Da riscoprire: la storia di “Rock in a Hard Place” degli Aerosmith

Da riscoprire: la storia di “Rock in a Hard Place” degli Aerosmith

Nei primi anni ’80 gli Aerosmith non sono più quelli di “Sweet emotion” e non ancora di quelli di “Love in an elevator”. Sono una band in crisi, e per buoni motivi: il chitarrista fondatore Joe Perry ha mollato tutto nel bel mezzo delle registrazioni dell’album del 1979 “Night in the ruts”; l’altro chitarrista Brad Whitford ha lasciato nel 1981 e ha formato una band con Derek St. Holmes; il cantante Steven Tyler si fa d’eroina ed è ridotto talmente male che portarlo in sala d’incisione o convincerlo a scrivere un testo può trasformarsi in un’impresa; l’ultimo grande album del gruppo, “Rocks”, risale al 1976. Tensione, assenze e sregolatezze portano la formazione a un passo dallo scioglimento.

Priva d’ogni organizzazione, fra il 1981 e il 1982 la band spende una cifra spaventosa per incidere il nuovo album – qualcuno ipotizza si tratti di un milione e mezzo di dollari. Il dimissionario Whitford ricorda che “nulla veniva mai portato a termine”. Per due anni, spiegherà il bassista Tom Hamilton, “ci siamo raccontati che nel giro di due mesi avremmo finito il disco. È stata dura, abbiamo dovuto vendere casa e trovarci posti dove vivere più modesti”. Tyler risiede in un hotel newyorchese e campa coi 20 dollari al giorno gli passa il manager David Krebs. Le sue assenze infastidiscono a tal punto gli altri membri da spingerli a fondare una nuova band con Bobby Mayo e Marge Raymond, i Renegade. È un campanello d’allarme che il cantante non ignora: pur essendo ancora invischiato con l’eroina, che va a comprare dagli spacciatori sull’Ottava Strada, Tyler torna a collaborare con gli Aerosmith, il progetto dei Renegade viene accantonato e il lavoro sull’album riceve un nuovo impulso.

Le registrazioni riprendono all’inizio del 1982 sull’asse formato da Tyler con il chitarrista che ha sostituito Perry. Si chiama Jimmy Crespo, viene da Brooklyn, ha suonato con i Flame e, in veste di session man, ha collaborato con Meat Loaf e Stevie Nicks. I due scrivono assieme, con o senza la collaborazione di altri, sette canzoni su dieci dell’album che viene inciso fra i Power Station di New York e i Criteria di Miami, prima con Tony Bongiovi, cugino della futura star Jon Bon Jovi, e poi con il redivivo Jack Douglas, già produttore dei lavori migliori della band che si offre di rifinire “Joanie’s butterfly” e “Rock in a hard place (Cheshire cat)”. Solo alla fine delle session la band trova un sostituto per Whitford: il chitarrista Rick Dufay fa giusto in tempo a contribuire alla scrittura del pezzo che apre l’album, l’esplosivo “Jailbait”, con la chitarra di Crespo che doppia la linea vocale di Tyler.

L’album che emerge dalle session s’intitola significativamente “Rock in a hard place” e butta sul tavolo un’ipotesi di rinascita per gli Aerosmith. Crespo non è un fuoriclasse del calibro di Perry, ma se non altro cerca di portare una ventata d’entusiasmo in una band logora. Annunciato da una copertina con una foto scattata a Stonehenge e pubblicato nel settembre 1982, l’album è lanciato da “Lightning strikes”, un rockettone scritto dal collaboratore Richard Supa. La band produce per il singolo il suo primo video dell’era di MTV nel quale i musicisti posano da gang di strada. “Questo è un album molto incazzato”, commenterà Tyler. Il pezzo più curioso è però “Cry me a river”, rivisitazione del classico anni ’50 di Arthur Hamilton già interpretato da Julie London e Barbra Streisand, e riportato in auge da Joe Cocker.

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Pur menomati dalla mancanza di due membri fondamentali, gli Aerosmith mettono assieme un catalogo di riff in grado di catturare l’energia del periodo d’oro. Grazie all’impulso di Crespo, la cui opera riempie il vuoto creato dall’abbandono di Perry e dalla latitanza di Tyler, nascono pezzi forti come “Jailbait”, “Lightning strikes”, “Bitch’s brew”, “Bolivian ragamuffin”, “Rock in a hard place”, “Jig is up”. Nel corso di un’intervista radiofonica che segue la pubblicazione del disco Tyler promette: “Torneremo ad essere il gruppo numero uno del Paese”. La definitiva resurrezione, anche commerciale, arriverà nel giro di pochi anni, col rientro in formazione di Joe Perry, produzioni più brillanti, la scrittura di canzoni di grande impatto, i videoclip con Alicia Silverstone e la figlia del cantante Liv Tyler. Intanto, “Rock in a hard place” arriva al numero 32 della classifica di Billboard, finisce per guadagnare un disco d’oro e, soprattutto, tiene in vita gli Aerosmtih mentre attorno a loro, in quel 1982, il rock duro prende nuove e più avventurose direzioni.

"Rock in a hard" place degli Aerosmith è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani.
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