Gigliola Cinquetti canta i Rolling Stones e riparte da un disco pop: 'I cantanti di oggi? Sono petulanti'. E sui talent show... - INTERVISTA

Gigliola Cinquetti canta i Rolling Stones e riparte da un disco pop: 'I cantanti di oggi? Sono petulanti'. E sui talent show... - INTERVISTA

La voce di "Non ho l'età (Per amarti)" si racconta a Rockol in una lunga intervista che parte dal suo nuovo album di inediti, "20.12", il primo in ben diciotto anni, per arrivare ad una riflessione su quella che è la scena musicale contemporanea. Prodotto esecutivamente da Michele Muscimarro e da Loris Ceroni (produttore italiano molto apprezzato in America Latina, tanto da guadagnarsi anche nomination ai Grammy Awards) per quanto riguarda invece la parte artistica, "20.12" è stato anticipato dal singolo "Lacrima in un oceano" e contiene un totale di dieci canzoni "pop" in aggiunta ad una rivisitazione di "Lady Jane" dei Rolling Stones.

Il suo ultimo album in studio, se non sbaglio, è "Prima del temporale" e risale a ben 18 anni fa. Cosa l'ha spinta a tornare in studio per lavorare ad un nuovo disco di inediti?
"Nel corso di questi anni ho ricevuto diverse proposte per nuovi dischi e più volte mi sono ritrovata a provinare canzoni: i progetti, però, non mi convincevano e puntualmente mi tiravo indietro. Non volevo fare un disco inutile, non volevo canzoni da seppellire nel cimitero delle canzoni. Questo disco, invece, è nato nel modo giusto: io e il mio team siamo partiti con l'intenzione di fare un disco 'pop', le canzoni mi hanno convinta sin da subito e ho una gran voglia di cantarle dal vivo. Sono reduce da una tournée, intitolata 'Tuffo al cuore', che mi ha visto condividere il palco con un'orchestra di quarantasei elementi; non è stato facile, a livello logistico e organizzativo, portare in giro per l'Italia questo spettacolo, e infatti nel nostro Paese ci sono state poche repliche. Il tour è andato molto bene in Francia, in Canada e in America Latina e grazie a questa serie di concerti ho ritrovato una grande energia: questa prova mi ha galvanizzato e mi ha ridato quella sicurezza nei miei mezzi che avevo messo da parte quando, qualche anno fa, avevo deciso di fare la conduttrice televisiva. In primavera tornerò ad esibirmi in concerto, prima all'estero e poi di nuovo in Italia".

Le lavorazioni di questo disco l'hanno vista collaborare con Michele Muscimarro e con Loris Ceroni: come è stato lavorare al loro fianco?
"E' stato un lavoro di squadra. Volevamo pubblicare un disco di musica 'pop' e abbiamo cercato di raggiungere questo obiettivo. Michele ha gestito la parte organizzativa e logistica, Loris invece è stato il mago di questo lavoro. Alla base delle lavorazioni c'è stato un grande entusiasmo e le collaborazioni sono state decisamente positive. Un ringraziamento particolare va anche a mio marito Luciano Teodori, che ha coordinato tutto il progetto".

Quanto al titolo, invece? Cosa si nasconde dietro i numeri "20.12"?
"Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo album ci siamo posti l'obiettivo di farlo uscire il 20 dicembre, che è la data del mio compleanno. E' un regalo che faccio a me, ma anche ai miei fan. Presto uscirà anche un'edizione limitata autografata del disco, è il regalo di Natale che ho voluto fare a tutti gli appassionati che mi seguono da tempo".

Le canzoni, invece? Come sono state scelte?
"'20.12' è un disco che si ascolta volentieri dall'inizio alla fine, ti accompagna con costanza. C'è un filo conduttore emotivo, legato ai testi, tutti introspettivi ma mai malinconici. Delle canzoni di oggi non apprezzo la verbosità, i testi logorroici o poetici tra virgolette, quelli in cui la poesia è dichiarata, voluta. Qui ci sono situazioni di dialogo con sé stessi per aprirsi alla vita, alle emozioni, un intimismo ottimista. Ho ascoltato diverse canzoni, di alcune ho cambiato più volte in corso d'opera i testi, con un lavoro paziente di rifinitura. Quasi tutti i testi portano la firma di Pascal Basile, che talvolta si è fatto aiutare da altri autori. 'Dove va la vita' è firmata da Pinuccio Pirazzoli e Sergio Bardotti: nasce da un testo rimasto inedito di Bardotti, che Pirazzoli ha musicato un paio d'anni fa. Neri e Felisatti hanno composto 'Sei', poi ci sono anche Dajana D'Ippolito e il cantautore Enrico Fridlevski. Non c'è in questi brani l'ottimismo beato e beota delle canzonette di un tempo, ma l'ottimismo di una donna che ha vissuto, che ha esperienza e che da questa esperienza trae energia".

C'è anche una cover, quella di "Lady Jane" dei Rolling Stones: come mai ha deciso di reinterpretare questa canzone e di inserirla nel disco?
"L''idea di rivisitare 'Lady Jane' è stata di mio marito, che è stato il regista del tour 'Tuffo al cuore'; nel bel mezzo della scaletta dei concerti avevamo inserito una versione a cappella di 'Yesterday' dei Beatles, mentre nel bis ero solita eseguire 'Lady Jane': era un modo per omaggiare gli anni in cui sono nata, almeno musicalmente parlando. 'Lady Jane' mi ha sempre accompagnato e un po' mi riconosco nella protagonista della canzone. Tra l'altro, questo pezzo mi ricorda di quando, nel 1964, registrai per la Decca il 45 giri destinato al mercato britannico di 'Non ho l'età': la Decca mi invitò a posare per alcune foto con un gruppo di giovani artisti. Il giorno degli scatti ero particolarmente seccata, quei ragazzi avevano atteggiamenti molto trasgressivi: si mettevano le dita del naso, facevano smorfie e si comportavano in maniera assurda. Erano i Rolling Stones". (Il testo italiano della canzone, di Ferry Sansoni, è quello utilizzato dai New Dada per la loro cover del 1966).

Prendendo come riferimento proprio gli anni '60, come è cambiata la discografia nel corso degli anni?
"Negli anni '60 l'industria discografica veniva contestata perché le case discografiche venivano accusate di costruire i divi a tavolino; oggi, però, rimpiangiamo i grandi discografici: oggi, i miti si decostruiscono, si consumano in un attimo. E' un meccanismo di 'usa e getta'. Molti talenti, invece, andrebbero protetti: per costruire il divismo occorre un po' di mistero, una vera star dovrebbe produrre fascino ed emozioni nel pubblico. Oggi si è capovolto tutto: il 'backstage' si è mangiato lo 'stage' e ci ritroviamo con cantanti che si mettono a piangere sul palco".

Insomma, non apprezza particolarmente i talent show...
"Esatto, perché i talent, in tutto questo, non aiutano. E secondo me i talent show sono già un po' invecchiati, nel senso che la formula che propongono è già un po' logora. Si ripete sempre lo stesso schema e i ragazzi che tentano di fare carriera, e che per questo devono per forza passare per i talent perché sono le uniche vetrine rimaste, guardando il talent da casa si conformano allo schema, lo assorbono ancor prima di entrare nel programma. Il vincitore che si mette a piangere dopo la proclamazione, ad esempio, è una cosa troppo prevedibile. Il bello della diretta, invece, è essere sé stessi".

Cosa ne pensa della scena pop italiana contemporanea?
"Molti degli artisti più in voga tendono alla petulanza. Oggi si canta meglio tecnicamente, rispetto al passato: i cantanti di oggi sono dei virtuosi, hanno delle voci un po' finte, ma capacità tecniche che erano impensabili e anche indesiderabili negli anni '60. Secondo me, però, per creare una magia bisogna avere qualcosa da dire: è così che anche la voce più sfiatata e afona, prendete come esempio quella di Gino Paoli, diventa seducente. Gli artisti di oggi ignorano tutto ciò, sono più bravi ma più freddi rispetto al passato".

Per lei hanno scritto - tra gli altri - Piero Ciampi, Enzo Jannacci, Francesco Guccini, Paolo Conte e Roberto Vecchioni. Se le venisse chiesto il nome di un cantautore del quale avrebbe voluto incidere una canzone, cosa risponderebbe?
"Con la canzone d'autore ho sempre avuto un idillio, soprattutto nei primi anni della mia carriera, ma nello stesso tempo rivendico anche la canzone d'autore intesa come canzone popolare. Non ho particolari rimpianti, però: ho sempre sentito molto vicino a me, per lucidità, consapevolezza e ricchezza poetica, Francesco De Gregori; mi diverte la corporeità della musica e la voce di Zucchero; apprezzo per la precisione e la durezza dei suoi testi critici Edoardo Bennato".


Lei è una dei due vincitori italiani dell'Eurofestival (l'altro è Toto Cutugno, che lo vinse nel 1992). Ha avuto modo di seguire la manifestazione negli ultimi anni?
"Come la maggior parte degli italiani, non ho seguito l'Eurofestival negli ultimi anni: noi italiani siamo monopolizzati dal Festival di Sanremo, gli altri paesi non hanno Sanremo e si attaccano all'Eurofestival. Per molti anni è stata una manifestazione sclerotica: oggi, il festival europeo si è evoluto, e si è evoluto nella direzione che hanno preso la tv globale, il mondo dei talent e lo spettacolone televisivo kitsch e ridondante. Io, sinceramente, preferisco il caro buon Festival di Sanremo".

Se tornasse indietro, c'è qualcosa che non rifarebbe?
"Sono assetata di vita e se potessi vivere due volte vorrei fare tutto quello che non ho fatto. Ho dovuto accettare il mio destino: ho cominciato a cantare bambina (a 11 anni mi esibivo già in teatro) e nel corso della mia adolescenza mi sono resa conto di essere come rimasta intrappolata in una tela: ormai sembrava fuori discussione, dovevo fare a tutti i costi la cantante. Io mi sentivo artista, ma il mio sentirmi artista non era necessariamente legato al fatto di essere una cantante popolare. Ecco, se dovessi nascere un'altra volta tenterei un'altra strada, o forse sceglierei la strada dell'anonimato".

(di Mattia Marzi)

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.