Kraftwerk al Teatro dell'Opera di Firenze: REPORT DEL CONCERTO

Kraftwerk al Teatro dell'Opera di Firenze: REPORT DEL CONCERTO

Per un appassionato di musica elettronica andare nel 2015 a un concerto dei Kraftwerk è come per un amante di rock blues assistere ad un live di Robert Johnson.
E' piuttosto evidente che se non ci fossero stati i Kraftwerk, Giorgio Moroder intaglierebbe il legno a Ortisei e anche i Depeche Mode e i Daft Punk forse non esisterebbero, così come tutta la EDM che sta plasmando il pop odierno.
Per questo al concerto fiorentino al Teatro dell'Opera – unica data italiana, sold out da settimane nonostante i prezzi non popolari - che solitamente ospita esibizioni di tutt'altro genere, si respirava l'aria dei grandi eventi.


Kraftwerk 3D è uno show che gira da parecchi anni in Europa e in mezzo mondo. Il set è più o meno lo stesso: i quattro Kraftwerk - Fritz Hilpert, Henning Schmitz, e Falk Grieffenhagen e Ralf Hütter, unico membro dello formazione originale – sono disposti in fila con le loro tutine stile Tron con led che si illuminano a seconda delle scenografie e delle canzoni, di fronte alla loro console minimal.
Il concerto è un vero e proprio greatest hits che passa in rassegna le principali composizioni del gruppo e i temi a cui sono più cari: l'unione di uomo e macchina, lo stupore verso l'innovazione tecnologica, il modernismo e il futuro vintage.
A differenza della stragrande maggioranza degli artisti di elettronica contemporanei, il quartetto esegue tutte le canzoni dal vivo: le varie console non ci permettono di vedere gli hardware che utilizzano, ma i più informati ci dicono che gli strumenti principali sono controller MIDI, Maschine MK e una serie di appilicazioni iOS che utilizzano il software Cubase.

Tecnicismi a parte. Il set è un vero piacere per le orecchie – suono ed equalizzazione perfette, con la cassa e i bassi che fanno vibrare le comode poltrone del Teatro dell'Opera – e per gli occhi: all'entrata veniamo forniti di minimalisti occhiali 3D che permettono di trasformare l'esperienza del concerto in un'installazione di videoarte. Nell'iniziale “Numbers” veniamo letteralmente circondati dall'estetica 8 bit come in un Matrix girato negli anni 70, in “Autobahn” viaggiamo a bordo di un maggiolone VW, mentre durante “Spacelab” una sonda spaziale atterra vicino all'Opera.
Gli arrangiamenti della composizioni sono parzialmente rivisitati senza mai snaturare il suono originale, ma arricchendolo con un beat più marcato, così Computer Love (la cui melodia era stata ampiamente citata dai Coldplay nella loro “Talk”) viene potenziata con una cassa dritta per una versione dance e The Telephone Call si trasforma in coda in una sorta di electrosamba.
Da segnalare l'esecuzione di ben quattro tracce tratte da “Tour de France”, il loro lavoro più recente (2003) dove le immagini in bianco e nero delle corse anni 60 contrastano piacevolmente con il suono techno e marziale dei brani, al termine dei quali il silenzio prolungato è stato da molti letto come un ricrdo ai tragici eventi parigini di pochi giorni fa.

Ralf Hütter è anche la voce solista della band (e non si dimentica certo di cantare la versione italiana di Mini Calculateur) e l'unico a mostrare il lato umano della formazione: gli altri tre sembravano più che altro programmatori isolati nel loro cubicolo, intenti a creare il suono perfetto.
Ma sono tanti i momenti che ricorderemo di questo bel concerto: Autobahn con Hütter nei panni di un Brian Wilson futurista, oppure la decadente The Model che ha ispirato tanta new wave, sopratutto a Firenze.
Il minimalismo elettronico e il Technopop sono entrati nel mainstream della nostra coscienza musicale, eppure la musica dei Kraftwerk con la loro profonda e intensa semplicità sembrano ancora una cosa a parte: riescono al tempo stesso a dare un'idea di futuro, seppur carico di immagini vintage e, al tempo stesso, pur utilizzando il linguaggio delle macchine, evidenziano un'umanità che gli altri musicisti electro non hanno ancora imparato a comunicare.

Il set dura due ore e un quarto con due encore: il primo con dei veri robots che sostituiscono i quattro musicisti (The Robots, unico pezzo tutto in playback, e il secondo con un medley di successi tra cui anche Expo 2000 composta in occasione dell'Esposizione Universale di Hannover.
Il volto sorridente e soddisfatto del pubblico, la cui età media è di circa 40-45 anni, ci conferma che lo spettacolo è stato unico e indimenticabile.

(Michele Boroni)

SETLIST

Numbers
Computer World
Home Computer
Computer Love
Mini Calculateur
The Man Machine
Spacelab
The Model
Neon Lights
Autobahn
Airwaves
Geiger Counter / Radioactivity (Fukushima version)
Electric Cafe
The Telephone Call
Tour de France 1983
Tour de France Étape 1
Tour de France Étape 3
Chrono
Tour de France Étape 2
Trans Europe Express
Metal on Metal
Encore:
The Robots
Encore 2:
Aero Dynamik
Expo 2000 Boing Boom Tschak
Techno Pop
Music Non Stop

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