Sanremo 2016, le cover del giovedì: scelte banali e senza fantasia. Poche le eccezioni

Sanremo 2016, le cover del giovedì: scelte banali e senza fantasia. Poche le eccezioni

Da qualche anno, nel continuo intento di allungare il brodo sanremese per far durare la manifestazione il più possibile, è stata inserita nel programma una serata dedicata alle canzoni che in qualche maniera hanno fatto la storia della musica italiana.

Inizialmente queste serate avevano un tema conduttore, o unificatore; adesso sono diventate soltanto un pretesto per una puntata televisiva in più e per riascoltare brani che sono da tempo nelle orecchie del pubblico, diversamente da quelli in gara al Festival.

Di per sé la formuletta non è nemmeno disprezzabile, e a volte ha dato buoni risultati (vedi la “Se telefonando” di Nek lo scorso anno). Il problema è che chiunque scelga le canzoni - che siano i cantanti in proprio, o i discografici dei cantanti, o gli autori del Festival, non si è mai capito precisamente - raramente lo fa con gusto e originalità: evidentemente, chiunque sia, è qualcuno che ha scarsa familiarità con l’enorme repertorio della canzone italiana. Sicché la serata “extra” diventa una specie di banale karaoke di canzoni famose cantate da cantanti famosi, che a volte si esibiscono anche accompagnati da altri colleghi fuori gara, così, giusto a beneficio dello spettacolo – ma difficilmente con risultati interessanti.

Dei risultati che otterrà quest’anno la serata del giovedì diremo dopo aver ascoltato le esibizioni (qui l'elenco delle canzoni scelte); quel che invece possiamo dire fin da subito è che le scelte sorprendenti, divertenti e originali per l’edizione 2016 si contano sulle dita di una mano.

E sono: “Goldrake”, scelta dagli Zero Assoluto (la sigla del cartone animato cantata da Actarus – Michael Tadini e scritta da Luigi Albertelli, Ellade Bandini e Vince Tempera), “Un bacio a mezzanotte” del Quartetto Cetra (di Garinei, Giovannini e Kramer) scelta dai Dear Jack, e “’A canzuncella” degli Alunni del Sole scelta da Enrico Ruggeri, che già l’aveva incisa nel lontano 1989 nell’album “Contatti” (e mi piace pensare che sia un omaggio a Paolo Morelli, autore della canzone, scomparso nel 2013). Aggiungo anche “O’ sarracino” di Nisa-Carosone, scelta da Neffa.

Per il resto, sembra di partecipare a un concorso di cover, con le immancabili canzoni di Lucio Battisti, l’inesorabile “Donna cannone” di Francesco De Gregori, già rifatta sempre a Sanremo nel 2014 dai Perturbazione, l’inevitabile Lucio Dalla (va bene, siete gli Stadio, ne avete i titoli, ma perché non guardare un po’ più in là?), l’ovvia “Don Raffaé” di De André per il rapper campano, le funebri rievocazioni di altri morti eccellenti (Domenico Modugno, Pino Daniele…), la solita “Amore disperato” (Gerry Manzoli-Varo Venturi) di Nada… e perché, di grazia, inserire nell’elenco canzoni non italiane e di autori non italiani, come la rielaborazione beethoveniana di Elio e le Storie Tese e la canzone di Neil Diamond “Solitary man”, di cui Gianni Morandi incise la cover col titolo “Se perdo anche te”?

Mah. Allora viva la faccia di Patty Pravo, che consapevole del proprio status – che l’avrebbe resa meritevole di partecipare come superospite, magari al posto di un’altra superospite per ora assai meno qualificata di lei – ha deciso di ripresentare una canzone sua, quella “Tutt’al più” di Franco Migliacci e Piero Pintucci che incise per la prima volta nel 1970…

(fz)

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