Daniele Silvestri: "Siamo tutti acrobati sociali ed emotivi" - VIDEOINTERVISTA

Daniele Silvestri: "Siamo tutti acrobati sociali ed emotivi" - VIDEOINTERVISTA

Una chat su whatsapp, con un gruppo di musicisti che stanno per entrare in studio. Uno chiede: “Che strumenti dobbiamo portare?” Daniele Silvestri risponde: “Tutti!”
“Acrobati” - il nuovo album di inediti del cantautore romano, in uscita venerdì 26 - è un disco nato in questo clima di libertà. Una chat, degli appunti sonori registrati su uno smartphone che si trasformano in canzoni suonando senza filtri in studio, dando forma alle idee, usando ogni strumento possibile.

E’ il primo album da “S.C.O.T.C.H.” del 2011: in mezzo un festival di Sanremo, quello del 2013, a cui non seguì nessun album (“Non ero soddisfatto di quelle canzoni”, racconta oggi Daniele), ma soprattutto i due anni con “il trio”, gli amici di sempre Max Gazzé e Niccolò Fabi: “Quell’esperienza mi ha permesso di confrontarmi con metodi anche molto diversi dai miei. Ma sicuramente è stato un cappello messo su un percorso di oltre 20 anni. Ho un’entusiasmo e una spinta creativa che non avevo dagli inizi della carriera, ed è frutto dei due anni passati con Max e Niccolò”.

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Daniele ha messo da parte tutte le canzoni accumulate negli anni, ha azzerato tutto, è ripartito da capo: la scorsa estate si è ritrovato negli studi di Roy Paci, in Salento, con degli “embrioni sonori”: “A 47 anni il problema è di ripetersi, di esser troppo sicuro, avere troppe certezze”, racconta Silvestri. “Il rischio è di essere tu stesso l’ostacolo alla libertà che stai cercando. Il mestiere è una cosa meravigliosa, che accumuli negli anni e con l’esperienza, ma rischia di portarti ad un canone. Così ci siamo dati delle regole: volevo che le canzoni nascessero di fronte ai microfoni, che seguissero un flusso emotivo. Ho scelto dei musicisti con cui non avevo lavorato o con cui avevo lavorato poco, e li ho scelti perché mi sembrano stiano attraversando tutti una fase particolarmente creativa e affascinante”. Tra i nomi coinvolti, una sezione milanese, nata da una coincidenza: Dellera e Rodrigo D’Erasmo erano in Puglia in quei giorni - poi si sono aggiunti Sebastiano De Gennaro e soprattutto Enrico Gabrielli (“Mi ha colpito fino alle lacrime per come interpreta il suo mestiere”). Poi Roma: “Con alcuni musicisti con cui lavoro da tempo, ma con diversi escamotage: al mio batterista storico, per esempio, ho legato un braccio per farlo lavorare in maniera diversa”.

Il risultato è un disco, che nello spirito ricorda “Il dado”, l’album doppio del 1996 in cui Silvestri si sbizzarrì: “Questo è un disco fatto di acrobazie, anche in un senso tecnico.  L’omogeneità non è mai stata la mia dote musicale principale, e anche questo album è molto etereogeneo”.

Ma l’acrobazia del titolo (e della copertina) si riferisce soprattutto ai temi: “E’ la canzone che dà il titolo all’album, che di per sé è funambolica, ma è soprattutto un riferimento al tempo in cui viviamo: siamo tutti acrobati, dal punto di vista sociale ed emotivo, per come rimaniamo in equilibrio tra tutto”.

Daniele ci tiene però a dire che è un disco “poetico e non politico”: “A parte un paio di canzoni come ‘Bio’ e ‘Quali alibi’, non racconto quasi mai il presente in diretta. Racconto storie, nel vero senso della parola. sono sempre stato innamorato delle storie, amo il genere umano nelle sue debolezze e nelle su infinite altezze e cerco di  ricostruire le emozioni, le battaglie, che così diventano qualcosa che riconosci come tuo, ma senza essere esplicito”. L’esempio più esplicito di questo atteggiamento è “Il monolocale”: “E’ come una vita intercettata in pochi secondi, ma senza giudicare, come quando cogli un frammento di una persona al semaforo o al bar e provi ad immaginarti com’è la sua vita”.
Il disco è dedicato a Lucio Dalla: “E’ l’ultima esigenza che ho sentito, in realtà; non è che me la portavo appresso dal 2012. E’ che nella lavorazione di questo disco, il suo nome è venuto fuori tante volte. Nel momento in cui cerchi la libertà, non puoi non pensare a quello che lui ha fatto con la musica, soprattutto nel suo primo dettaglio”. Dal 27 febbraio in tour, nei teatri: “Ho scelto apposta questi luoghi: vorrei ricreare in questi concerti un po’ della magia che trovato in studio, vorrei che le canzoni si presentessaro al pubblico in una maniera simile al modo in cui sono nate"

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