Alex Britti: B.B. King, Santana, la chitarra elettrica e il nuovo album che suona come 'un ritorno alle radici'

Alex Britti: B.B. King, Santana, la chitarra elettrica e il nuovo album che suona come 'un ritorno alle radici'

Un ritorno alle radici: così il cantautore e chitarrista romano presenta a Rockol il suo nuovo album in studio, "In nome dell'amore vol.

1", uscito lo scorso 20 novembre per It Pop, l'etichetta da lui fondata. L'album, che arriva a circa due anni e mezzo dal precedente "Bene così", vede Britti tornare all'elettronica che aveva caratterizzato i suoi primi lavori: "E' un disco nato in maniera diversa rispetto ai miei ultimi album: è molto elettronico ed elettrico", spiega lui all'inizio dell'intervista, "per molti anni ho registrato musica suonata, in presa diretta, insieme ad altri musicisti. Stavolta ho deciso di riprendere in mano la chitarra elettrica, che avevo lasciato da parte come un'amante del passato, e di lavorare da solo". Il risultato di questo lavoro? Le sonorità acustiche che avevano caratterizzato gli ultimi dischi del musicista sono sparite e il suono si è inasprito: "Mi è tornata voglia di sperimentare", prosegue Britti, "questo album è interamente autoprodotto ed è suonato tutto da me (se così si può dire, visto che l'ho scritto tutto attraverso un software di composizione musicale). Sono tornato a fare quello che facevo ai tempi di 'It.Pop' e 'La vasca'. Nel frattempo, però, sono cambiate molte cose: si è passati dall'uso dei campionatori agli hard disk, ad esempio: oggi hai tutto dentro un pc".

Un primo assaggio di "In nome dell'amore vol. 1" è arrivato lo scorso febbraio con "Un attimo importante", presentata sul palco dell'Ariston in gara tra i "big" dell'ultimo Festival di Sanremo: "Mi sono preso la libertà di fare un Sanremo tra virgolette", spiega il cantautore a proposito del ritorno al Festival a distanza di nove anni dalla sua ultima partecipazione (2006, 3° posto nella categoria "Uomini" con "...Solo con te"), "di solito si va a Sanremo per vendere qualcosa, per promuovere un disco o un tour. Io non avevo niente di pronto: mi sono preso il lusso di portare un brano sospeso tra blues e jazz e che non segue gli schemi soliti del pop: cercavo un pezzo 'estremo' e sono orgoglioso di quello che ho proposto sul palco. Poi, certo, un accenno di pop c'è. D'altronde, è il passaporto che ho, è la licenza che mi permette di fare i dischi: è una musica poco razzista, che ti permette di frequentare i vari territori senza per questo appartenere ad uno di essi in maniera completa". Lo scorso ottobre, invece, è arrivato il singolo "Perché?": "La canzone si spiega da sé, tratta di un tema scottante come quello sulla violenza sulle donne", racconta Britti, "ho scelto il blues senza camuffarlo troppo, perché la musica blues spesso è stata musica di denuncia, di protesta. Poi ho aggiunto un coro dai riflessi gospel. L'arrangiamento è tutto incentrato sulla chitarra elettrica, che è un incrocio tra blues jazz e rock, e tutto il resto è un suono 'finto', realizzato al pc. Canto in italiano, ma non suono in italiano. L'approccio è blues, ma poi viro verso suoni più duri e distorti. In altre parole: cerco il suono di B.B. King ma lo intuisco alla Santana".

Già, B.B. King: "La sua morte mi ha fatto un brutto effetto", dichiara il chitarrista a proposito di quello che lui stesso definisce "il pischello del blues", "con lui, è finita un'epoca: era l'ultimo bluesman, è finita una generazione. C'è un aneddoto che mi piace raccontare, legato al mio rapporto con B.B. King: quando nel 1998 non si sapeva ancora se la Universal mi avrebbe messo sotto contratto o meno, proposi ai discografici di mettermi alla prova e di ascoltarmi dal vivo. Loro mi invitarono ad aprire un concerto di B.B. King a Milano, io accettai. Quella sera ci fu un po' di ritardo a livello di organizzazione e quando io mi presentai sul palco il pubblico iniziò a fischiare: ovviamente non vedevano l'ora di ascoltare B.B. King. Provai a dire due parole al microfono, poi cominciai a suonare musica blues: il pubblico, allora, restò in silenzio. Suonai un totale di quattro canzoni, poi chiesero il bis. Il concerto fu un successone e gli organizzatori misero su un altro concerto di B.B. King, sempre a Milano, per il mese dopo. Lui, che aveva ascoltato parte della mia esibizione, mi volle sul palco come opening act, di nuovo, ma non ci incontrammo personalmente. A presentarmi a B.B. King fu Joe Cocker, nel backstage di Pavarotti and Friends: si ricordò di me e mi fece i suoi complimenti. Fu incredibile. Joe Cocker? Un altro grande che ci ha lasciato e la cui morte mi ha lasciato senza parole. Ha fatto la vita che ogni medico sconsiglia: una vita spericolata".

Parallelamente all'attività di cantautore, negli ultimi mesi Britti è stato impegnato anche come produttore, collaborando con i Kutso (band nota ai più per aver preso parte all'ultima edizione del Festival di Sanremo, piazzandosi seconda tra i "giovani") e con Pierdavide Carone, orfano di Lucio Dalla: "Non lo faccio per scelta ma per amicizia, perché la vita ci ha fatto incrociare e ci ha fatto venire voglia di giocare insieme", racconta il cantautore a proposito di entrambe le collaborazioni, "conosco Matteo, il cantante dei Kutso, da sempre: i miei genitori sono amici dei suoi genitori, siamo cresciuti insieme, e gli ho sempre dato una mano (anche con i suoi precedenti gruppi). Fino a poco fa suonava la batteria, io l'ho convinto a smettere di nascondersi dietro i piatti e a cantare, ad essere protagonista. Ho prodotto il secondo album dei Kutso e ho portato il gruppo a Sanremo con la mia etichetta. Con Pierdavide ho avuto modo di lavorare fino alla scorsa estate, poi l'ho perso di vista perché ho cominciato a lavorare al mio disco. Lui si è rivolto ad altre persone, con le quali ha poi prodotto il suo ultimo singolo, 'Il filo'. E' un ragazzo forte, di talento, e ha una grande sensibilità. Sto continuando a collaborare con lui, anche se il mio lavoro di cantante e cantautore mi porta via tanto tempo e non mi permette di garantirgli la costanza e la continuità di cui ha bisogno".

Il titolo del disco, "In nome dell'amore vol. 1", lascia intuire che ci sarà un secondo volume: "Uscirà prima dell'estate 2016", promette Britti, "si tratta di due dischi che uniti formano un unico album. Quando ero piccolo uscivano parecchi album doppi, in vinile. Spesso, però, non avevo abbastanza soldi per comprare il doppio vinile: di 'Moonflower' di Santana, nel 1977, ad esempio, comprai il primo volume, in musicassetta. Fu il disco sul quale imparai a suonare la chitarra elettrica, una rivelazione. Ill volume secondo di 'In nome dell'amore' conterrà altri otto brani, per un totale di sedici pezzi in totale. Voglio fare un lavoro sincero: non voglio pubblicare un disco di venti pezzi dei quali otto sono acqua per allungare il brodo, riempitivi. Voglio dare al mio pubblico sedici belle canzoni. Il secondo volume avrà un clima diverso, più acceso: ci saranno un paio di canzoni molto estive che daranno uno stato d'animo diverso al resto dell'album. Ma la chiave di lettura resta quella: elettronica, chitarra elettrica, ma in modo ancora più esplicito". Britti sta lavorando ad un grande evento che dovrebbe tenersi a Roma, la sua città, nell'ottobre del 2016; a marzo, intanto, arriverà un tour nei teatri le cui date sono ancora in fase di definizione.

(di Mattia Marzi)

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