The Voice of Italy, da stasera le battle. Un'opinione sul programma.

The Voice of Italy, da stasera le battle. Un'opinione sul programma.

Per svariate ragioni personali, mi è capitato di avere il tempo e l'opportunità - essendo sostanzialmente costretto a rimanere in casa - di assistere a tutte, o quasi tutte, le puntate delle selezioni di "The Voice 2016", quelle che si sostanziano nelle cosiddette "blind audition".
Non è una questione di snobismo, se preciso che la scelta di guardare "The Voice" non è stata del tutto volontaria: ovvio che avrei potuto fare altro, magari leggere qualcuno dei libri che ho in lista d'attesa e che ho pagati cari su Amazon. Ma, insomma, in qualche perversa maniera mi sono lasciato ipnotizzare dal meccanismo del programma. Credo sia dipeso anche dal fatto che mi capita abbastanza spesso di essere chiamato a far parte di giurie di concorsi, e quindi dev'essere scattata una sorta di immedesimazione con i quattro "coach" (ma cribbio, usare l'italiano mai?). In altre parole, mi è capitato spesso di chiedermi cosa avrei fatto io al loro posto, ascoltando le voci dei candidati.
Sia come sia, un'opinione sulla trasmissione me la sono fatta. E ve la racconto, mettendo le mani avanti: non sono competente di televisione, quindi non so dirvi se lo "storytelling" di "The Voice" sia efficace e "moderno" o se invece non lo sia. Certo, le sottolineature dei "casi umani" ci sono state, i pianti mostrati a favore di telecamera ci sono stati, certi "mostri" (nel senso latino di "monstrum", cioè di "eccezionali, non comuni") sono stati esposti allo sguardo dei telespettatori - e da quel che hanno scritto alcuni siti specializzati in argomenti televisivi ne vedremo ancora, nelle prossime puntate: si parla di coming out, di proposte di "matrimonio" omosessuale, e insomma di materiale che con la musica in sé ha poco a che vedere.
Ma torniamo al punto dei cantanti e delle canzoni.
Complessivamente, dei cento e passa concorrenti che ho visto e sentito ne ho trovati interessanti cinque o sei, ma non mi sono segnato i loro nomi e mi pare che cinque o sei su oltre cento non sia una percentuale esaltante, ma nemmeno così scarsa; è più o meno la stessa che si ritrova in qualsiasi concorso o selezione o audizione al quale mi sia capitato di presenziare.
Quel che ho trovato abbastanza inaccettabile è che la stragrande maggioranza dei candidati ha presentato canzoni in inglese - e oltretutto cantando in un inglese quasi sempre maccheronico, con una pronuncia opinabile, e dando la sensazione di cantare parole delle quali non conosceva il significato. E per quanto anche il programma abbia un titolo in inglese, traducendolo si parla comunque di "la voce d'Italia", quindi - dipendesse da me - renderei obbligatorio gareggiare con canzoni cantate in italiano.
L'argomento è stato brevemente sollevato da uno dei coach, non ricordo quale, in una delle puntate, non ricordo quale: e l'argomentazione è stata "certo, proporre una canzone in italiano è più rischioso". Ebbene, e allora? Mi pare giusto che lo sia. Qui stiamo parlando di gente che presumibilmente ha come obbiettivo quello di affermarsi sulla scena italiana: quindi, ripeto, dovrebbe provare a farlo cantando in italiano.
E credo, ma anche qui ormai batto sempre sullo stesso tasto, che in ogni caso bisognerebbe mettere in sovrimpressione, ad ogni esecuzione, non solo il titolo della canzone ma anche l'interprete originario e gli autori del brano.
Mentre scrivo, anche le "battles" sono già terminate e registrate, quindi più o meno una significativa sfoltita del gruppone è già stata effettuata. E mi domando: si è cominciato a cercare canzoni per i potenziali finalisti? O, come mi pare sia successo gli anni scorsi, la ricerca delle canzoni avverrà in fretta e furia all'ultimo momento, con l'inevitabile risultato di dare da interpretare canzoni raccattate un po' a caso?
Perché - e qui torno a un mio argomento favorito - tutta l'esposizione televisiva resa possibile da un programma che dura così tante puntate dovrebbe, secondo me, andare a vantaggio anche degli autori di canzoni; nel senso che la produzione di "The Voice" - come quella di "X Factor", come quella di "Amici", che è forse l'unica che in parte già lo fa, benché non in maniera istiituzionalizzata - dovrebbe provvedere a coinvolgere un gruppo di autori ai quali chiedere di scrivere canzoni destinate ai potenziali, o probabili, finalisti: diciamo ai sedici che approderanno ai "live show", usciti dai "knockout". Perché - ripeto, non lo so per certo, ma credo sia abbastanza verosimile - se le prossime quattro puntate trasmesse di "The voice" sono già state registrate, ora come ora i sedici finalisti sono già stati identificati, e ci sarebbe un mese di tempo (da oggi; considerando che le puntate registrate saranno ancora quattro) per far scrivere canzoni "ad hoc" per i sedici finalisti.
Non succederà quest'anno, perché se non ci hanno ancora pensato - e non credo che ci abbiano pensato - non farebbero in tempo. E non succederà l'anno prossimo, perché da quel che ho letto in giro la nuova dirigenza RAI ha in mente di non far continuare il programma per un'altra stagione.
La sensazione è che non ci saranno sollevazioni popolari per far cambiare idea alla RAI. E che nemmeno la Universal, la major esclusivista del format, si spenderà più di tanto per tenerlo in vita: almeno se si deve giudicare dall'oggettivamente non straordinario impegno profuso finora nel promuovere la carriera dei vincitori delle precedenti edizioni di "The Voice of Italy": l'albanese Elhaida Dani, Suor Cristina Scuccia e Fabio Curto.

Franco Zanetti

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