David Bowie, Blackstar: l'opinione di Umberto Palazzo

Lo scorso lunedì avevamo annunciato l'inizio della pubblicazione di una serie di pareri e opinioni di artisti e musicisti italiani sull'ultimo disco di David Bowie, Blackstar, raccolte in esclusiva per Rockol da Leo Mansueto. La devastante notizia della morte di Bowie ci ha indotto a rimandare la pubblicazione, iniziata lo scorso lunedì, 18 gennaio. D'obbligo segnalare che i primi tre contributi sono stati scritti e consegnati "prima" della morte di Bowie (troverete le date in calce).

 

Quindi è arrivato il momento di scrivere di “Blackstar”, cosa per niente facile. Cinque giorni fa, quando mi sono alzato col pensiero di scrivere questa recensione, per prima cosa ho controllato il telefono e c’era un messaggio del mio amico Diego. Diego è uno serio e quindi ho capito subito che la notizia era vera. Ho passato le successive due ore piangendo senza ritegno, mentre sullo schermo del computer passavano canzoni, articoli e ricordi. 
Anche oggi, a tratti, mi sale un groppo in gola e mi sento perso nel vuoto. Lascio che sia così.
In questi giorni ci sono stati due commenti che mi hanno colpito più degli altri, purtroppo non mi ricordo di chi sono, potrebbero essere di chiunque e mi scuso per questa appropriazione. Il primo dei due diceva che ascoltarlo ci faceva sentire bene e esseri umani migliori, anche se poi eravamo le solite schifezze, cioè anche se non gli somigliavamo neanche un po’. Quanti post e articoli ho letto di persone che hanno imparato ad accettarsi grazie a lui? Ho perso il conto e questo quindi valga per tutti. 
L’altro è che Bowie ha creato un mondo in cui molti altri artisti hanno potuto abitare. Io aggiungerei che di tali mondi ne ha creati molti, uno per ognuna delle sue migliori fasi. La cosa buffa è che alcuni degli artisti che vivono in questi mondi, non si rendono neanche conto di esistere, come artisti, grazie a lui e quindi non si rendono conto della fortuna che hanno avuto nel trovare certi sentieri meravigliosamente aperti e consolidati, in strade che prima di Bowie erano solo immaginabili.

Non tutti i dischi di Bowie hanno creato mondi e aperto nuovi sentieri, ma durante il primo ascolto integrale di “Blackstar” ho subito pensato che forse Bowie era riuscito a rifarlo, che forse aveva creato ancora un altro mondo abitabile dalla creatività dei posteri. 
“The next day” è un disco bellissimo, ma non aggiunge nulla alla cosmogonia bowiana e non ha una visione del futuro. “Blackstar” è il capolavoro di un uomo senza più futuro che, bendato e accecato, ci indica ancora una volta la via dell’immaginazione. 
Sipario. Lacrime. Speriamo che non accendano troppo presto le luci in sala.
Umberto Palazzo

 

Da lunedì 18 gennaio Rockol pubblica, in esclusiva, i pareri di alcuni artisti italiani sul nuovo album di David Bowie, Blackstar.

La prima uscita, firmata da Garbo, è leggibile qui.

La seconda uscita, firmata da Andy dei Bluvertigo, è leggibile qui.

La terza uscita, firmata da Ivan Cattaneo, è leggibile qui.

La quarta uscita, firmata da Andrea Chimenti, è leggibile qui.

L'iniziativa è stata curata e coordinata da Leo Mansueto, giornalista e scrittore, autore del libro "L'ultimo dei marziani".

 

 

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