Musica digitale: Napster in marcia verso Wall Street

Musica digitale: Napster in marcia verso Wall Street
Il “gattino” di Napster, scrive con azzeccata metafora l’Associated Press, sta per cominciare la sua terza vita. Dopo l’epopea romantica e fuorilegge di Shawn Fanning, dopo la bancarotta, il passaggio di proprietà all’azienda californiana Roxio, l’abbinamento alla piattaforma tecnologica Pressplay e il rilancio come servizio pienamente legale due anni fa (vedi News), arriva il momento della trasformazione in “public company”, in società destinata ad alimentarsi con il collocamento pubblico di azioni.
A tale scopo la stessa Roxio ha deciso di cambiare ragione sociale (in Napster, appunto), di abbandonare il suo “core business” precedente (lo sviluppo di software per la masterizzazione dei CD) e di puntare tutto sulla vendita e distribuzione di musica digitale: finanzierà i primi passi della nuova avventura con la liquidità derivante dalla vendita di brevetti, programmi e tecnologie a Sonic Solutions (80 milioni di dollari in contanti e in azioni), da finalizzare entro fine anno. A quel punto il fondo cassa di Napster conterà su oltre 100 milioni di dollari: una somma sufficiente, secondo l’amministratore delegato Chris Gorog, a finanziare lo sviluppo dell’impresa fino al momento in cui questa comincerà a produrre profitti. Gorog è convinto che accadrà presto, nonostante nel trimestre aprile/giugno 2004 la piattaforma musicale abbia perso oltre 8 milioni di dollari (il fatturato, infatti, sta continuando a crescere: ha toccato i 7,9 milioni di dollari nello stesso periodo e secondo le stime aziendali dovrebbe toccare i 30-40 milioni di dollari nell’anno fiscale).
Il numero uno di Roxio ha confermato di puntare molto, se non tutto, sui servizi in abbonamento, che Napster, a differenza del leader di mercato iTunes di Apple Computer e analogamente al Rhapsody di RealNetworks o al MusicNet@AOL, continua ad offrire ai suoi utenti in alternativa alla possibilità di acquistare singoli download “alla carta”, dando loro accesso illimitato, per 10 dollari al mese, ad un catalogo di 750 mila canzoni (presto “esportabili”, con il servizio “Napster to go”, su una gamma di lettori portatili compatibili).
Gli esperti del settore sono propensi ad attribuire una maggiore probabilità di successo ai “negozi” di puro download almeno da qui ai prossimi due anni. Gorog però non è dello stesso avviso: “Il modello di download puro e semplice”, sostiene l’imprenditore americano, “non è poi così diverso dal modo tradizionale di acquisto e fruizione dei CD. Al contrario, i servizi in abbonamento permettono al consumatore di immergersi totalmente in un catalogo musicale e di sperimentare qualcosa di inedito” (senza dover spendere una cifra aggiuntiva, in pratica, ogni volta che vuole ascoltare qualcosa di nuovo). Si tratta anche, secondo gli analisti, di un sistema che garantisce margini di profitto potenziali più elevati rispetto ai download alla “carta” (che infatti Apple utilizza principalmente come veicolo per vendere i suoi iPod). Secondo alcune stime di fonte Usa (Jupiter Research), il mercato della musica digitale varrà 1,7 miliardi di dollari nel 2009: e di questi più della metà deriveranno dai servizi in abbonamento. Gorog è convinto che, nel momento in cui il mercato avrà raggiunto una massa critica, resteranno sul campo cinque attori principali: il suo obiettivo è naturalmente di correre nel gruppo di testa.
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