Ricky Tognazzi, il video coi New Order, i Subsonica e 'quella volta che Tony Renis mi disse: 'Devo tutto a tuo padre''

Ricky Tognazzi, il video coi New Order, i Subsonica e 'quella volta che Tony Renis mi disse: 'Devo tutto a tuo padre''

"Sono passato dall'essere il figlio di Ugo a essere il papà di Sara, nella percezione della gente", scherza al telefono con Rockol Ricky Tognazzi, attualmente in tournée con lo spettacolo "Figli, mariti, amanti", scritto da suo moglie Simona Izzo e diretto da lui stesso. L'attore e regista è un papà molto orgoglioso di una produttrice - Sara, appunto - da ormai più di un decennio di stanza a Londra, in corsa ai Brit Awards per un suo lavoro con la star della dance Naughty Boy - per la clip di "Runnin'", e alla quale i New Order hanno commissionato la produzione del video da abbinare a uno degli estratti del loro nuovo album "Music complete", "Tutti frutti".

 

"Un giorno Sara mi chiama e mi dice che stanno cercando un attore italiano per un video", racconta Tognazzi: "Insieme facciamo una lista di possibili candidati. Io l'aiuto e inizio a fare telefonate, però c'era chi era impegnato in tournée, chi sul set, chi per altre ragioni. Qualche tempo dopo, senza avere ancora un nome, ci risentiamo e lei mi dice: 'Papà, ti hanno googlato, ti hanno visto su Youtube - spezzoni dal remake di '8 e mezzo', 'Nine'. Gli piaci. Ti andrebbe di farlo tu, il protagonista del video?'. Il mio problema era al massimo imbarazzarla, ma mi avrebbe fatto comunque molto piacere passare qualche giorno con lei. Ho accettato, e qualche settimana dopo ci siamo incontrati in Slovenia, dove si sono tenute le riprese...".

 

Così è nata la collaborazione tra la band di Bernard Sumner e Ricky Tognazzi, che nella clip di "Tutti frutti" veste i panni di uno showman a fine carriera che - sono parole dell'attore - "accarezza in modo melanconico le luci della ribalta in un ultimo viaggio emotivo in quello che è stato il suo mondo". Siamo lontani anni luce dal "Barry Williams show" di Peter Gabriel: "Sì, anche se il comune denominatore resta il cliché. Per Gabriel è stato quello della televisione americana volgare e violenta di un simil-Jerry Springer, in 'Tutti frutti' è stata inseguita più una televisione italiana colorata, eccessiva, ma i toni sono molto più sfumati. C'è, sì, 'La grande bellezza' di Sorrentino, ma anche - e soprattutto - Federico Fellini".

I New Order Tognazzi li conosce e li apprezza, pur essendosene perso i prodromi coi Joy Division: "Perché, musicalmente parlando, ho un buco che inizia con gli anni Ottanta. Io sono un nostalgico, uno di quelli fissato con i vinili, uno che ha visto i Rolling Stones dal vivo all'epoca. Fino agli anni Settanta ci sono arrivato, poi mi sono perso un po' per strada...". E adesso cosa ascolta? "La radio: sono diventato un ascoltatore generico, ma a un radiogiornale preferisco comunque la musica". Questa esperienza può avergli fatto maturare la voglia di tornare attivo, magari come regista di video, in ambito musicale? Dopotutto nel '97 ha fatto da voce narrante nell'album della PFM "Ulisse"... "Certo, mi piacerebbe moltissimo. Il clip - malgrado, per ragioni di budget ed esigenze generazionali, oggi come oggi lo si tenda ad affidare ai giovanissimi - è uno dei pochi linguaggi che ancora lasci spazio alla ricerca e all'avanguardia, permettendo di sperimentare". In tema di collaborazioni possibili, Tognazzi non ha dubbi: "Mi piacerebbe lavorare coi Subsonica: li ho visti dal vivo più di una volta, sanno essere divertenti e innovativi alla stesso tempo". In realtà un abboccamento - seppure irrisolto - c'è già stato: "Con Boosta avevamo in mente un progetto che fondesse musica e cinema, però, purtroppo, come si dice in gergo 'non è andato'".


La musica, è giusto ricordarlo, è nel DNA dei Tognazzi. Il padre di Ricky, Ugo, accanto alla ben più nota carriera di attore seppe affiancare anche un'attività musicale piuttosto continuativa (raccolta dal figlio Gianmarco sul sito ufficiale dedicato al padre, a questo indirizzo) che, visto il crescente interesse per i materiali d'archivio, potrebbe essere oggetto di un'operazione di valorizzazione e riscoperta... "Lo predevamo in giro per le sue canzoni", ricorda con affetto Ricky, "Lui si arrabbiava, era molto suscettibile quando si trattava della sua carriera di cantante. Talmente suscettibile che - mi raccontò anni dopo Tony Renis - fu proprio alla sua suscettibilità che si debbe - seppure indirettamente - il successo di 'Quando quando quando'". La hit internazionale fu presentata al Festival di Sanremo del 1962, la stessa edizione che vide Ugo Tognazzi in gara (come autore, insieme a Gianni Meccia) con "Cose inutili" (intrepretata da Fausto Cigliano e Jenny Luna): le regole dell'epoca imponevano che solo alle prime venti canzoni di quelle presentate alle selezioni preliminari venisse accordato l'accesso alla gara. "Quando quando quando" si piazzò ventisettesima, e "Cose inutili" ventinovesima, ed entrambe furono escluse dalla manifestazione. Almeno finché a un dirigente della Rai non venne in mente di invitare Tognazzi come ospite non musicale: "Quando ricevette la telefonata con la proposta si arrabbiò, e li mandò al diavolo. 'Come', disse, 'Non mi vogliono in gara ma mi vogliono come ospite?'. Però ai piani alti della Rai, alla sua ospitata, qualcuno doveva tenere molto, a tal punto da apportare una modifica in corsa al regolamento che includesse non più le prime venti canzoni classificate, ma le prime trenta. Nel ripescaggio, quindi, finì anche 'Quando quando quando', che - a differenza della canzone di mio padre - grazie a quel Sanremo [nonostante il piazzamento in quarta posizione nella classifica finale] divenne una delle hit italiane più famose di sempre. Del resto è stata una delle prime cose che mi ha detto, Renis, quando l'ho incontrato: 'Devo tutto a tuo padre...'".

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