Anche per questo - non solo per questo - ho cercato, insieme a non molti altri, di sostenerla in questo suo sforzo. Anche per questo sono, adesso, già incazzato. Perché da oggi cominceremo a sentire e a leggere le parole dei coyote: di quelli che se la sono dimenticata per anni, di quelli che quando ha avuto bisogno non l’hanno aiutata, di quelli che non hanno voluto darle una mano.
Vi conosco tutti, uno per uno, per nome e cognome: voi che l’avete aiutata, e siete pochi. E voi che non l’avete aiutata, e siete tantissimi. Voi che non avete voluto ristampare in Cd il suo album più epocale e magistrale, “Energie” - e ve l’ho chiesto, almeno tre volte, anche io personalmente. Voi che non avete voluto parlare e scrivere dei suoi ultimi, faticosi, imperfetti lavori. Voi che non avete accolto la richiesta di invitarla, almeno una volta, a quella rassegna di amici del grande tenore alla quale hanno partecipato cani e porci - e per lei, che invece era fra i pochissimi ad averne i meriti e le qualità, sarebbe stata una soddisfazione, benché tardiva. Voi che da adesso, da domani, vi riempirete la bocca e le pagine delle solite belle parole, quelle che si dicono dei morti. Vi auguro di annegare nei vostri dischi invenduti, di soffocarvi con le vostre parole, di strozzarvi con la carta dei vostri giornali: voi ipocriti, voi falsi, voi bugiardi, voi sepolcri imbiancati.
Abbiate il pudore di tacere. Almeno quello. Lasciate che ascoltiamo la voce di Giuni, così forte e pura da salire in cielo senza sforzo.
(fz)