Davide Van De Sfroos racconta la sua “Synfuniia”: voce e orchestra vista lago – INTERVISTA

Davide Van De Sfroos racconta la sua “Synfuniia”: voce e orchestra vista lago – INTERVISTA

Davide Van De Sfroos che incontra un’orchestra sinfonica di cinquanta elementi? Come Peter Gabriel? Come Sting? Fino a pochi anni fa sarebbe stata un’idea irrealizzabile. E invece per i suoi cinquant’anni il cantautore lombardo si è regalato una personalissima “Synfuniia”, 14 canzoni tratte dal suo repertorio rifatte senza band, ma con l’accompagnamento della Bulgarian National Radio Symphony Orchestra.

“Guarda, era una cosa impensabile anche per me”, racconta Van De Sfroos. “Poi arriva Vito Lo Re, che non conosco. Si presenta come Maestro e come fan. Ha già una sua idea, una scaletta di brani, una visione. Mi spiega che cosa accadrà alle mie canzoni. E mi conquista con l’idea di fare un disco cinematografico, qualcosa che volevo fare da tempo con la mia musica: la voce narra la storia, l’orchestra fa la colonna sonora. Sono io da solo, senza band, senza chitarra, che canto su un fondale di suoni ora epici, ora rarefatti. Mi fa sentire un narratore, prima che un cantante”.

E così le “canzoni nate su un tavolo di osteria” di Van De Sfroos, storie di vita sanguigne e folkettare, immagini di contrabbandieri e balere sgangherate, “vengono invitate a corte dell’imperatore. E per una sera sono un contadino che mette lo smoking. Non mi sono trasformato. Mi sono dato il permesso di fare un viaggio”. E proprio la storia di un incontro fra una donna elegante e un contadino in canottiera è narrata in “La balera”, fra quelle rifatte con l’orchestra. “Quella canzone ha un valore simbolico. E musicale: nel preludio quasi non capisci di che pezzo si tratta. Non è troppo banale e nemmeno troppo sofisticata. Queste canzoni non guadagnano, né perdono nelle nuove versioni: offrono un punto di vista diverso. Nel ‘Duello’ c’è il richiamo ai western, un mio sogno da quando la canto, in ‘Yanez’ c’è un clima da ‘Pirati dei Caraibi’, in ‘Dono del vento’ ci sono richiami alla musica cinese. ‘Mad Max’ che era concitata, prog, alla Jethro Tull, l’ho vista dilatarsi, con dentro citazione della ‘Ave Maria’. ‘Akuaduulza’ è diventata un valzer ballabile, il ritmo delle onde del lago che danzano e arrivano sulla riva, mentre la musica di ‘Brèva e Tivàn’ ora è un dipinto che racconta l’ambientazione: un lago, una barca, un temporale”.

Le parti orchestrali di “Synfuniia” sono state registrate da Lo Re in un giorno e mezzo a Sofia. “La musica di uno del Lago di Como che va in Bulgaria: che viaggio”, dice soddisfatto Van De Sfroos che ha aggiunto in un secondo tempo la sua voce. “E mi sono accorto che con l’orchestra avevo più possibilità di esprimermi, non dovevo lottare contro il basso o la batteria. Allo stesso tempo, non potevo andare fuori tempo di un respiro, perché cantare con un’orchestra è come cavalcare un drago”. È un’operazione per certi versi radicale, che ricorda quella più sofisticata di Peter Gabriel che ha riletto canzoni sue e di altri con l’accompagnamento di un’orchestra, senza strumenti rock. “È il progetto più simile al mio, si basa sull’impatto dell’orchestra e basta. Ma il disco che più mi è piaciuto è quello dei Metallica diretto da Michael Kamen, un gruppo thrash metal con un’orchestra coi controcazzi. Imponente”.

Questa escursione nella musica colta non avrà probabilmente seguito, ma Van De Sfroos ha sempre ascoltato la classica. “Mi ha sempre affascinato. Soprattutto Beethoven, il più incline all’umore del Lago di Como. E poi Bach, che con la sua musica riordina gli equilibri dell’universo, e Mozart, che trovo molto rock’n’roll”. Per ora sono previsti solo due eventi legati a “Synfuniia”, il 30 e 31 gennaio al Teatro degli Arcimboldi di Milano (il secondo concerto inizia alle ore 16), dove Van De Sfroos sarà accompagnato dall’Orchestra Sinfolario diretta da Lo Re. “Questo disco è un regalo di Natale, o per i miei 50 anni. È una cosa strana. Se mi chiederanno di esibirmi in futuro con un’orchestra, io ci sarà. Ma dopo l’excursus degli ultimi tre dischi sento il desiderio di tornare alla semplicità, al folk primordiale degli inizi”.

(Claudio Todesco)

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