Chris Robinson Brotherhood a Milano: la recensione del concerto

Dopo l’ultimo concerto milanese dei Black Crowes, nel luglio 2013, Chris Robinson scese dal palco dell’Alcatraz e andò a lamentarsi dal promoter, Claudio Trotta di Barley Arts, per il luogo ed il suono. Ieri, 7 marzo 2016, una delle prime cose che ha fatto, racconta Trotta, è andarsi a scusare, dopo quasi tre anni, per quella scenata. “Non stavo bene, non ne potevo più dei Black Crowes”, si è giustificato. La band con il fratello ha terminato la propria storia nel dicembre di quell’anno e la Chris Robinson Brotherhood, formata come side-project nel 2011, è diventata l’occupazione principale del cantante.

Che Chris oggi stia bene e sia più rilassato lo si capisce subito, appena sale sul palco del Fabrique, per la data milanese del primo tour della sua “Fratellanza”. Magro, barba lunga, capelli altrettanto lunghi e raccolti in una coda, imbraccia la chitarra come raramente ha fatto nei Crowes. Lo sguardo è sereno e così rimarrà per tutto il concerto. Il sudista Robinson ha acquisito in tutto e per tutto lo spirito della California, la sua terra adottiva la cui bandiera con l’Orso campeggia sullo sfondo - assieme ad una foglia di marijuana.

I cinque fratelli salgono sul palco, un minuto di “tuning” come nella migliore tradizione delle jam-band e dei Grateful Dead - il cui spirito veglierà sul Fabrique per tutta la sera. E via: l’inizio del concerto è fissato alle 20.30 e si capisce subito perché: la prima canzone “Taking care of business” imposta subito il canovaccio, fatto di strofe e lunghi assoli, divisi a metà tra Neal Casal (ex chitarrista di Ryan Adams, e grande artista di suo - andatevi ad ascoltare il suo ultimo progetto, i Circles Around The Sun) e Adam MacDougall, tastierista.

Quest’ultimo - già in formazione nei Black Crowes dal 2007 in poi - è a tratti un po’ invadente - ma il trittico centrale di “Star or Stone”/“Meanwhile in the Gods”/“Like a Tumbleweed in Eden” è pura "psichedelia a chilometro zero, “from the farm to the table”, come dicono loro stessi.

Robinson suona la ritmica (come Bob Weir nei Grateful Dead), tesse le melodie vocali, e la band si diverte a improvvisare grazie alla guida e all'esperienza di Casal. Il pubblico (quasi tutti uomini, pochissime donne e pochissimi giovani) apprezza: si ha la netta impressione che pochi si aspettassero, come spesso capita in questi casi, il repertorio della band precedente: le persone accorse a vedere la CRB ne conoscono il suono, quanto di meglio si può vedere oggi in quel genere di nicchia (da noi, almeno) che va sotto il nome di “jam-bands”

Dopo 20 minuti di pausa, il concerto riprende: la CRB continua a mischiare blues, rock ’n’ roll e lunghe improvvisazioni, in brani originali, uniti assieme a cover e standard come “Shake, Rattle and Roll". Il climax del concerto, dopo una prima parte del set un po’ sottotono, è la sequenza “They love each other” (brano di Jerry Garcia stabilmente nel repertorio dei Dead)/“Vibration & Light Suite”, ovvero la più lunga jam della CRB, con un bel crescendo rock che sfocia in “I ain't hiding” più sbilenca e meno funky rispetto all’originale dei Black Crowes, ma non meno bella.

C’è tempo ancora per un paio di canzoni, ed in totale si arriva a quasi 3 ore di concerto. La Chris Robinson Brotherhood non è una cover band dei Grateful Dead (come malignamente mi suggerisce un collega), e non è la replica dei Black Crowes. Hanno una loro identità ben definita, un loro suono e una loro amalgama, basata soprattutto sull’intesa perfetta tra Robinson e Casal - con le incursioni di MacDougall a bilanciare. Una serata piacevole per gli amanti del genere, e l’occasione di poter vedere nella fredda periferia milanese il raggio di sole dei migliori interpreti del classico suono californiano.

(Gianni Sibilla)
 

SETLIST

Set 1
Taking Care of Business
Tomorrow Blues
Tornado
Roan County Banjo
Star or Stone
Meanwhile in the Gods...
Like a Tumbleweed in Eden
I'm a Hog for You

Set 2:
Shake, Rattle and Roll
Ain't It Hard But Fair
Clear Blue Sky & The Good Doctor
Beggar's Moon
They Love Each Other
Vibration & Light Suite
I Ain't Hiding
Rosalee

Bis:
Down in the Flood

 

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.