David Bowie, il racconto del flash mob a Milano - FOTOGALLERY

“Cosa sta succedendo?”, chiede una ragazza, di passaggio per le Colonne di San Lorenzo. Il sagrato della chiesa è un luogo storico di ritrovo a Milano, ma più verso la sera, per quella che qualcuno si ostina a chiamare “movida”. La domenica pomeriggio è piuttosto un punto di passaggio dai Navigli al centro e viceversa. Chi si imbatte in quel gruppo di persone radunate di fronte ad un paio di casse che sparano musica ad alto volume - comunque più basso di quello dei bar, la sera - non capisce, almeno per un attimo. Poi riconosce le note di una canzone di David Bowie. E subito il volto si illumina in un “Ah!” e un sorriso.

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Ci sono 3-400 persone, assiepate nel lato nord della piccola piazza, per salutare il Duca Bianco , per l’edizione milanese del flash mob che ieri si è svolto a Roma (e in contemporanea a Firenze). Qualcuno ha il fulmine di “Aladdin sane” tatuato sulla faccia, qualcun altro ha preferito la “Blackstar” dell’ultimo album: disegnata sul volto, o ritagliata su cartone nero e sventolata in cielo. C’è chi esibisce cimeli: riviste, libri, vinili. Qualcuno li va a depositare al ritratto messo in un angolo, vicino ai ceri accesi.

“Condoglianze”, mi dice un’amica che mi incontra mente canto assieme agli altri: ma lo dice con un sorriso, perché ceri e parole a parte, non è un funerale ma una festa. Lo si capisce quando dalle casse parte “Starman”, ed un coro unico si leva sul sagrato - lo stesso si ripeterà su “Let’s dance” e sul “Pa-pa-pa-pa-uuuu” di “Assolute beginners”. C’è ha colto l’occasione per incontrarsi nella vita reale (i ragazzi del fan club “Velvet goldmine” girano con un cartellino appeso al collo, con il nome, per riconoscersi), c'è chi è venuto assieme a vecchi amici.

Nel banchetto a lato del ritratto hanno portato la valigetta dei trucchi per chi vuole disegnarsi il fulmine in viso - tutto regolare, tutto con permesso richiesto alla questura, come aveva raccontato venerdì a Rockol l’organizzatrice Mariasole Nura. Previsioni rispettate per la quantità di persone: qualche centinaio - e sicuramente le dimensioni più contenute delle Colonne hanno reso bello il colpo d’occhio. Nessuna celebrità di quelle invitate, ma tanta gente normale, di tutte le età, ed è questa, alla fine, la cosa più bella.

(gs)

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