Daniele Silvestri agli Arcimboldi di Milano: la recensione del concerto

Daniele Silvestri agli Arcimboldi di Milano: la recensione del concerto

Daniele Silvestri è sicuramente uno dei più interessanti cantautori che la musica italiana ha saputo proporre negli ultimi decenni. Vent'anni di carriera (il primo, bellissimo, disco è del 1984), 8 album di inediti più il riuscito esperimento in trio con gli amici Niccolò Fabi e Max Gazzè.  Un percorso artistico coerente, politicamente schierato, capacità di scrittura sia su tematiche alte sia popolari, la dote di pochi di saper miscelare questi elementi anche all'interno di uno stesso brano. E poi un lungo percorso sui palchi di tutta Italia a proporre la sua musica con l'immediatezza e la semplicità che sono caratteristiche salienti della sua persona. Silvestri è credibile sia quando ti fa ballare e ridere al ritmo di "Salirò" sia quando fa una fotografia cruda e precisa dei fatti del G8 con "Il mio nemico".

L'artista romano, per presentare il recente ritorno in prima persona singolare "Acrobati", parte per la prima volta parte in un tour teatrale. Accompagnato da una band di ben sette elementi, in buona parte rinnovata rispetto al passato, come già successo nell'incisione del disco: a Piero Monterisi alla batteria, Gianluca Misiti alle tastiere e Gabriele Lazzarotti al basso si aggiungono alla brigata Daniele Fiaschi alle chitarre mancine, Duilio Galioto alle tastiere aggiuntive, Sebastiano De Gennaro alle percussioni e vibrafono e Marco Santoro come seconda voce, cori e al fagotto, non certo uno strumento abituale sui palchi di un concerto pop rock.

Per la seconda data milanese, quella di domenica 3, il concerto si è svolto all'insolito orario delle 18, per aggirare le forche caudine del coprifuoco sonoro imposto dal quartiere. L'artista romano ha  calcato l'elegante palcoscenico degli Arcimboldi per tre ore caratterizzate nella prima parte dalle canzoni del nuovo album - per poi tornare, dopo la pausa cambio di scena in una ambientazione circense. Daniele bardato di cappottone rosso (ma non ci muori dentro tutte le volte. Daniè?) con fregi d'oro e tuba resiste in questa veste un paio di pezzi prima di arrendersi al caldo.

Silvestri tiene il palco con semplicità e assoluta padronanza, non ha bisogno di fare la star per stregare il suo pubblico, parla il giusto, suona e canta bene supportato da una band in cui vecchi e nuovi elementi si amalgamano perfettamente.

C'è spazio anche per qualche piccolo gioco sonoro (Daniele suddivide in 4 gruppi da due la band, lui incluso, li associa ad un colore e li fa suonare a comando chiamando i colori voluti) e alcune canzoni a richiesta, una ad personam lanciando tra il pubblico una pallina. "Se mi chiedete pezzi che non abbiamo mai provato faccio una figuraccia, ed è già capitato".

Per questa volta gli va bene e dopo 180 minuti di ottima musica è tempo di raccogliere il saluto finale di un pubblico entusiasta. Unica nota negativa del pomeriggio l'acustica degli Arcimboldi che poco si adatta a questa musica. Un rimbombo costante che nemmeno nei peggiori momenti del fu Palatrussardi.

(Fabrizio Zanoni)

 

La verità
La mia casa
Un altro bicchiere
La mia routine
Senza far rumore
Tutta colpa di Freud
Pochi giorni
Monolocale
Quali alibi
Ma che discorsi
Precario è il mondo
L’appello
Le navi
Sulle rive dell’Arrone
Il mio nemico
Monetine
L’orologio
Acrobati
A dispetto dei pronostici
Il flamenco della doccia
Spigolo tondo
La guerra del sale
A bocca chiusa

Occhi da orientale
A me ricordi il mare
Bio boogie
Testardo
Salirò

Aria
Cohiba

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