Loredana Berté e Fiorella Mannoia raccontano l’album all-star: "Un guanto di sfida ai colleghi maschi” – VIDEOINTERVISTA

Loredana Berté e Fiorella Mannoia raccontano l’album all-star: "Un guanto di sfida ai colleghi maschi” – VIDEOINTERVISTA

Più che un ritorno, è la rivincita di un’artista di cui s’è parlato negli ultimi anni per motivi extramusicali: le dichiarazioni sopra le righe, la partecipazione ad "Amici "(ci tornerà nel 2016, ma per ora non ne parla), l’autobiografia “Traslocando” in cui racconta candidamente infanzia drammatica e vita travagliata. Ora Loredana Berté pubblica  un album di duetti tutto al femminile intitolato “Amici non ne ho… ma amiche sì!”. È stato voluto, curato, prodotto da Fiorella Mannoia. Contiene rifacimenti dei classici della cantante di Bagnara Calabra in coppia con Emma, Elisa, Alessandra Amoroso, Noemi, Nina Zilli, Patty Pravo, Paola Turci, Antonella Lo Coco, Aida Cooper, Bianca Atzei, Irene Grandi, la stessa Mannoia. In più, ci sono una “Amici non ne ho” corale, un rifacimento di “Stiamo come stiamo” che Berté presentò a Sanremo 1993 con la sorella Mia Martini, e due inediti, “È andata così” di Ligabue e “Il mio funerale”. Oggi Loredana è vestita di nero, con una camicia a sbuffi e un cerchietto a fiori che le ferma i capelli bluastri. Al suo fianco Mannoia le fa il controcanto, trasfomarndo l'intervista in un dialogo libero a due tra artista e produttrice, che abbiamo ricostruito per argomenti.

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L’ALBUM
Loredana Berté: Questo disco è il mio guanto di sfida ai maschi che si mettono assieme, ai capitani coraggiosi di su e di giù. Perché non è vero che le donne sono in competizione. È partito tutto da una telefonata di Fiorella. Che fai?, mi ha chiesto. Che faccio? Sono dieci anni che non faccio niente.
Fiorella Mannoia: Voleva incidere disco d’inediti. Io avevo appena festeggiato i quarant’anni di carriera e lei pure. Perciò le ho detto: perché non fai un disco di duetti con tutte donne?
Berté: E io: e perché non me lo produci tu?
Mannoia: Non l’avevo mai fatto, è una grande responsabilità. Penso che Loredana sia una regina e che lo meriti. Era ora che uscisse un suo nuovo progetto. Tutte noi le dobbiamo qualcosa.
Berté: Ha scelto lei, cantanti e canzoni. Di più non ce ne stavano.
Mannoia: Le escluse non ci parlano più.
Berté: Anna Oxa avrebbe dovuto esserci, ma conoscendo la sua fobia per i cimiteri non potevo chiamarla a cantare in un disco con dentro un pezzo intitolato “Il mio funerale”. Io faccio i concerti che lei rifiuta se sono troppo vicini ai cimiteri. A me i cimiteri piacciono. Vorrei fare un concerto nel piazzale del Monumentale di Milano, come ha fatto Morgan…
Mannoia: Il mio entusiasmo s’è propagato come un’onda. Sono andata a recuperare anche canzoni che avevo dimenticato o a cui avevo prestato poca attenzione. Lei ha un repertorio talmente vasto che è stato difficile scegliere i pezzi.
Berté: Io non ho mai accettato compromessi o scorciatoie. Un tempo, c’era chi spingeva per farmi incidere certe canzoni, per una questione di edizioni. Ma io dicevo no, nessun riempitivo nei miei dischi.
Mannoia: Ora ci sarà una tournée. L’idea è che a fine tour, in settembre, si faccia un concerto all’Arena di Verona con ospiti tutte le cantanti del disco. Ma anche con chi nel disco non c’è e vuole partecipare, eh?

GLI INEDITI
Berté: L’idea di “Il mio funerale” è nata l’anno scorso quando sono scomparsi uno dietro l’altro Lucio Dalla, Pino Daniele, Mango. È una critica feroce a chi sgomita per andare a tutti i funerali. Quando si muore veniamo tutti beatificati. Tutti tranne Mimì. Non è morta perché si faceva cocaina. Al limite si faceva uno spinello. Una volta gliene hanno messo uno in tasca a tradimento ed è andata in galera.
Mannoia: Ci voleva un inedito per aprire il disco e m’è venuto in mente Ligabue, perché è un rocker come Loredana. E così con una faccia tosta che non credevo di avere l’ho chiamato. Gli ho spiegato il progetto. Solo tu puoi scrivere il singolo, gli ho detto. Ha accettato subito e nel giro di un mese ha mandato “È andata così”.
Berté: Quella frase, “mi hanno lasciato il microfono acceso”… Stare sul palco è una valvola di sfogo. È quando scendo che mi viene la tristezza. Mi ritrovo sola, mi prende la depressione…
Mannoia: Ma non sei sola, adesso ci siamo noi…
Berté: Ma non posso mica chiamarti alle 2 di mattina quando riaffiorano il dolore, le ansie, i rimpianti. Ho amato, ho pianto, mi sono drogata, ho fatto sesso sotto cento cieli stellati… Rimango incazzata con la vita. È genetica, è nel mio dna. E la causa è la famiglia che mi sono ritrovata. Purtroppo il tempo non cancella il dolore, lo accentua. Ora mi sono ridata autostima, ma sono passata attraverso un periodo di grande depressione. Per dieci anni non ho fatto altro che alzarmi, lavarmi e respirare, cercando di sopravvivere.


MIA MARTINI
Berté: Mimì era l’oceano. Profonda e irrequieta. Era la fine del mondo. È stata infamata con questa storia della iella. Anche l’ultimo dei fonici quando la vedeva si toccava le palle. I registi non volevano lavorare con lei. Ha passato anni a cucire le reti dei pescatori a Bagnara. De Gregori la chiamò perché aveva scritto “La donna cannone” per lei. Ma lei non cantava più e la rifiutò. Nel disco c’è “Stiamo come stiamo”. Avevo una traccia della sua voce, io ho ricantato la mia. All’epoca non la avvisai che avevo cambiato testo, sbagliai io. “Ma come, cantiamo di mafia russa?”, mi disse. Non mi ha parlato per un anno. Troppi avvoltoi hanno spolpato Mimì, tirando fuori dei provini. Quando la chiamavano lei andava a fare le voci. “Tanto le cancello”, diceva, ma gli altri non l’hanno fatto e ora hanno usato tutto quello che c’era di lei. L’hanno massacrata, altrochè omaggi.

LA SCENA ITALIANA
Berté: Io vengo da una grande gavetta, eppure prima di uscire sul palco tremo. Mi calmo solo quando inizio a cantare.
Mannoia: Come tutti i grandi…
Berté: Oggi non ci sono più autori, i meglio si sono ritirati perché hanno fatto troppi soldi di SIAE.
Mannoia: Si è abbassato il livello. Oggi quando consideriamo una canzone carina è solo perché non la paragoniamo ai classici. Forse è per via dell’epoca in cui siamo vissute noi. Lei poi ha fatto una vita da rocker vera…
Berté: Ma non per colpa mia, mi sono ritrovata la famiglia che mi sono ritrovata. Noi volevamo solo sopravvivere di questo lavoro, mica diventare famose.
Mannoia: Ecco, noi non lo facevamo per essere famose, non era quello l’obiettivo, c’era un altro tipo di urgenza.

(Claudio Todesco)

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