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NEWS   |   Cinema / 15/03/2016

Vasco Rossi presenta il film-concerto "Tutto in una notte LiveKom015" - VIDEOINTERVISTA

Vasco Rossi presenta il film-concerto "Tutto in una notte LiveKom015" - VIDEOINTERVISTA

Vasco Rossi arriva sul red carpet vestito di nero, cappello in testa e occhiali scuri per proteggersi dai flash. Saluta, stringe mani, posa per i fotografi. La gente s'ammassa alle transenne, urla il suo nome, s'allunga per toccarlo. La piccola Cannes è stata approntata lunedì sera di fronte all'Odeon di Milano, uno dei 280 cinema che per tre giorni ospitano il film "Tutto in una notte LiveKom015" basato sul concerto del 3 luglio 2015 allo Stadio San Paolo di Napoli. "Quando salgo sul palco", dice il rocker di Zocca a Rockol prima della proiezione, "è l'unico momento della vita in cui tutto quadra. È quando scendo che non quadra mai niente. Quando sono in camerino e sento che mi chiamano sono tranquillo, perché penso che stanno chiamando qualcun altro. In quel momento non sono Vasco Rossi, sono Rossi Vasco. E alla fine del concerto faccio fatica a tornare in me. Faccio una doccia e torno a casa da solo, dopo aver fatto l'amore con 100.000 persone". Il film inizia con Vasco in viaggio che parla di chi nella vita insegue "amici, famiglia, qualcuno, qualcosa". Lui quelle cose mica le voleva: voleva la musica. "Ho sacrificato tutto per scrivere canzoni e arrivare al cuore della gente", dice a Rockol. "Pensavo solo a sfogarmi mettendo tutto lì dentro, la rabbia, le frustrazioni. E quando fai una cosa con quella intensità per forza viene fuori qualcosa di potente. Quando scrivo canzoni stacco il cervello. Non penso a dire qualcosa di particolare, non penso a compiacere, voglio solo comunicare quel che provo. E quando ci riesco vengono fuori parole di cui mi meraviglio io per primo".

Il concerto è ripreso da una dozzina di camere orchestrate dal regista Giuseppe Domingo "Pepsy Romanoff" Romano, campano di Torre Annunziata trapiantato a Milano. Il suo sguardo indaga in modo estensivo quel che accade sopra il palco, curiosando quel che succede di sotto. Mentre Vasco canta, la performer Valentina Moar si muove bella ed enigmatica fra Galleria Borbonica, Via dei Tribunali, Piazza San Gaetano, in una Napoli terragna, notturna e antica, per poi finire al tramonto nel paesaggio lunare della Solfatara. Svuotata dal corpo vivo della gente, che s'ammassa allo stadio, la città diventa involucro decadente e bellissimo abitato dal corpo della musica. "Valentina" spiega Vasco "è l'incarnazione delle note, delle emozioni, delle sensazioni, dell'immaginazione che le canzoni scatenano. È un'artista del corpo in grado di dare un'immagine alla musica". Sono scene molto brevi, teatrali, drammatiche, e ovviamente sensuali, perché la musica per Vasco non può che essere femmina. Moar le ha coreografate in libertà dopo avere ascoltato le canzoni. "Ogni luogo, un'ispirazione, un'improvvisazione", spiega la ballerina, già protagonista del video di "Come vorrei". "La danza è poesia visiva e parte quando la musica dal cuore scende allo stomaco e infine arriva alla pancia".

Per filmare "il tour dei record e dei topless", come lo chiama lui, Vasco Rossi ha dato carta bianca a Romano. "L'ultima volta che avevo messo piede al San Paolo era per una partita di Italia '90, Argentina-Romania, sotto una curva impazzita per Diego", ha detto il regista. "Adesso le urla le sentivo per Vasco, ma questa volta avevo 38 anni e dovevo rubare quelle urla e catturarle tutte dentro una camera, dovevo portare tutto a casa in meno di 3 ore e far emozionare tutti, come mi sono emozionato io al frastuono bollente del suo pubblico". Per farlo, ha scelto la strada del montaggio dinamico, a volte con cambi d'immagine ogni due beat delle grancasse. Usa molteplici punti di vista, fra cui riprese da un elicottero e una camera montata alle spalle del batterista Will Hunt, e non esagera col colore dato dal pubblico. Il suo film è una celebrazione, ovvio, ma è privo del tono nostalgico che potrebbe permettersi uno come Vasco che s'avvicina ai quarant'anni di carriera discografica.

Quando Rossi sale sul palco, annunciato dalla musica del compositore russo Dmitri Shostakovich, è il delirio. Eppure non è né istrione, né arruffapopoli. La sua band di otto elementi produce un hard rock vecchia scuola perfettamente funzionale alla narrazione che Vasco propone di sé. Più invecchia, più sembra volere seppellire gli anni passati sotto l'assalto muscolare di riff e beat pesanti, un sound reso spettacolare dal sistema di amplificazione del cinema. I fan in sala cantano in piedi con le mani alzate. I loro "olè" coprono l'audio del film, urlano verso lo schermo una versione accorata di "Come vorrei", tirano fuori gli accendini per "Vivere". Una ragazza toglie la maglietta e resta in reggiseno durante "Rewind", manco fossimo allo stadio. E poco importa se Vasco non è rimasto in sala, dove siedono il chitarrista Stef Burns, Maddalena Corvaglia, la corista Clara Moroni. A quando pare, a Rossi Vasco non piace rivedere Vasco Rossi.

"Tutto in una notte LiveKom015" arriverà venerdì 18 marzo nei negozi sotto forma di doppio cd + doppio dvd + Blu-Ray + libro fotografico di 72 pagine, un cofanettino cartonato che grazie alle prenotazioni è già al primo posto della classifica di Amazon.it. L'unico evento live confermato per il 2016 sarà a Roma, un poker di concerti allo Stadio Olimpico il 22, 23, 26 e 27 giugno. "Quattro date all'Olimpico non le ha fatte nessuno prima di me", ha detto il rocker, "nemmeno Vasco". In futuro potrebbe esserci un progetto completamente differente. "Da tanto tempo faccio concerti negli stadi, ora ho l'idea di fare qualcosa di acustico", spiega Rossi a Rockol. Quando? "È come un terremoto: arriva, non si sa quando, ma prima o poi arriva".

(Claudio Todesco)

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