David Bowie, "Blackstar" canzone per canzone: l'ascolto in anteprima

David Bowie, "Blackstar" canzone per canzone: l'ascolto in anteprima

All’8 gennaio rischiamo già di avere il disco dell’anno del 2016.  La battuta è fin troppo facile, ma la previsione ha tutte le carte in regola per avverarsi: “Blackstar” è la prima uscita dell’anno che verrà, è già subito la più importante ed è una di quelle che ci ricorderemo nei mesi a venire.
Lo abbiamo ascoltato in anteprima: conferma quanto di buono hanno lasciato intendere le anteprime della title-track e di “Lazarus”, la canzone che dà il titolo al musical di David Bowie (qui le recensioni della stampa internazionale) e Enda Walsh (sequel di “L'uomo che cadde sulla Terra”).  
“The next day” era il disco del ritorno (inaspettato), di Bowie che torna a fare se stesso, a mostrare la sua esistenza. “Blackstar” è l’album in cui Bowie sembra dire: “Bene, adesso si ricomincia a fare sul serio”, e riprende il ruolo dello sperimentatore, dell’artista che è sempre un passo avanti agli altri. Ma gli sperimentatori migliori sono anche quelli che, pur facendo qualcosa di nuovo, non perdono mai di vista la fruibilità. E “Blackstar” è un album comunque godibile, pur suonando diverso da quanto fatto in passato: un viaggio sulle montagne russe tra diverse atmosfere, fatto di grandi canzoni dalla struttura non convenzionale, dominato da suoni jazz e dal sax del band-leader, il sassofonista Donny McCaslin, e dalla batteria di Mark Guiliana, a cui fanno da contorno Ben Monder (chitarre), Tim Lefebvre (basso) e Jason Lindner (tastiere).
Ecco l’album, canzone per canzone - a più tardi per una recensione ancora più dettagliata, nello spazio dischi.

(Gianni Sibilla)


"Blackstar"
Più la si riascolta, più cresce. E’ normale: è Bowie, è una composizione di poco meno di 10 minuti (e doveva essere ancora più lunga, ma è stata editata perché iTunes non accetta singoli che superino quella soglia). Uno stupendo montaggio di diverse composizioni: è la “Paranoid android” di Bowie (o forse “Paranoid android” era la “Blackstar” dei Radiohead e non lo sapevano ancora), ma è assolutamente fluida per come ti prende per mano e ti porta per mano in territori musicali che vanno dal rock, all’orchestrale al jazz. Quest’ultimo suono pervade tutta la canzone, dando un senso di inquietudine che rimane in tutto l’album. 

"'Tis a pity she was a whore”
Già pubblicata in un’altra versione come lato b del singolo "Sue (Or in a season of crime)”: qua diventa un rock che si apre con una batteria incalzante e il sax dissonante in sottofondo a sporcare il ritmo e la melodia dritta. Una cavalcata resa vagamente inquietante dai contrasti generati dai diversi elementi.

“Lazarus”
Una ballata più "normale", dove gli strumenti giocano a parti invertite rispetto alla precedente: il ruolo di contrappunto dissonante è affidato alla chitarra elettrica, mentre il sax e la voce di Bowie tessono armonie e melodie. Un crescendo fino all’assolo di sax, da applausi a scena aperta, stemperato da una coda finale più rilassata, con batteria e basso protagonisti.

"Sue (Or in a season of crime)"
L’altra canzone già pubblicata, come singolo della raccolta “Nothing has changed”. Questa nuova versione ha un ritmo frenetico, quasi drum ’n bass (ricordate “Earthlings”?), che in alcuni punti si apre in un segmenti più rock con l’elettrica protagonista. La voce di Bowie ricama una melodia eterea, in contrasto con il ritmo e la cattiveria del resto del brano.

"Girl loves me"
Un altro brano in cui la sezione ritmica è protagonista, con un gran lavoro del batterista Mark Guiliana. La voce di Bowie, sostenuta da archi in sottofondo, crea una linea vocale complessa, con accelerazioni improvvise. Forse la canzone più straniante dell'album.

"Dollar days”
Un arpeggio di chitarra e piano, il sax, la voce, un’acustica a 12 corde: in pochi secondi si ritorna ad atmosfere più tradizionali, con una ballata non per questo meno bella. Anche qua, un assolo centrale di sax da brividi, e una brevissima coda ritmica quasi elettronica che sfocia nel brano successivo

"I can't give everything away"  
La ritmica (vagamente drum n’ bass) di nuovo protagonista: sostiene il brano, in contrasto con la melodia tipicamente bowieana della voce e le coloriture degli archi, mentre il sax ricama, fino ad un lungo assolo di chitarra dalla struttura jazzata ma dal suono rock. Una chiusura da brividi. 

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