David Bowie, Blackstar: l'opinione di Garbo

Lo scorso lunedì avevamo annunciato l'inizio della pubblicazione di una serie di pareri e opinioni di artisti e musicisti italiani sull'ultimo disco di David Bowie, Blackstar, raccolte in esclusiva per Rockol da Leo Mansueto. La devastante notizia della morte di Bowie ci ha indotto a rimandare la pubblicazione, che inizia in effetti oggi. D'obbligo segnalare che i primi quattro contributi sono stati scritti e consegnati "prima" della morte di Bowie (troverete le date in calce).

 

Ho ascoltato il nuovo album di David Bowie con l'attenzione che un disco così atteso meritava. Già dalla prima e totale immersione ho identificato e riconosciuto i punti chiave che, a mio avviso, costituiscono le fondamenta della cifra stilistica e creativa di Bowie fin dal suo principio. Da una parte l'amore intramontabile dell'artista per la musica legata al cinema e al “musical” dal punto di vista “concettuale”: tanti cambi armonici repentini e particolari molto suggestivi e carichi di forza evocativa; dall'altra, un desiderio impellente di abbandonarsi a una struggente ed epica decadenza. In mezzo, il bisogno di esprimersi con un linguaggio atonale ed enarmonico, utilizzando cioè parti compositive che volutamente si scontrano con altre generando “caos organizzato”. Il tutto senza tralasciare l'amore per il poprock e la “melodia”.
Bene, questi sono gli aspetti più tecnici visti dal mio punto d'osservazione che, ovviamente, non può non tener conto del fatto che io stesso sono un musicista. Ora vorrei fare delle brevi considerazioni sull'artista e quindi, inevitabilmente, sull'uomo che lo sorregge. L'8 gennaio, com'è noto, Bowie ha compiuto 69 anni, e da diverso tempo, dai solchi dei suoi lavori, traspare, a tratti ben udibile, anche un'“amarezza esistenziale” che, nel caso di Blackstar si traduce in una cupezza particolarmente tangibile in alcune canzoni. Fare i conti con la propria sensazione che il passato “importante” sia alle spalle, soprattutto dopo aver avuto problemi di salute non indifferenti, credo non sia facile per qualsiasi essere umano, ancor di più per l'“uomo che cadde sulla Terra”. Come accennavo prima, ascoltando l'intero nuovo album avverto tutto il bisogno di Bowie di creare caos organizzato, come se l'artista lo percepisse (o lo volesse?) dentro di sé o come se appartenesse alla sua odierna visione del mondo. E' difficile capirlo e sapere, ma forse l'artista vuole proprio questo: una comprensione parziale. Ed è difficile capire o sapere se anche dietro a questo lavoro ci sia una reale ricerca di linguaggi “altri” o il mero bisogno di stupire, com'è abitudine di Bowie.
Personalmente vi dico che a me poco importa questo aspetto, perché resto convinto che un artista come Bowie non va capito ma “ascoltato cercando di saperlo fare”, con consapevolezza e desiderio, per entrare in sintonia con i suoi mondi, le sue emozioni, le sue visioni.
Tuttavia, nel nuovo disco non ci sono solo mondi cupi e apparentemente imperscrutabili. Nell'ultima parte emergono episodi più sereni, quelli più “pop”. Sono canzoni più immediate, che arrivano più facilmente, senza per questo suonare banali. Mi riferisco a “Dollar days” e “I can't give everything away”. Quest'ultima chiude l'album con una frase (che poi è il titolo della canzone stessa) che si ripete in loop e che in italiano significa “Non posso dare via tutto...” oppure “Non posso dare tutto... via”: su questo si può riflettere a lungo.
Per concludere, mi piace ricordare una risposta che Bowie diede ad un giornalista che gli domandava più o meno: “Mister Bowie, lei pensa di aver fatto cose belle nella vita, artisticamente?”. La sua risposta fu: “Non credo di aver fatto cose belle o brutte nella mia vita, ma solo cose interessanti”. Bene, è un'affermazione che mi trova perfettamente d'accordo.
A me non interessa se “Blackstar si possa considerare o no un capolavoro. A me interessa sapere che questa nuova costruzione è un nuovo ponte che Bowie ha collocato per unire zone forse ancora inesplorate del suo vasto e unico mondo.
Garbo  (scritto il 3 gennaio 2016)

Da oggi Rockol pubblica, in esclusiva, i pareri di alcuni artisti italiani sul nuovo album di David Bowie, Blackstar. L'iniziativa è stata curata e coordinata da Leo Mansueto, giornalista e scrittore, autore del libro "L'ultimo dei marziani".

 

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