Bruce Springsteen in Italia, i biglietti e la battaglia contro il secondary ticketing di Claudio Trotta: 'Da parte dei grandi artisti italiani un silenzio assordante'

Bruce Springsteen in Italia, i biglietti e la battaglia contro il secondary ticketing di Claudio Trotta: 'Da parte dei grandi artisti italiani un silenzio assordante'

Claudio Trotta sa che Roma non è stata costruita in un giorno, e non si aspettava che la nota diramata dall'ufficio legale della Barley Arts nel pomeriggio di ieri, 8 febbraio, potesse scongiurare il rischio che parte dei tagliandi per la prima delle due date italiane del "The river tour" finisse alla mercé delle speculazioni sul mercato secondario: "Dei 57mila biglietti disponibili per la data del 3 luglio prossimo a San Siro di Bruce Springsteen - quarantamila dei quali messi in vendita oggi su TicketOne, e andati praticamente subito esauriti - avevo stimato ne potessero finire sul secondary market circa il 5%, quindi più o meno tremila. Il fatto che a qualche ora dall'apertura delle prevendite sul mercato secondario ce ne siano più o meno la metà [nel pomeriggio di martedì 9 febbraio, sulle tre principali piattaforme di intermediazione, ne sono presenti più di un miglialio] per lo meno circoscrive il fenomeno, che comunque rimane grave".


"Ci sono interessi economici troppo grossi e troppo estesi perché delle società internazionali si facciano intimidire da un promoter indipendente", prosegue Trotta: "Ma sbagliano a non farsi intimidire, perché io sarò anche indipendente, ma sono cocciuto. E questa battaglia ho intenzione di non abbandonarla". Il promoter, infatti, sta raccogliendo del materiale che presenterà alla Procura di Milano, una volta acquisite tutte le informazioni necessarie da presentare alle autorità: "Non ho fretta di farlo, sia chiaro: voglio presentare un esposto il più dettagliato e meticoloso possibile, per permettere a chi di dovere di intervenire nel miglior modo possibile".


"Però occorre avere la consapevolezza che questo non è un fenomeno solo italiano, anzi: il secondary ticketing è nato all'estero, dove può contare su partnership ufficiali con artisti di prima grandezza. Qui viene avvertito dal grande pubblico solo in casi come quello di oggi, dove la domanda supera di gran lunga l'offerta". E il problema, secondo Trotta, è innanzitutto culturale: "Al di là di operazioni coordinate, che di certo ci sono, per fare incetta di biglietti, parte del volume d'affari di queste piattaforme è generato da singoli - ho paura per lo più giovani - che fanno trading di biglietti dei concerti come fossero in borsa. E' il risultato di anni passati a pensare che la musica sia gratis, che sia giusto copiare i CD o scaricarli da Internet perché 'costano troppo', senza pensare che il lavoro - anche se d'ingegno - va comunque retribuito. E il prosperare dei siti di secondary ticketing è anche dovuto alla pigrizia delle nuove generazioni, per le quali ormai gli acquisti si fanno solo sul Web".


Barley Arts distribuirà nelle biglietterie tradizionali 17mila ingressi, giovedì 11 febbraio, per dimostrare che "non esiste solo Internet, per comprare i biglietti dei concerti", ma quello che amareggia Trotta, in questa che lui definisce "una battaglia culturale", è altro. "Non credo che nessun altro promoter, al mondo, abbia mai fatto scrivere dal proprio ufficio legale alle società di secondary ticketing. Per non parlare degli artisti. L'unico ad aver alzato la voce nei loro confronti, guardacaso, è stato Bruce Springsteen: quando qualche anno fa scoprì che Ticketmaster dirottava le richieste per i biglietti dei suoi concerti negli USA su una piattaforma secondaria di sua proprietà scrisse una lettera di fuoco, ottenendo le scuse dalla società e un parziale risarcimento per i fan". E qui da noi? "Il silenzio dei colleghi e dell'associazione di categoria, Assomusica, me lo aspettavo anche, ma quello dei grandi artisti no. Dove sono i grandi nomi della musica italiana, quando si parla di secondary ticketing? Dove sono i Vasco, i Ligabue, i Jovanotti? Non mi risulta che nessuno si sia mai espresso direttamente e in prima persona, al proposito. E sbagliano, perché si parla del loro lavoro, e soprattutto del loro pubblico".


Il pubblico, appunto. Sui social network monta la rabbia, e in molti invocano il biglietto nominale. Soluzione che Trotta già scelse di non perseguire, per ragioni culturali... "Le mie motivazioni potrei anche rivederle, perché acquistando un biglietto con una carta di credito si rimane già coinvolti in una parziale schedatura. Occorre però considerare come dopo i fatti di Parigi il mondo sia cambiato, anche e soprattutto quello dei concerti. I controlli ai cancelli in occasione dei concerti italiani di Springsteen saranno più che minuziosi, per ovvie ragioni. Ora, immaginate se, ai controlli delle forze dell'ordine coi metal detector, dovessero sommarsi anche quelli per un eventuale biglietto nominale. San Siro contiene 57mila persone. Quando qualche anno fa Tom Waits, al Teatro degli Arcimboldi, sempre a Milano, che di persone ne contiene circa duemila, scelse di vendere biglietti nominali, agli ingressi si crearono gravi criticità. Capite bene come la soluzione sia di fatto impraticabile...".


Trotta non è troppo preoccupato dei biglietti già in vendita per la data di Roma del Boss ("Succede sempre: sono biglietti inesistenti, ami gettati nella speranza che qualche ingenuo abbocchi") né della sanità della filiera primaria in Italia ("Do per scontata l'onestà dei nostri partner, anche se non ho nulla che la provi. Sia chiaro che se un domani dovessi avere riscontri che certifichino il contrario sono prontissimo a cambiare musica"), quanto piuttosto della percezione che il pubblico ha di questo fenomeno: "Se combatto questa battaglia è perché le persone si informino, e siano consapevoli di quanto succede. Capisco anche lo scontento dei fan: a fronte di 150mila richieste per un prato da 10mila posti, è inevitabile che qualcuno resti escluso. Ma i biglietti sui siti di secondary ticketing non bisogna comprarli, punto. Non stiamo parlando di pane o medicine, occorre tornare a dare alle cose il giusto valore. Questa battaglia voglio vincerla, e questo è solo l'inizio. E voglio trovare alleati non solo tra il pubblico, ma anche tra colleghi e artisti".


Ultimo ma non meno importante: Trotta rispedisce al mittente le polemiche per i prezzi dei biglietti per le date italiane del "The river tour". "Il confronto non va fatto con i 55 euro dell'ultima tournée di Bruce, ma con gli 80 dei Rolling Stones due anni fa, a Roma. Senza contare le oscillazioni del dollaro, oggi molto più forte sull'euro che in passato, e le spese per l'occupazione di suolo pubblico che noi abbiamo sostenuto, molto più alte di quelle sostenute per il concerto di Mick Jagger e compagnia. Poi le offese personali che ho ricevuto me le faccio scorrere addosso: quando verranno comunicate le altre date europee, tutti potranno appurare come - eccezion fatta, forse per quelli spagnoli - i biglietti italiani - il cui prezzo, voglio ricordare, è stabilito dal promoter sempre in accordo con il management dell'artista, come tutti gli altri nel mondo - siano i meno cari".

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