Loredana Berté: il commento al testo di "E' andata così", la canzone di Ligabue

Loredana Berté: il commento al testo di "E' andata così", la canzone di Ligabue

Nel corso della mia attività da ufficio stampa discografico, iniziata nel 1979 e conclusa nemmeno cinque anni dopo, ho avuto conflitti personali soltanto con due dei miei “assistiti”.
Del primo dei due vi racconterò un’altra volta – ma accenno solo, per farvi capire che non si è trattato di una faccenda così drammatica, che il tema dello scontro era tricologico.
Il secondo conflitto ha visto come protagonista (unica, perché il giovane e inesperto Zanetti di allora si ritirò in buon ordine) Loredana Berté. Che nei suoi anni di gloria, bella come il sole e proterva come un pitbull, irrompeva nel mio ufficio chiedendo a gran voce “Ahò, è qua l’edicola?”, e ramazzava i giornali e le riviste sulla mia scrivania per controllare cosa avevano scritto di lei, incazzandosi in ogni caso: se non avevano scritto di lei perché non avevano scritto, se avevano scritto per quello che avevano scritto.
Lavorare “per” Loredana era pressoché impossibile, allora: al colmo del successo (anzi, del ritrovato successo: usciva da un album andato così così, “Made in Italy”, e aveva di nuovo sbancato con “Non sono una signora”: parliamo del 1982), convinta di essere invincibile, maltrattava chiunque, pretendeva l’impossibile, si comportava da star maleducata e sprezzante. Chiesi al mio capo di allora, Johnny Porta, capo della promozione della CGD, di sollevarmi dall’obbligo di relazionarmi con Loredana: conoscendomi, e avendola conosciuta, sapevo che altrimenti prima o poi saremmo venuti alle mani.
Negli anni successivi ho seguito la parabola (artistica e umana) di Loredana sempre da distante; nell’ambiente erano noti, se non proverbiali, i suo scatti d’umore, le sue reazioni fumantine, e quella che in generale era spesso definita la sua “ingestibilità”.
Mi convinsi, e ne rimango convinto ancora oggi, che Loredana Berté sia una delle grandi occasioni perdute della scena del pop italiano: un’interprete di un’intensità e di una grinta senza pari, che ha sprecato più volte e spesso malamente il grande talento (e la grande bellezza) di cui era dotata.
E’ andata così.
Ci fu un periodo particolarmente buio della carriera e della vita di Loredana in cui cercai di farmi promotore presso i suoi colleghi di un disco-tributo i cui proventi servissero ad aiutarla; non ci riuscii, e quando è cominciata a girare la notizia che Fiorella Mannoia aveva iniziato il progetto che si sta concretizzando in questi giorni con l’album “Amici non ne ho… Ma amiche sì” ne sono stato contento – contento a prescindere, indipendentemente da quale sarà la riuscita artistica del disco.
Quel che posso dire al momento, avendo ascoltato la canzone che Ligabue ha scritto perché fosse interpretata dalla Berté (“E’ andata così”, appunto) è che mi pare una buona partenza. Un'ottima partenza.
Sull’interpretazione vocale non si discute: quando vuole, o quando riesce, Loredana è in grado di performance inimitabili per forza e sincerità. Ma qui, in questa canzone, nel testo di questa canzone, mi sembra ci sia qualcosa di più: un autobiografismo non scontato, felicemente esente da moralismi e da autocompatimenti; una constatazione non rassegnata, ma consapevole. Mi piacerebbe pensare che le parole scritte da Ligabue siano condivise da chi le canta.
Adesso intendiamoci: non stiamo parlando necessariamente di un capolavoro. Perché nel testo di “E’ andata così” ci sono intuizioni felicissime (“Seguirò il mio manifesto in un’altra città”, gran bella descrizione della vita di un cantante in tour) ma altre un po’ meno (“salirò nuda sul palco di un’altra città”), riflessioni emozionanti (“Conosco il silenzio e quanto può fare spavento”, “Da sempre magari ho bisogno di un po’ d’allegria”) e metafore meno incisive (“E’ andata che è tutta alta e bassa marea”).
Ma è il testo di una canzone, mica un saggio di psicanalisi o di sociologia.
E se nel testo di una canzone c’è un’immagine folgorante – e commovente – come “È andata che mi hanno lasciato il microfono acceso / Ma forse non serve nemmeno: mi senti, se vuoi”, beh, allora quella canzone è una gran canzone, a prescindere. E un gran bel regalo a Loredana Berté.

Franco Zanetti

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale
16 nov
Scopri tutte le date

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.