Tremonti all'Orion di Ciampino: REPORT DEL CONCERTO

Tremonti all'Orion di Ciampino: REPORT DEL CONCERTO
Tremonti è un gruppo fondato nel 2012 da Mark Tremonti, come side-project, perché aveva materiale di impronta speed metal che non avrebbe funzionato né con i Creed né con gli Alter Bridge. Se non avete idea di chi siano Creed e Alter Bridge tutto ciò che seguirà non avrà per voi senso. Vi basti allora sapere che il concerto è stato molto divertente, quindi molto rumoroso, si è saltato, ci si è spinti, si è cantato e si è tornati sani a casa.

Arrivo verso le nove all’ingresso dell’Orion, locale in cui ero stato l’ultima volta durante lo sventurato giorno dell’attentato al Bataclan di Parigi. Una transenna lascia il passaggio per una sola persona e lì mi attende un addetto della sicurezza con quello che, pur sembrando una paletta natalizia con tante luci colorate, ritengo sia un metal detector. Mi avvisa che devo togliere tutto ciò che ho addosso di metallo per il controllo con lo scanner. Mi guarda, io lo guardo. Ci guardiamo. Poi sposto le maniche della giacca mostrando il peso dei bracciali con cui quotidianamente mi accompagno e gli chiedo: “Ma sul serio?”. Lui con aria rassegnata, ed in parte sicuramente compatendomi, conferma che l’operazione va svolta per tutti. Con tanta pazienza da parte di entrambi, procediamo al controllo con svestizione e riposizionamento di tutta la paccottiglia in metallo. Questa piccola digressione per avvisare chi come me è abituato a muoversi con del metal indosso: i tempi si sono fatti hard e un po’ più lunghi per i controlli.

Trovo sul palco i londinesi Raven Age, band in cui milita il chitarrista George Harris, figlio di Steve Harris degli Iron Maiden. Sotto il palco sono assiepate una cinquantina di persone, già in modalità concerto, perfettamente a tempo con la ritmica potente della band. Tra i volti spiccano molti adolescenti, diversi “rockers” più o meno professionisti, e qualche esponente di quello che una volta era chiamato gentil sesso.

Il pubblico continua ad arrivare finché, alle 22:10, un’ovazione accompagna l’ingresso della band di Mark Tremonti. Le prime note di “Cauterize” sono una raffica di power chord carichi, potenti, aggressivi. L’incipit è maestoso, a tratti un po’ machista. La formula è efficace. Come un eroe spartano, teso in rabbia e muscoli, Tremonti si muove con passo sicuro sotto le raffiche del doppio pedale della batteria. Si affaccia sugli spettatori sotto il palco, facendo passare il manico della chitarra a pochi centimetri dai presenti. Spuntano molti smartphone per foto e riprese. La chiusura in dissolvenza del brano viene immediatamente ribaltata dall’impatto sonoro nelle note di “You waste your time”. Testosterone è una parola chiave, non tanto per i musicisti, ottimi sia nello spettacolo che nell’esecuzione, quanto per la platea di giovani che sta assistendo allo show. Da una parte c’è la creatività musicale di un chitarrista prolifico, capace di comporre musiche post-grunge per la voce cavernosa di Scott Stapp nei Creed, musica hard-rock per l’incredibile estensione di Myles Kennedy negli Alter Bridge, ed ora capace di un suono alternative-metal proponendo direttamente se stesso alla voce. Dall’altra c’è uno show preparato nei particolari, tarato per esaltare i fan giunti a Ciampino ad ascoltare un idolo a pochi passi dal palco. Mark Tremonti chiama il battito di mani a tempo con la batteria, il pubblico si esalta e canta a squarciagola. Arriva il momento dell’assolo, parte il pogo [pogare, dal sidvicious, MCMLXXVI d.C.: saltare, spingersi, prendersi a spallate]. Introduce quindi il terzo brano parlando al microfono per la prima volta. Annuncia la title track del primo album “All I was”. Ci si stringe sempre più sotto il palco. Su “Flying monkeys” incita il coro, e gli ormoni riempiono gli spazi lasciati vuoti. Prima del settimo brano presenta la band, con Eric Friedman alla chitarra, Garrett Whitlock alla batteria, doppio pedale, carro armato e taglio mohawk, Tanner Keegan al basso. Quindi parte uno dei brani più riusciti della serata, il devastante “Radical Change”. Mark Tremonti sa cantare, ed emerge al meglio su “Dark trip”, brano appena meno veloce dei precedenti dove la vocalità diventa più intellegibile. Accenna qualche nota di “Brains” domandando al pubblico il titolo del brano, che in risposta lo canterà dall’inizio alla fine. “Providence” è forse il brano più lento del concerto, e probabilmente il meno riuscito. “Arm yourself” è un hardcore del rock con doppio pedale che induce all’headbanging. “Decay” sembra molto atteso. Nel complesso ha un suono meno compatto e più incentrato su frequenze medie, ma nell’assolo risale alla grande. Qui, toglie il microfono dall’asta e lo avvicina al pubblico per un botta e risposta canoro da brividi. “Another heart”, rivela che mancano solo tre canzoni alla fine dello show. Attaccano “Sympathy”, suonata per la prima volta in questo tour. Parte morbida, per quanto morbida sia un termine inutilizzabile per la serata. Poche sono le dinamiche di volume, ogni brano si basa su dinamiche dettate dal ritmo. Nell’ultimo brano, “Wish you well” Tremonti chiede spazio al centro della platea per dare vita a quello che viene chiamato Wall Of Death, un pogo frontale con rincorsa. È il momento di utilizzare ogni energia rimasta, consumare tutta l’adrenalina prima di rientrare. Ballano persino le colonne centrali della pista grazie ai bassi che arrivano dal palco. Sono le 23:30, e la band esce di scena. Se ne va tra corna e applausi, regalando plettri. Il pubblico ne invoca il nome ma dopo un minuto il locale alza le luci e dalle casse risuona musica registrata. Non ci saranno bis.

Otre ai Creed e agli Alter Bridge, anche questo progetto funziona e meriterebbe più attenzione pur con le limitazioni di un genere musicale a cui bisogna essere minimamente preparati. È sicuramente di settore, per le sue caratteristiche ritmiche peculiari nella loro serrata energia. Le melodie sono affidate alle chitarre, ed in controtendenza il momento musicale è preparato per gli assolo piuttosto che per la voce. Nonostante ciò l’ultimo disco è ricco di sonorità vocali interessanti, esaltate dalle armonie create nei brani soprattutto dalle seconde voci.

Lo spettacolo dal vivo ha caratteri piuttosto statunitensi. La setlist non ha sorprese: è la stessa della precedente data all’Alcatraz di Milano, dalla prima all’ultima canzone. Il concerto dura poco più di un’ora, ed è carico di stereotipi del rocker tra cui le corna, la chiamata dell’applauso a tempo con la batteria, l’avvicinarsi con la chitarra al pubblico sotto il palco, la distribuzione dei plettro a fine concerto. È il bello ed il brutto di questa tipologia di concerti. Sono esperienze dove sai, se vuoi, esattamente cosa ti potrai aspettare: sudore, ritmiche devastanti, grandi assolo e con un poco di scaltrezza un souvenir da portare a casa. Anche il pubblico del rock ha bisogno di certezze per vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo.

(Giorgio Collini)

Setlist

Cauterize
You waste your time
All I was
So you’re afraid
Flying monkeys
The things I’ve seen
Radical change
Dark trip
Brains
Providence
Arm yourself
Decay
Another heart
Sympathy
Wish you well
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