Fabrizio De André: perché "Caro amore" non è nel box "In studio"? La vera storia della canzone

Fabrizio De André: perché "Caro amore" non è nel box "In studio"? La vera storia della canzone

"Manca(no) giusto 'Caro amore', perché l'autore [Joaquín Rodrigo] non ne autorizzò la pubblicazione, concependo il suo originale solo come strumentale…" ha detto ieri Dori Ghezzi presentando il nuovo cofanetto di dischi di Fabrizio De André.
In effetti, però, di versioni cantate del "Tema di Aranjuez" ne esistono parecchie versioni, su nessuna delle quali è mai stato posto un veto. Sono solo due versioni italiane che hanno avuto dei problemi, alla loro pubblicazione: quella di Mina e quella di Fabrizio De André.
La storia di "Caro amore"  (potete ascoltare qui la canzone) è stata raccontata da Franco Zanetti nel libro in "Fabrizio De André in concerto", pubblicato da Giunti nel 1988, e per gentile concessione dell'autore e dell'editore la riportiamo qui di seguito.

QUESTA DI MARINELLA E’ LA STORIA INTERA


"Se una voce miracolosa non avesse interpretato nel 1968 "La canzone di Marinella", con tutta probabilità avrei terminato gli studi in legge per dedicarmi all'avvocatura; ringrazio Mina per aver truccato le carte a mio favore e soprattutto a vantaggio dei miei virtuali assistiti".

Così, nella copertina di "Mi innamoravo di tutto", Fabrizio De André ringrazia Mina, con la quale, nel disco, duetta in "La canzone di Marinella".
L’episodio è noto (e risale al 1967, per la precisione), ma le conseguenze cui allude De André sono invece dell’anno seguente.
La cronologia dei fatti: nel 1967 Mina sta preparando il suo primo album per la sua etichetta personale, la PDU, e fra le canzoni del 33 giri "Dedicato a mio padre" include appunto "La canzone di Marinella". L’album esce intorno a Natale del 1967, ma non ottiene risultati di vendita strepitosi, anche a causa della contemporanea pubblicazione di "4 anni di successi", raccolta confezionata dalla Ri-Fi, etichetta discografica per la quale Mina aveva inciso fino a pochi mesi prima. A fine 1967 Mina pubblica anche il singolo "Trenodia" / "I discorsi". "I discorsi" – musica di Augusto Martelli e testo di Mina: in realtà Mina aggiunge di suo solo una breve frase, ma l'autore del brano gliene regala la paternità come buon augurio per gli inizi della sua casa discografica - è sigla della trasmissione radiofonica della domenica Pomeriggio con Mina. "Trenodia" è la rilettura del "Concerto di Aranjuez" di Joaquim Rodrigo, con testo italiano di Giorgio Calabrese. Questo il testo: “E così non mi resta che andarmene, e incominciare adesso a non pensare più a te, quando per te, sembra impossibile, cominciavo a sorridere. E così non ho niente da aggiungere, e il canto disperato che intonavo per te, lo finirà senza concluderlo un silenzio di morte. E così per la notte di incubi che è stata la mia vita fino a qui, vedevo già un'alba di sereno che mi neghi, ma sono io che ho sbagliato. Cercherò di non piangere, cercherò di resistere, cercherò di sorridere. E così le mie dita non leggono, leggére sul tuo viso, il desiderio di me, nacque per te un bene inutile ed è morto per sempre”. Non a caso, “trenodia” significa in greco “canto funebre”…
Appena arrivato nei negozi, però, il singolo viene ritirato dal mercato. Causa del ritiro? Secondo alcuni, Joaquim Rodrigo non ha gradito gli interventi sulla linea melodica originale del suo brano. Secondo Giorgio Calabrese (da “Mina, i mille volti di una voce”), “D'oltralpe, però, un'altra signora che non godeva di buona stampa ci precede di un soffio intitolando il suo disco 'Aranjuez mon amour' e ponendo un veto all'uscita di ogni altro disco. Amen."
La “signora” è ovviamente Dalida, il cui "Aranjuez, la tua voce" esce in Italia, abbinata in 45 giri a "L’ultimo valzer", praticamente in contemporanea a "Trenodia". La versione di Dalida, cantata in italiano, è firmata Dossena / Bontempelli / Rodrigo. Il testo italiano di Paolo Dossena recita: “Aranjuez, è scesa ormai la sera su di te e su questo mio viso leggerai quello che il tempo ha scritto già in un giorno lontano. Aranjuez, la tua voce lenta canterà al sole e al vento ed al tempo che poi tutto porta via questa mia storia che non dico mai, ma resta chiusa nel cuore e sugli occhi traspare, lo so, in un dolce sorriso. Aranjuez, la tua antica gloria non c'è più; ora piange una chitarra lì con te, il tuo bel nome non c'è più, è fiorito in una rosa. Aranjuez, la mia voce lenta canterà al sole al vento ed al tempo che poi tutto cambierà questa tua storia che nessuno sa, che tieni stretta sul cuore, e sugli occhi traspare, lo so, in un dolce sorriso. La sera è qui coi ricordi che ci porterà ore vive d'amor che non siamo mai soli”.
Guy Bontempelli e Joaquim Rodrigo sono i firmatari di "Aranjuez, mon amour", incisa precedentemente per il mercato francese da Richard Anthony su 45 giri Columbia / Pathé-Marconi.
Guy Bontempelli, francese di Champigny-sur-Marne (1940), autore e interprete, non aveva avuto grande fortuna come cantante, ma nel 1967 aveva avuto grande successo come autore di "Ma jeunesse fout le camp", affidata alla voce di Françoise Hardy. Subito dopo aveva scritto il testo di "Aranjuez, mon amour" per Richard Anthony. Che è il seguente: “Mon amour, sur l'eau des fontaines, mon amour, où le vent les amène, mon amour, le soir tombé on voit flotter des pétales de roses. Mon amour, et les murs se gercent, mon amour, au soleil, au vent, à l'averse et aux années qui vont passant, depuis le matin de mai qu'ils sont venus et quand chantant, soudain ils ont écrit sur les murs, du bout de leur fusil, de bien étranges choses.
Mon amour, le rosier suit les traces, mon amour, sur le mur et enlace, mon amour, leurs noms gravés et chaque été d'un beau rouge sont les roses. Mon amour, sèchent les fontaines, mon amour, au soleil, au vent de la plaine, et aux années qui vont passant depuis le matin de mai qu'ils sont venus, la fleur au cœur, les pieds nus, e pas lent et les yeux éclairés d'un étrange sourire. Et sur ce mur, lorsque le soir descend, on croirait voir des taches de sang: ce ne sont que des roses”.
Fra tutti i testi finora riportati, quello di Guy Bontempelli è sicuramente il più fedele allo spirito originario del "Concerto di Aranjuez". Scritto nel 1939, a Parigi, dallo spagnolo Joaquín Rodrigo (Sagunto, 22 novembre 1901 – Madrid, 6 luglio 1999), questo “Concerto per Chitarra Classica e Orchestra” è suddiviso in tre movimenti: Allegro con spirito, Adagio e Allegro gentile – ed è l’Adagio che fornisce la musica per le versioni “leggere” del 1967.
Scritto ispirandosi ai giardini del Palazzo Reale di Aranjuez, la residenza di primavera del re Filippo II nella seconda metà del secolo XVI, in seguito ricostruito a metà del secolo XVIII per Fernando VI, il concerto cerca di rievocare nell’ascoltatore i suoni della natura, sebbene questi siano lontani nello spazio e nel tempo. Lo stesso compositore dichiarò di aver cercato di restituire “il profumo delle magnolie, il canto degli uccelli e il chioccolare delle fontane” nei giardini di Aranjuez.
Successivamente alla pubblicazione del "Concierto de Aranjuez", si cercò di interpretarne lo spirito in chiave storico-politica: secondo alcuni esso alludeva al bombardamento di Guernica del 1937, secondo altri faceva riferimento ad un episodio della guerra antinapoleonica del 1806-1808 (il 3 maggio 1806, nella città di Aranjuez, un gruppo di insorti fu messo al muro e fucilato dalle truppe francesi; il fatto fornì tra l'altro a Francisco Goya l'ispirazione per il suo quadro "Los fusilados de 3 de mayo").
Nell’autobiografia, la moglie del compositore, Victoria, ribadisce invece con fermezza che il Concerto era un’evocazione dei giorni felici della luna di miele, e un tentativo di elaborare il dolore per l’aborto da lei subìto alla prima gravidanza.

E torniamo adesso a Mina, a "Trenodia" e al 45 giri ritirato dal mercato. La PDU ristampa immediatamente il disco, inserendo, al posto di "Trenodia", "La canzone di Marinella", tratto da "Dedicato a io padre". E’ il gennaio del 1968, e il successo del 45 giri procura a De André – oltre a una significativa somma di diritti d’autore – anche la visibilità che gli permetterà di lasciare definitivamente gli studi per dedicarsi alla musica.
Tutto ciò grazie, dunque, al "Concerto per Aranjuez".
Ma c’è una ulteriore connessione fra Fabrizio De André, Joaquim Rodrigo e Guy Bontempelli. E questa connessione ha un titolo: "Caro amore".
Caro amore è uno dei pezzi inclusi in "Volume 1", l’album di debutto di Fabrizio uscito per la Bluebell in versione monofonica nel maggio 1967 (e poi ristampato pochi mesi dopo in versione stereofonica con copertina diversa). La canzone, uscita anche a 45 giri (abbinata a "Spiritual"), non è altro che una cover non dichiarata della "Aranjuez, mon amour" di Richard Anthony. Lo dimostra il testo, che pure De André firmò in proprio:
“Caro amore, nei tramonti d'aprile, caro amore, quando il sole si uccide oltre le onde puoi sentire piangere e gioire anche il vento ed il mare. Caro amore, così un uomo piange, caro amore, al sole, al vento e ai verdi anni che cantando se ne vanno, dopo il mattino di maggio quando sono venuti, e quando scalzi e con gli occhi ridenti sulla sabbia scrivevamo contenti le più ingenue parole. Caro amore, i fiori dell'altr'anno, caro amore, sono sfioriti e mai più rifioriranno, e nei giardini ad ogni inverno ben più tristi sono le foglie. Caro amore, così un uomo vive, caro amore, e il sole e il vento e i verdi anni si rincorrono cantando verso il novembre a cui ci vanno portando, e dove un giorno con un triste sorriso ci diremo tra le labbra ormai stanche ‘eri il mio caro amore’".
Non è proprio una traduzione del testo di Bontempelli, ma evidentissimamente ne ha tenuto gran conto: al di là della struttura (con gli incisi “mon amour” / “caro amore”), c’è una lunga frase pari pari (“au soleil, au vent, à l’averse et aux années qui vont passant depuis le matin de mai qu’ils sont venus” / “al sole al vento e ai verdi anni che cantando se ne vanno dopo il mattino di maggio quando sono venuti”), c’è un’altra citazione precisa (“les pieds nus” / “a piedi scalzi”), e c’è il ricorrente tema dei fiori.
"Caro amore" fu espunta dalla riedizione dell’album pubblicata nel 1970 da Produttori Associati e sostituita con "Le stagioni del nostro amore" (non è dato sapere se la decisione di sostituire il brano derivasse da un contenzioso sorto sul testo o sulla musica). La copertina della riedizione è uguale a quella della seconda edizione Bluebell, e su di essa un adesivo copre il precedente elenco dei brani contenuti nel disco, sostituendolo con un nuovo elenco in cui "Le stagioni del nostro amore" figura in luogo di "Caro amore". La data del transfer sulla facciata contenente il brano sostituito è 2/12/1970, l’altra facciata è incisa con la stessa matrice dell'edizione Bluebell.

In sequenza cronologica, dunque, il brano in versione italiana fu inciso per la prima volta da De André (evidentemente “ispirato” dal 45 giri di Richard Anthony), poi da Mina e Dalida, e quindi il colpo di fortuna che portò alla sostituzione di "Trenodia" con "La canzone di Marinella" è anche uno dei curiosi "twist of fate" che spesso segnano la storia della canzone – e anche la Storia con la maiuscola.
Va aggiunto, en passant, che in seguito Claudio Villa incise Caro amore nella stessa versione di De André (nell’album "Romantici amori" del 1985), senza che più nessuno avanzasse obiezioni.

(Franco Zanetti)

Dall'archivio di Rockol - Fabrizio De André - "Principe Libero"
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