David Bowie: il ricordo di Cameron Crowe, ex giornalista che passò con la rockstar sei mesi negli anni '70

David Bowie: il ricordo di Cameron Crowe, ex giornalista che passò con la rockstar sei mesi negli anni '70

Tra gli omaggi più interessanti al compianto artista britannico c'è quello di Cameron Crowe, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico - ha diretto pellicole quali "Non per soldi.

Ma per amore" (il suo debutto, datato 1989), "Quasi famosi" del 2000, "Vanilla sky" del 2001, "La mia vita è uno zoo" del 2011 e il più recente "Sotto il cielo delle Hawaii" del 2015 - con un passato da giornalista: prima di approdare nel mondo del cinema, Crowe ha infatti collaborato con riviste come Playboy e Rolling Stone ed ha intervistato, tra gli altri, gli Eagles, gli Yes e i Led Zeppelin. Recentemente, Cameron Crowe ha lavorato a "Roadies", serie televisiva da lui scritta, diretta e prodotta e incentrata sulla figura dei roadie, ovvero dei tecnici che viaggiano insieme alle band durante le tournée (e che, di conseguenza, passando molto tempo lontano da casa, considerano il gruppo di persone con cui lavorano come la loro famiglia). Crowe ha pubblicato in rete un lungo tributo a David Bowie: nell'incipit dell'omaggio, il regista ha raccontato la sua esperienza con il Duca Bianco, incontrato nella seconda metà degli anni '70.

Nel suo tributo, Cameron Crowe racconta di aver espresso a due musicisti amici di Bowie il desiderio di poter incontrare l'artista; quei musicisti erano Ronnie Wood dei Rolling Stones e Glenn Hughes dei Deep Purple, i quali convinsero Bowie - restio a concedere interviste alla stampa - ad incontrare Crowe. Bowie chiamò l'ex giornalista da un treno e gli disse che sarebbe arrivato a Los Angeles nel giro di pochi giorni, e che avrebbe avuto piacere a farsi intervistare da lui. Una volta arrivato a Los Angeles, Bowie richiamò Crowe, dicendogli:

"Vieni qui, mi trovo in questa casa. Incontriamoci e stiamo un po' insieme".



Crowe e Bowie passarono insieme sei mesi, nel periodo compreso tra "Young americans" e "Station to station"; ecco cosa racconta di quei mesi l'ex giornalista:

"In quel periodo Bowie scrisse alcuni testi in un modo insolito:seduto sulle ginocchia, a terra, combinava tra loro fogliettini di carta sui quali aveva scritto frasi, componendo così i testi delle canzoni. Poi, in un secondo momento, rivedeva il tutto per cercare di dare un senso a quello che aveva scritto, e il resto era compito di chi ascoltava il brano".



Il ricordo di Crowe prosegue:

"Ho annotato tutto di quel periodo. Non c'erano limiti. Lui mi disse: 'Chiedimi qualunque cosa. Guardami mentre creo, guardami mentre produco, guardami quando sono triste e guardami quando sono felice. Puoi scrivere queste cose per chiunque tu voglia. E tutti volevano leggere queste cose, è stato di grande aiuto per la mia carriera".



Terminate le lavorazioni di "Station to station", Bowie partì poi alla volta della Germania: in quel di Berlino realizzerà "Low", "Heroes" e "Lodger", la cosiddetta "trilogia berlinese":

"Mi raccontò che era felice di lasciare Los Angeles per partire alla volta della Germania, dove realizzò poi la trilogia berlinese. Una volta, durante le lavorazioni di 'Statiuon to station', realizzò un piccolo disegno che battezzò come il suo autoritratto".



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Nel corso degli anni, Bowie e Crowe sono rimasti in contatto; il regista racconta di aver pensato ad un ruolo per Bowie per un nuovo film. Recentemente, i due hanno speso qualche minuto al telefono, ricordando i giorni losangelini. Bowie, a tal proposito, ha detto:

"Rappresentarono gli entusiasmi di un giovane uomo con molto tempo da perdere e troppi grammi di fenciclidina, anfetamina e cocaina...".



Cameron Crowe, nel suo tributo, ricorda l'amico con queste parole:

"E' stato il personaggio più generoso e divertente tra tutti quelli che ho intervistato. [...] I suoi processi creativi erano al tempo stesso feroci e meticolosi, la sua passione per la musica spaziava dai Kraftwerk agli Spinners, dall'hard jazz alla musica classica, fino ad arrivare a Bruce Springsteen, che fu un suo giovane fan. [...] Si è proiettato magnificamente verso il futuro... E sarà sempre lì".

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