NEWS   |   Italia / 02/12/2015

Marco Mengoni presenta il nuovo album 'Le cose che non ho' , il suo canto di libertà – VIDEOINTERVISTA

Marco Mengoni presenta il nuovo album 'Le cose che non ho' , il suo canto di libertà – VIDEOINTERVISTA

L’aveva promesso in gennaio, nel presentare “Parole in circolo”, che entro il 2015 sarebbe uscita la seconda parte del progetto, un nuovo album che ne completa la “playlist in divenire”. Marco Mengoni ha mantenuto la promessa e ha presentato il disco oggi, fra i mattoni in vista e le travi in legno della Fonderia Napoleonica di Milano. S’intitola “Le cose che non ho”, esce venerdì 4 dicembre ed è prodotto come il precedente da Michele Canova. “L’idea è completare l’opera, aggiungere colori secondari a quelli primari di ‘Parole in circolo’”, racconta il cantante di Ronciglione. “Ci ho messo dentro tutto quel che potevo, ma non sono mai soddisfatto. Del resto la musica è un mezzo per crescere costantemente, dal punto di vista umano e artistico. Che cosa non ho? Sono sempre preso a creare cose nuove e non ho il tempo di fermarmi a pensare al presente”. Domani sera Mengoni sarà ospite di X-Factor, venerdì 4 darà il via a Milano a un lungo tour instore, domenica 13 parteciperà al programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa”. La tournée nei palasport inizierà il 28 aprile 2016. Le date di Milano, Roma e all’Arena di Verona sono già state raddoppiate.


Nel parlare del disco, Mengoni sottolinea il concetto di libertà. “Mi sento ogni anno più libero di esprimermi, di andare nella direzione che preferisco. Lo devo ai numeri che faccio e quindi al mio pubblico. Io e il mio Esercito siamo cresciuti assieme. Ci lega il cammino che stiamo facendo, i messaggi positivi per i quali il Senato ci ha premiati. In questo disco esprimo emozioni, trascrivo sensazioni, canto quel che mi dà un brivido. Questo mondo corrompe la nostra libertà, ma finché avrò forza lavorerò per usare la musica allo scopo di ricercare la mia libertà di artista, di essere umano, di cittadino”. Dice che la canzonechiave del progetto è “Parole in circolo” che non è stata pubblicata in gennaio perché non era ancora finita. “È il minimo comune denominatore del progetto. Voglio camminare al fianco di chi lotta per i propri diritti, un po’ come facevo nel monologo sulla libertà nel corso del mio concerto”. Accadeva durante “Esseri umani”: Mengoni parlava di amore, di diritti civili, della morte di Andrea Spezzacatena, il ragazzo schernito perché indossava pantaloni rosa e che si è suicidato nel 2012. Oggi cita persino Gandhi e Martin Luther King. “Ieri sera ho visto un film sull’Aids. Struggente. Non avevo idea di quante persone hanno lottato per i nostri diritti. Sono contento di avere alzato un po’ gli occhi, di essere cresciuto. Ma in definitiva canto d’amore. Non saprei scrivere d’altro”. Nella canzone che chiude l’album incita a non cedere neanche un grammo d’amore. “Sembra la frase di un avaro e invece voglio dire è che dobbiamo fare tesoro delle emozioni. Sono preziose, non vanno sprecate”.

Per incidere “Parole in circolo” Mengoni era andato a Los Angeles. Per “Le cose che non ho” è rimasto in Italia e ha scambiato con Canova file e opinioni. “Lui ha un carattere forte, con cui mi sono spesso scontrato, ma mi è servito per imboccare nuove strade. Sono uno che mette continuamente in discussione quel che fa. Un fan ha scritto: ma perché metti tutte quelle tracce vocali? Quando compongo al pianoforte mi scontro con i miei limiti nello scrivere gli sviluppi armonici delle canzoni. E così mi aiuto con la voce, arrangio il pezzo tramite cori a tappeto e pad vocali. Al posto di eliminarli dalla registrazione finale, li lascio. E così un mio limite è diventato una peculiarità”. Nell’album Mengoni è aiutato dal consueto team di collaboratori. Tra gli autori, compaiono i nomi di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro e dell’australiana Sia Furler, già compositrice per Rihanna, Katy Perry, Beyoncé. “Giuliano è un amico. Mi ha mandato un pezzo bellissimo, ma non era adatto al disco. Poi me ne ha inviato un altro, ‘Solo due satelliti’, e ho capito subito che era una delle perline mancanti alla collana che è il mio disco. In quanto a Sia, è una delle cantautrici pop più importanti sulla faccia della Terra. Ha risposto alla mia chiamata e mi ha dato un pezzo molto forte, ‘Rock bottom’. Ho cercarlo di adattarlo in italiano, ma tradurlo era impossibile. L’ho lasciato in inglese”.

Il pezzo di Sia fa parte di una più ampia strategia per rendere il nome di Marco Mengoni più conosciuto a livello internazionale. “Siamo stati contattati da varie case discografiche straniere e stiamo rispondendo alle loro richieste. Vogliamo portare all’estero lo stesso percorso che abbiamo fatto in Italia nel 2015”. Si comincerà perciò in gennaio con la pubblicazione della versione in lingua spagnola di “Parole in circolo”. Nel corso del 2016, Mengoni terrà alcuni concerti all’estero in luoghi ancora da definire. Intanto il video di “Ti ho voluto bene veramente”, che ha totalizzano 13 milioni di visualizzazioni su YouTube, fa parte di un cortometraggio intitolato “Così sono partito per un lungo viaggio”. “È una storia ciclica che inizia con quel video e continua attraverso altri pezzi dell’album, non necessariamente i singoli”. Tra le fonti d’ispirazione Mengoni cita Lucio Battisti, Jovanotti, Benjamin Clementine, e afferma che davanti a Stromae resta a bocca aperta come Sebastian nella “Sirenetta”. Usa spesso parole come divenire, mutamento, viaggio. C’è una meta, in questo percorso? “Ancora non la vedo, aspetto che sia la musica a suggerirla. Questo disco è un passo avanti in questo percorso. Come diceva mia nonna, sbagliando s’impara”.

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