Walt Disney, il gran capo Eisner se ne andrà nel settembre 2006

Dopo vent’anni trascorsi sul trono di una delle aziende simbolo della “corporate America”, gli Usa delle grandi società multinazionali, il boss della Walt Disney ha deciso di rassegnare le dimissioni allo scadere del suo attuale mandato, a fine settembre 2006. La poltrona di Michael Eisner, che oggi ha 62 anni, era diventata scomoda da parecchi mesi: un gruppo di azionisti e di investitori addebita proprio a lui e alle sue politiche di gestione l’incapacità della casa di Burbank, California, di reggere il passo con i grandi concorrenti nel settore dell’entertainment come Time Warner, Viacom o News Corp., nonostante le ricchezze di un impero che include, oltre ad alcune etichette discografiche (Walt Disney e Hollywood Records), società di produzione cinematografica, i celebri parchi di divertimento e il network televisivo ABC.
Sei mesi fa un gruppo di influenti azionisti capeggiati da Roy Disney, nipote del fondatore Walt, ne aveva chiesto la testa ottenendone la destituzione dall’incarico di presidente. Ed ora Eisner ha deciso di fare la sua contromossa, annunciando la sua prossima (ma non troppo) uscita di scena con una lettera aperta in cui sostiene tuttavia che la sua decisione “non è indotta né motivata da circostanze attuali”.
L’anticipo con cui ha fatto conoscere le sue intenzioni dà tempo al cda della Disney di cercare un adeguato sostituto al suo ex leader carismatico. Eisner stesso ha indicato l’attuale presidente, Robert Iger, come suo candidato preferito alla successione. Ma la lista dei papabili è lunghissima e, secondo la stampa americana, include il responsabile operativo di News Corp. Peter Chernin, l’ex presidente di Viacom Mel Karmazin, Jeff Bewkes (Time Warner), Meg Whitman (eBay), Paul Pressler (Gap), Terry Semel (Yahoo!), e persino Steve Jobs, che oltre a guidare Apple Computer è anche amministratore delegato degli studi studi d’animazione cinematografica Pixar (il cui recente divorzio dalla Disney è considerato uno degli incidenti più gravi della gestione Eisner).
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