John Grant al Fabrique di Milano: REPORT DEL CONCERTO

John Grant al Fabrique di Milano: REPORT DEL CONCERTO

L’onestà artistica e la capacità di trasmettere emozioni dal proprio vissuto sono da sempre le qualità essenziali per un artista degno di questo nome. Se poi aggiungiamo il timbro profondo e un genere di suoni che permettono allo stesso tempo di commuoversi e ballare, il risultato non può che rivelarsi vincente. Con questa attitudine si è presentato John Grant sul palco del Fabrique ieri sera, vestito con la solita barbona incolta, una t-shirt nera e pantaloni stinti. Ma poco importa, vista la voce da fuoriclasse e i vividi testi del cantautore americano.

Il concerto si apre sulle note di “Grey tickless, black pressure”, con l’inquietante linea melodica della voce che catalizza l’attenzione del pubblico numeroso: gli occhi sono tutti per Grant alla tastiera, che in alcune parti del brano controlla i suoni campionati del synth. La propensione per intervalli dissonanti e per le scelte mai scontate è la cifra di tutta la sua produzione, e il risultato in live è accattivante. Colpisce la ballad sognante “Geraldine”, in cui il suono degli archi campionati sostiene e arricchisce la voce potente. Questa prima parte della scaletta, giocata sugli accordi tesi e su un’atmosfera cupa, lascia il posto a una serie di brani ritmati: dalla spettrale ed elettronica “Pale green ghosts”, con tanto di luci verdi, ai suoni “spaziali” di “You and him”, passando per “Snug slacks”, in cui gli effetti al microfono accentuano i bassi della voce già profonda di Grant. Con “Glacier” John e la sua band tornano a suoni puri e semplici, commuove la delicatezza del pezzo e l’atteggiamento intimo e accorato con il quale il cantante lo interpreta. Lo spettacolo si muove proprio secondo l’alternanza di dolcezza e ritmo serrato, il tutto intervallato dai ringraziamenti di Grant tra un brano e l’altro. La gratitudine e la semplicità con cui si rivolge al pubblico conquistano i presenti, che dopo la celebre “Disappointing” in chiusura di scaletta sembrano volerlo trattenere sul palco.

Grant rientra in scena per un bis tutto votato all’intimità, fatta eccezione per il groove di “Voodoo doll”. Le delicate note di piano di “Caramel” chiudono la performance del cantautore, che sinceramente non vediamo l’ora di rivedere.

(Vittoria Polacci)

SETLIST:

Grey Tickles, black pressure
Down here
Geraldine
Doesn’t matter to him
Pale green ghosts
Snug slacks
You and him
Guess how I know
Glacier
Queen of Denmark
Marz
Greatest motherfucker
Disappointing

BIS
Voodoo doll
Black belt
Drug
Caramel

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