke: il giudice spiega perché ha dato ragione al produttore

Kesha vs Dr. Luke: il giudice spiega perché ha dato ragione al produttore

La vicenda che vede contrapposti Ke$ha e il produttore Dr. Luke (accusato dalla voce di "Tik tok" di abusi e stupro) prende una brutta piega per la giovane cantante

Ke$ha come noto, tramite i suoi legali, ha deciso di ricorrere in appello dopo il primo verdetto a lei sfavorevole. Ma ora ora il giudice Shirley Kornreich della Suprema Corte di Giustizia di New York, stando a quanto riportano "TMZ" e "Hollywood Reporter", ha reso pubbliche le motivazioni per cui ha dato ragione a Dr. Luke in prima istanza.

Nella fattispecie il giudice ha ritenuto non valida l'accusa di Ke$ha che affermava di essere in un regime quasi di "schiavitù", dicendo che Sony non la ha obbligata in alcun modo a lavorare con Dr. Luke e le avrebbe, anzi, offerto altri produttori che lei avrebbe rifiutato - dimostrandosi così "irragionevole".

Inoltre la cantante reclamava di essere vittima di un reato di odio ("hate crime") per via dello stupro che Dr. Luke avrebbe perpetrato a suo danno. Ma anche in questo caso il tribunale non le ha dato soddisfazione spiegando che:

Sebbene le azioni attribuite a Dr. Luke siano avvenute nei confronti di Kesha, che è una donna, non è automatico che Luke nutrisse dell'odio verso le donne o abbia agito per odio verso il genere femminile con quei supposti comportamenti violenti verso Kesha.

E il giudice ha chiosato dicendo:

Non tutti gli stupri sono crimini cagionati dall'odio verso il genere femminile.

Inoltre il giudice Kornreich ritiene che la maggior parte delle accuse mosse da Kesha non siano sostenute da elementi solidi e che - inoltre - il Tribunale di New York non avrebbe giurisdizione sulla faccenda, in quanto si parla di eventi accaduti non in quell'area.

Questo parere complessivo rende decisamente complicata la posizione di Kesha, che potrebbe trovarsi di fronte a un nuovo fallimento in appello, visto il peso di queste motivazioni.
 

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