David Bowie, l’innovazione e il business. 4 mosse di carriera impareggiabili

David Bowie, l’innovazione e il business. 4 mosse di carriera impareggiabili

Non esistono dubbi sul fatto che David Bowie sia stato, nell’arco della sua carriera, la figura più innovatrice sulla scena rock e pop.

Grazie ad un intuito, un’abilità ed una sfrontatezza straordinari, ha saputo sfidare (sconffiggendole) le trappole dell’età in un ambiente in cui coprirsi di ridicolo è un cliché. E riaffermando una verità nota nelle scuole di business: l’innovazione è un processo, non un’idea o un’invenzione o un’intuizione. Un processo che, per Bowie, è stato la spina dorsale di una carriera longeva, durato fino all’ultimo respiro. Vissuto con una spontaneità tale da intrecciare arte e business senza soluzione di continuità e senza ipocrisia.

Dunque David Bowie ha rappresentato, e resterà, un fattore di rottura nell’industria musicale. Ecco 4 motivi fondamentali per i quali possiamo tutti ripetere che è stato costantemente avanti rispetto a tutti:

  • Distruzione creativa: non molto diversamente da come predicato da Joseph Schumpeter, Bowie è stato maestro nel distruggere con tempismo ciò che aveva creato. Facendo il funerale al suo alter-ego Ziggy Stardust all’apice della sua notorietà, creò le basi per la prima di parecchie resurrezioni, e nuove invenzioni, e nuovi successi. Ch-ch-ch-ch-Changes.
  • Performance esperienziale: teatro, costumi, fantasia, fantascienza, immaginazione: così cambiò l’intera percezione del rock, portandolo su un livello superiore rispetto a come lo si era conosciuto negli anni Sessanta e in una direzione diversa rispetto a quanto era lecito aspettarsi. L’utilizzo dell’immagine ampliò a dismisura il ventaglio delle possibilità artistiche, permettendo all’intera scena di estendere lo spettro del rock a livello sonoro e culturale.
  • Approccio collaborativo: i musicisti e gli artisti con cui Bowie ha lavorato durante la sua carriera non si contano. Ciascuno al momento adatto per il progetto giusto, da Brian Eno a Lou Reed, da Iggy Pop a Lindsay Kemp, da Mick Jagger a Freddie Mercury. Analogo discorso vale per le influenze, che a pochissime stagioni di distanza lo portarono dal glam a Bertol Brecht alla dance. I noti “features”, che  oggi impazzano soprattutto nell’hip hop, sono un derivato dell’approccio collaborativo. Ma l’intero eco-sistema online ne è intriso. Quasi un dadaista, Bowie mescolò arte, moda, film, fotografia, pittura, teatro. E li rimescolò. E li rimescolò ancora: capace, così, di assorbire, rielaborare e produrre novità.
  • “Celebrity bonds”: nel 1997 nessuno si sognava di cartolarizzare una carriera musicale. Anziché sognarlo, David Bowie lo fece ed ottenne 55 milioni di dollari come pagamento anticipato in cambio dell’emissione di titoli obbligazionari – i Bowie Bonds -  garantiti dalle rendite del suo catalogo da inizio carriera fino al 1990. Un rendimento eccellente (6-7%) e un rating da tripla A, poi scaduto quasi a junk bond nel 2004, causa “digital dsruption” nella discografia. (E come li utilizzò? Per riacquistare copyright della sua stessa musica che ancora non deteneva. Per ampliare il suo catalogo…)

(gdc)

Dall'archivio di Rockol - La storia di "The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars" di David Bowie
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