Francesco Guccini, videointervista “Oggi sono soprattutto uno scrittore, non ascolto neanche più musica”

Francesco Guccini, videointervista “Oggi sono soprattutto uno scrittore, non ascolto neanche più musica”

“Buongiorno, mi chiamo Francesco Guccini, sono nato nella prima metà del secolo scorso e sono ancora vivo, a meno di non essermi sbagliato. Faccio il cantautore e lo scrittore”. Accoglie così la stampa il cantautore emiliano, seduto dietro ad un tavolo, in fondo alla sala di un’osteria fuori porta della sua Bologna. L’Osteria del Moretto, in cui veniva nel ’68 e ’69, e che è proprio quella che ha ispirato la sua "Canzone delle osterie di fuori porta”.
Oggi Guccini è soprattuto scrittore, più che cantautore, mestiere che ha abbandonato. L’occasione del “ritorno” a parlare di musica (e non solo) è la doppia presentazione di “Se io avessi previsto tutto questo - gli amici, la strada, le canzoni", il box antologico in uscita il prossimo 27 novembre, e del libro “Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto”, raccolta di racconti pubblicata da Mondadori. Il box esce in due versioni, da 4 CD e da 10, tre inediti (“Allora il mondo finirà”, dalle sessioni di "Folk Beat n.1" del 1967, una versione mai pubblicata di “Eskimo” del 1978 e “L’osteria dei poeti”), concerti dal vivo e rarità varie.

Caricamento video in corso Link

Guccini, che ufficialmente ha lasciato la musica alla fine del 2012 con la pubblicazione dell’ultimo album di inediti “L’ultima Thule”, racconta alla stampa il percorso che l’ha portato fin qua. “Mi sono trovato a fare il mestiere di cantautore, non come oggi che si dice ‘Voglio fare il cantante’. Sono seguiti tanti dischi, tanti concerti. Fino a qualche anno fa, quando ho deciso di chiudere. Nei primi anni le canzoni mi uscivano con grande facilità. Io non mi sono mai chiuso in casa a scrivere canzoni come dicevano di fare alcuni miei colleghi; o venivano o venivano, e negli ultimi anni non mi venivano più”. E poi specifica di avere abbandonato del tutto la musica, non solo quella suonata: “Non suono più la chitarra, e non ascolto più musica - quando mia moglie mette su un disco in macchina le chiedo di toglierlo. La Universal, la nuova casa discografica che ha rilevato la EMI, ha deciso di realizzare questo box avendo parecchio materiale a disposizione”, spiega. “Ho scoperto delle canzoni che mi ero dimenticato. Certi arrangiamenti sono invecchiati, ovviamente. Ho scoperto con grande meraviglia certi concerti dal vivo, come quello di Vienna del ‘92, inserito nel box. Certe canzoni non è che le cantassi senza averne voglia, o forse sì, però... c’era sempre qualcuno che mi chiedeva ‘L’avvelenata’ o ‘Dio è morto’, al che io rispondevo ‘L’ultima volta che l’ho visto stava solo poco bene’. Ecco, mi manca il rapporto con il pubblico, e con i musicisti dopo il concerto, quello sì”.
Racconta della sua band, i Musici: “Loro si sono trovati a piedi perché io non canto più. Hanno provato con Danilo Sacco alla voce, non si sono trovati molto d’accordo non so per quale motivo, e così adesso canta Flaco, con accento un po’ latino. Essere un gruppo di cover non è semplice, ma loro, avendo cantato con me, sono quelli più autorizzati a farlo”.
E racconta degli esordi come cronista al Corriere dell’Emilia, l’incontro con Alfio Cantarella che poi sarebbe diventato batterista degli Equipe 84, che gli disse che stava cercando un cantante e chitarrista: “Ho chiesto 'quanto pagate?' Ho fatto due conti, sono uscito dal giornale e sono entrato nel complesso, allora si chiamavano così. Si chiamavano i Marinos perché mettere il genitivo sassone pareva bello”.  Da lì il resto è storia: i vari complessi, l'Equipe 84  che incide “Auschwitz”: “Una versione diversa, la mia aveva un finale di speranza che loro tagliarono. Scrivevo canzoni, ma non pensavo di farne un mestiere. Non mi ero neanche iscritto alla Siae, non potei firmare la canzone, e non ci guadagnai una lira. La prima canzone che ho firmato è stata ‘Dio è morto’ nel ’66, dopo che un amico mi aveva iscritto all’esame della Siae come “Melodista non trascrittore'. Tutti i pezzi di “Folk beat”, il mio primo album dal titolo brutto che non ho scelto io, non erano firmati da me per lo stesso motivo”, ricorda.

Inevitabile il confronto, impietoso, con il presente: “E’ cambiato tutto il mondo discografico. C’erano i negozi di dischi, c’erano diverse case discografiche, oggi sono rimaste solo poche multinazionali. Sono stato forse l’unico a rimanere nella stessa casa discografica per tutta la vita. Oggi ci sono i talent show, molti dicono che da grandi vogliono fare il cantante, io non volevo farlo, mi è capitato”. Qualcuno prova a inzigarlo: ma venisse un’idea per una canzone, non verrebbe voglia di scriverla? “Argomenti ce ne sarebbero tantissimi, ma non ho più quel desiderio di raccontare in una canzone, ho il desiderio di raccontare in un libro. La canzone per me è sempre stata più difficile della pagina scritta: le pagine possono essere una, due o tre, si può aggiungere e togliere. La canzone deve essere sintetica, anche le mie che sono canzoni lunghe. Si parte da un’idea che deve essere condesata in strofe, rime. Quando esce una canzone dà una certa soddisfazione: farla sentire agli amici, metterla in un disco… Ma adesso è difficile che mi venga ancora. Da piccolo quando mi chiedevo cosa volevo fare da grande, mi rispondevo 'lo scrittore'. Sono sempre stato un grande lettore, mi è parso naturale. C'è un mio racconto. 'La cena', del quale sono più orgoglioso che di tutta la mia discografia”.

Dall'archivio di Rockol - La storia di "Radici" di Francesco Guccini
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.