R.E.M., i 25 anni di “Out of time” e i progetti futuri da “indie”: parla Bertis Downs - INTERVISTA ESCLUSIVA

R.E.M., i 25 anni di “Out of time” e i progetti futuri da “indie”: parla Bertis Downs - INTERVISTA ESCLUSIVA

Dopo 27 anni, i R.E.M. tornano indipendenti. La band si è sciolta nel 2011 - e come vedrete al termine di questa intervista esclusiva, purtroppo non ha cambiato idea. Ma la gestione di quella che in inglese si chiama “legacy” continua anche dopo la fine della storia “attiva”: c’è un catalogo da decine di milioni di copie, un repertorio tra i più importanti del pop-rock americano. 
La scelta, a suo modo, ha del clamoroso: la band, che è proprietaria dei master dei propri album dal 1988 al 2011, ha deciso di affidare il catalogo ad una piccola etichetta indie, dallo storico blasone, la Concord. Terminato l’accordo con la Warner, durato da “Green” (1988) alle pubblicazioni postume del 2014, la band ha deciso di non rinnovarlo e di affidandarsi alle cure di un’etichetta autonoma. Come agli esordi: dal 1987 i primi cinque dischi vennero pubblicati con una piccola etichetta, la I.R.S, tra i cui dirigenti c'era quel
Sig Sigworth oggi alla Concord.
“Non è un ritorno alle origini”, ci spiega il manager del gruppo Bertis Downs, artefice dell’accordo, che abbiamo raggiunto al telefono ad Athens, Georgia, all’indomani dell’annuncio. “Oggi la situazione del gruppo è molto diversa, si tratta di rispettare la storia della band”. Ci siamo fatti raccontare come si gestisce l’eredità del gruppo e le prossime mosse. Dalla prima: nel 2016 uscirà una ristampa, ci conferma in anteprima Downs, per celebrare i 25 anni di “Out of time”.

(Gianni Sibilla)


Dopo 27 anni i R.E.M. sono di nuovo una band indipendente. Che effetto fa?
Sì, credo si possa dire così. I nostri dischi verranno distribuiti dalla Concord, che è una grande etichetta indipendente americana. E’ un’etichetta importante, con un catalogo di alto profilo; ha la gestione di marchi importanti come Vanguard e Rounder. Ha una buona presenza internazionale nei territori in cui noi abbiamo molti fan. E’ un buon team, con le giuste dimensioni, per rappresentare l’eredità della band attraverso ristampe e i materiali d’archivio.

E’ la prima volta che un un nome di queste dimensioni prende il proprio catalogo e lo porta via da una major con cui ha passato tutto questo tempo, per tornare ad essere indipendenti. Come è nata questa scelta?
Non so se sia una prima volta. I Pearl Jam,  per esempio, fanno qualcosa di simile, gestendo il loro catalogo di volta in volta, passando da major alla distribuzione in autonomia. Stiamo tutti cercando il modo migliore in un mondo musicale che cambia, con dinamiche in continua evoluzione. Non c’è una formula predefinita, ma per noi era il momento giusto per cambiare. I ragazzi avevano diverse opzioni, e abbiamo scelto questa etichetta con cui ci sentivamo a nostro agio.

Qual è stato l’input che hai avuto da Peter, Michael, Mike e Bill nel gestire questa transizione?
E’ una loro decisione. Gente come me e come il team di professionisti del gruppo, raccoglie le informazioni. Ma, alla fine, è una loro proprietà, è il loro gruppo, la loro musica. Spetta a loro decidere.

I R.E.M. hanno iniziato a pubblicare ristampe ancora prima di sciogliersi. L’ultima è del 2013, quella del primo disco con la Warner, “Green”. Ora cambierà l’approcccio a queste pubblicazioni?
No, credo sarà lo stesso: fare il meglio con ciò che abbiamo, trovare approcci creativi per prodotti musicali che la gente trovi interessanti e di valore. Provare a rappresentare i R.E.M. nel modo in cui essi vogliono essere rappresentati, e farlo in un modo di classe, senza sfruttare il loro nome. Questo non cambierà.

I R.E.M. hanno un approccio diverso da altri nomi - niente “official bootlegs”, come i Pearl Jam, Dylan o Springsteen. Un uso oculato degli archivi dal vivo di studio. Non hanno mai pubblicato un box celebrativo, cosa che molti artisti fanno in periodi molto precedenti della loro carriera.
In realtà parliamo e valutiamo spesso queste opzioni. Qualcuna l'abbiamo messa in atto, come con le registrazioni dei concerti. Ma non giudichiamo chi fa diversamente, e non diciamo che certe cose non succederanno mai. Non le abbiamo fatte quando i R.E.M. erano attivi perché eravamo impegnati nel produrre nuovi album e fare concerti. Oggi siamo in una fase diversa della carriera della band: il gruppo è nel 5° anno post-scioglimento, ma è anche il primo in cui non abbiamo pubblicato qualcosa.

Il 2016 è l’anno del 25° anniversario di “Out of time”, l’album del successo del gruppo. E’ la prossima ristampa?  
Sì, quello sarà il prossimo passo. Quello e la ristampa di “Automatic for the people”, nel giro dei due prossimi anni: sono i due dischi più famosi del gruppo, soprattutto in Europa.

Il vostro ultimo contratto con la Warner, rinnovato nel 1996, fu il più ricco di quel periodo, o almeno così si disse. 
E’ quello che scrisse la stampa. Ma non ne abbiamo mai parlato, non abbiamo mai confermato. Non abbiamo mai dato cifre, anche se un numero finì sui giornali e venne descritto in quel modo. E non ne parliamo ancora adesso.

Cosa vi ricordate degli anni con laWarner?
Sono stati anni intensi: tour e dischi, certe volte contemporaneamente, come nel caso di “New adventures in hi-fi”. In inglese c’è una parola, “hectic”. Non posso dire che sia stato tutto meraviglioso, perfetto, o che abbia fatto schifo tutto, ma di certo c’è stata molta attività.

Dovessi riassumere la “legacy” del gruppo in poche parole, cosa diresti?
E’ un “body of work” davvero forte e solido, in ogni singola canzone e ogni singolo album. Non sono molti gli artisti con una presenza e un riconoscimento critico, di pubblico e di mercato di questo livello. Questo è davvero qualcosa di cui essere orgogliosi.

Il nuovo contratto non comprende eventuali nuove registrazioni. Dobbiamo mantenere acceso un lumicino di speranza?
No, la band si è sciolta. Questo contratto è per tutelare la lo storia e le loro registrazioni, non riguarda il futuro. 

Ti abbiamo già fatto questa domanda qualche anno fa, ma possiamo provare ad aggiornare la risposta: I R.E.M. sono ancora convinti, oggi, della decisione di sciogliersi presa nel 2011?
Si, pensano tutti che fermarsi sia stato giusto. E sono d’accordo con loro: era il momento perfetto. Ci hanno pensato per due anni prima, anche per avere un approccio maturo al modo in cui l’avrebbero annunciata: era una decisione che coinvolgeva molte persone, e le loro emozioni. Dopo, sono andati avanti, con i loro progetti. Sono sempre creativi, ma in un modo diverso. E sono sempre buoni amici, forse persino migliori di un tempo. Si è stabilizzato tutto in un modo molto sereno.

Dall'archivio di Rockol - Mike Mills e Michael Stipe raccontano "Automatic for the people"
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