Luca Carboni all'Atlantico Live di Roma: la recensione del concerto

Luca Carboni all'Atlantico Live di Roma: la recensione del concerto

È sbarcato all’Atlantico di Roma il ‘Pop-Up Tour’ di Luca Carboni.

Sulla scena musicale da più di trent’anni l’artista, a tutti gli effetti una pietra miliare nella storia della musica italiana, sceglie la dimensione del club per presentare il suo ultimo lavoro. Il titolo in inglese rimanda immediatamente alle sonorità di riferimento strizzando l’occhio tanto alla dimensione fanciullesca dei libri per bambini quanto alla contemporaneità tecnologica della navigazione informatica. Due precisi caratteri in grado di rappresentare idealmente alcune tra le scelte che, negli anni, ne hanno accompagnato il percorso artistico. Capace di farsi amare da un pubblico eterogeneo, il cantante bolognese ha costantemente dimostrato di possedere uno sguardo attento alle dinamiche sociali, mantenendo un approccio semplice fondato su spontaneità ed emozione. Un concetto strutturato anche sulla forte impronta sonora e visuale dell’evento che ha come rimandi diversi spaccati della visionarietà degli anni Ottanta.

GUARDA LA FOTOGALLERY DEL CONCERTO

Attraverso il buio del palco, con una registrazione audio che ripete la frase: “Il futuro è stasera”, si fanno largo le figure dei musicisti incappucciati con felpe a righe fluorescenti ed occhiali da sole. Sono immagini che rimandano ad una fantascienza ormai antica. Quindi, sale sul palco l’artista bolognese scatenando un tangibile entusiasmo. L’età media della platea è piuttosto elevata. Ci sono famiglie, coppie mature, gruppi di amici, eppure pochi sembrano sotto la soglia dei trent’anni. Considerando la durata di quasi due ore dello spettacolo, è un pubblico appassionato, capace fino all’ultimo di resistere alla gravità fisica attraverso la leggerezza del divertimento. È importante sottolinearlo perché, per quanto lo spettacolo sia denso di cliché – cambi d’abito, proiezioni sature di colori pastello, prevedibilità gestuali - gli occhi sorridenti di Luca Carboni arrivano sinceri. La sincerità d’animo dell’artista credo sia uno dei punti fondamentali del suo successo negli anni. Non sempre impeccabile nell’esecuzione, particolarmente nei primi brani dove è più difficile nascondere le tensioni di un palcoscenico, attraverso arrangiamenti ed armonie elettro-pop ha la complessa capacità di combinare melodie e parole, esprimendo con spontaneità le quotidiane emozioni che attraversano il vivere.

Uno degli approcci della generazione a cui appartengo è il rifiuto verso la cultura popolare sviluppatasi negli ultimi venti anni. Questo snobismo si nutre del senso di frustrazione per non essere riusciti a raggiungere risultati che alle generazioni precedenti sono sembrati scontati. Così le canzoni di protesta sociale accompagnate dall’artista che mette in mostra le magliette del tour appaiono come un ingenuo paradosso. Perdonabile. Come perdonabile è indossare una chitarra suonandola solo occasionalmente. Evidenti però rimangono agli occhi di chi ha imparato ad essere diffidente in un sistema che ha tradito le attese. Forse è un problema di comunicazione quello che divide la mia generazione dalle precedenti, e Luca Carboni si situa a cavallo di questa spaccatura. Da una parte si presenta tra i rappresentanti di un prodotto commerciale stilizzato in forme ormai ingenue e poco credibili, dall’altra riesce a trasmettere umanità in forme facilmente comprensibili e funzionali. Da una parte è amato come autore di canzoni che hanno segnato epoche di ricordi posticci, dall’altra venerato come autore di culto con cifre stilistiche facilmente riconoscibili. Stimato per la qualità compositiva smaccatamente pop tanto nella musica che nelle parole, rispetto ai molti che si sono affacciati per poi scomparire nella stessa corrente, pare abbia fatto una scelta decisamente intelligente: quella di non creare un personaggio da recitare. Sul palco è evidente come, per quanto qualche mossa da poser negli anni sia sedimentata, la gioia espressa sia pura. Quello che il pubblico condivide è un uomo capace di accedere alla parte infantile dell’anima per divertire e divertirsi in modo spontaneo. Per questo non ci si accorge del trascorrere del tempo e le persone sono trascinate nel canto dal primo all’ultimo brano. Molte sono le citazioni, da “Barbara Ann” dei Beach Boys all’interno di “Solarium”, passando tra la pluri-re-citata poetessa Wislawa Szymborska, fino all’accenno di “I feel so bad” di Chuck Willis in “Ci vuole un fisico bestiale”. I brani più attesi rimangono i canonici “Silvia lo sai”, “Mare mare”, ”Inno Nazionale” e la rockeggiante “Ci vuole un fisico bestiale”. Con novità di arrangiamento, di impronta decisamente elettronica, sono proposte “Il mio cuore fa ciock!” e “Fragole buone buone”, regalando un assaggio particolarmente gradito di dance party. Efficaci e intriganti risultano le canzoni tratte dall’ultimo lavoro, perfettamente integrate in scaletta ed alcune già pronte per diventare le “nuove vecchie” classiche: “Bologna è una regola” e “Luca lo stesso”. Sono trascorsi decenni e Luca Carboni ha coerentemente dimostrato di avere la capacità di ascoltare e trarre dal contesto le giuste immagini per dipingere emozioni condivise.

Essere semplici non è mai semplice. Dichiarare: “Il futuro negli anni Ottanta è stato avere freddo d’estate ed essere abbronzati anche d’inverno” ha in prima lettura una leggerezza che sfiora il non senso. Restituisce immagini di artificialità croccante, abbondanza di denaro, film dei Vanzina, e poi c’è quel “freddo d’estate” non immediatamente comprensibile. Sembra più un ossimoro forzato che un pensiero con un significato. Poi comincia a suonare “Solarium” e ci si rende conto di quanto abbia tratteggiato un decennio in pochi minuti di canzone. Contestabile, da dimenticare, o come direbbe qualcuno “non si esce vivi dagli anni Ottanta”, eppure è storia ormai. Siamo quello che siamo. Luca lo stesso.

(Giorgio Collini)

Setlist

Happy
I ragazzi che si amano
Virtuale
Le storie d’amore
Dio in cosa crede
Sarà un uomo
Invincibili
Chiedo scusa
La nostra strada
Solarium
Milano
Il mio cuore fa ciock! Silvia lo sai
Farfalline
Inno Nazionale
Non è
Mare mare
Luca lo stesso
10 minuti
Ci vuole un fisico bestiale

BIS

Bologna è una regola
Fragole buone buone
Vieni a vivere con me

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.