'La macchinazione', 'Zabriskie Point' e non solo: i Pink Floyd al cinema - ASCOLTA

'La macchinazione', 'Zabriskie Point' e non solo: i Pink Floyd al cinema - ASCOLTA

Non è solo una medaglia da appuntarsi sul petto o un dato altisonante da inserire nel comunicato stampa la concessione, da parte di David Gilmour, Roger Waters e Nick Mason, di "Atom Heart Mother" ai produttori del film "La macchinazione", lungometraggio dedicato a Pier Paolo Pasolini - portato sul grande schermo da Massimo Ranieri - realizzato dal già collaboratore del poeta, intellettuale e cineasta friulano David Grieco: i Pink Floyd sono tutto meno che inclini a concedere i propri lavori ad altri e il gesto fatto nei confronti della produzione italiana è quasi più unico che raro. Ce l'ha confermato, nella mattinata di oggi, mercoledì 23 marzo, la Warner, casa che amministra i diritti sul repertorio del gruppo:

"L’intera suite di 'Atom Heart Mother' è stata concessa dai Pink Floyd come colonna sonora dell’intero film 'La Macchinazione': è un’operazione unica quanto rara vista la ritrosia della band a concedere il proprio materiale per sincronizzazioni"

In sostanza, i Pink Floyd si muovono solo quando credono in un progetto. E, parlando di cinema, in pochi sono riusciti ad assicurarsi i favori di una delle band più apprezzate nella storia del rock. A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta Barbet Schroeder - che si sarebbe poi messo in luce presso il grande pubblico solo nel 1990 con "Il mistero Von Bulow", con Jeremy Irons e Glenn Close - riuscì a convincere la formazione a lavorare a due colonne sonore di altrettanti suoi lavori, "More - Di più, ancora di più" del 1969, e "La Vallée" del 1972: per i lungometraggio la band assemblò due album, "More", registrato ai Pye Studios di Londra e pubblicato nel giugno del '69, e "Obscured by Clouds", fissato su nastro presso i Strawberry Studios di Château d'Hérouville, in Francia, e dato alle stampe a inizio giugno del '72.

L'interazione più interessante del gruppo di "The dark side of the moon" con la settima arte resta però quella avuta per "Zabriskie Point" di Michelangelo Antonioni, uno dei capitoli più tormentati e contoversi consegnati agli annali dal maestro ferrarese: si narra che il regista rimase folgorato dall'ascolto di "Ummagumma", portatogli da Londra direttamente dalla compagna di allora, Clare Peploe, dal quale non a caso venne tratta "Careful with That Axe, Eugene" anche se trasformata in "Come In Number 51, Your Time Is Up". Antonioni fece di tutto per entrare in contatto col gruppo, e ci riuscì, grazie a Don Hall, Dj americano assunto dalla produzione come consulente musicale. La band mandò in avanscoperta il manager Steve O’Rourke a Roma, e la collaborazione sembrò andare in porto: nel novembre del '69 i Pink Floyd annullarono addirittura dei concerti per lavorare alla colonna sonora in uno studio nella Capitale. Il mosaico, però, non riuscì a prendere forma, e non per la buona volontà di Waters e compagni, che in ogni modo produssero una grande quantità di musica per il film, ma per Antonioni, che - insoddisfatto del risultato ottenuto dal gruppo - rispedì la band oltremanica riservandosi di integrare la colonna solona con brani di altri artisti. E così fu: nella tracklist definitiva della prima edizione della soundtrack di "Zabriskie Point" trovano spazio solo tre brani dei Pink Floyd, affiancati ad altri firmati da John Fahey, Jerry Garcia, Youngbloods e altri.

Nel 1997 venne pubblicata una ristampa della colonna sonora, ampliata con quattro brani aggiuntivi dei Pink Floyd scartati nella prima edizione - "Country Song", "Unknown Song", "Love Scene (Version 6)" e "Love Scene (Version 4)" - e altrettante improvvisazioni firmate da Jerry Garcia. Eppure la band registrò molta più musica, mai data alle stampe ufficialmente ma disponibile comunque come bootleg in Rete:

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