Max Gazzé, “Maximilian mi ha ordinato di fare un disco di canzoni pop” - VIDEOINTERVISTA

Max Gazzé, “Maximilian mi ha ordinato di fare un disco di canzoni pop” - VIDEOINTERVISTA

Max Gazzé è posseduto: il suo alter ego Maximilian è apparso da un alambicco elettronico nel bel mezzo di una sperimentazione sonora e gli ha detto “arriverò il 30 ottobre e ti chiederò cosa hai fatto della tua vita”. E’ un uomo senza tempo, né del passato né del futuro, che gli ha imposto di abbandonare l’idea di fare un disco sperimentale, e di fare un disco di canzoni pop, che prende il suo nome e uscirà appunto il 30 di questo mese. Non ci credete? Guardate qua.

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L'album del cantutore romano “Maximilian” arriva a due anni e mezzo di distanza da “Sotto casa” e dal successo post-Sanremo 2013, e ad uno da “Il padrone della festa”, l’album inciso con gli amici di sempre, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi. “Da quel periodo, da Sanremo in poi c’è stata un’ascesa in termini di collocazione pop”, dice più seriamente Max. “Ma i dischi bisogna farli quando uno ha voglia e ha le canzoni. Non si può sedersi e farli a tavolino. Volevo prendermi una pausa e fare questo disco sperimentale, senza la struttura e la forma della canzone. Io prima che cantante sono un musicista, ho uno studio a casa che mi permette di giocare con i suoni quando voglio. Volevo fare un disco sotto pseudonimo, magari farne uno ogni sei mesi - e magari lo farò, senza dover seguire il classico percorso delle presentazioni, della radio.... Però quando hai delle canzoni non puoi tenerle lì per troppo tempo, e ne avevo una trentina da parte, scritte in vari momenti… Così è vero che Maximilian si impossesserà di me, perché farò della musica con quello pseudonimo - per il momento ho voluto tenerlo anche con per questo album più normale, almeno per il titolo”.

“Normalità” è sempre un concetto relativo per Gazzé, e infatti Max ha inciso un disco eterogeneo, uno dei lavori più vari di una carriera già votata al giocare con diversi suoni e colori: “Ci sono canzoni più legate a diversi mondi che ho sperimentato, dal pop al progressive. E’ un assemblaggio gioioso, con un suo equilibrio tra colori e formi. Ha un’identità unica pur con colori e forme diverse”, spiega - dovuta anche al fatto di aver lavorato e scritto non solo con il suo abituale partner, il fratello Francesco, ma con diversi autori come Giorgio Baldi, il suo chitarrista storico, Saverio Cremonini, Enzo Vecchiarelli, Alessandro Ciuffetti, Antonio Toni, Francesco De Benedittis e Tommaso Di Giulio.

Dell’esperienza con il trio, Max dice: “Sono stati due anni di lavoro bello e intenso. E’ stato un lavoro di sintonia, di volontà di trovare una soluzione ad ogni problema, in modo naturale. Ma non ha influito direttamente  sul mio lavoro da solo: ho il mio modo di farlo, e l’ho ritrovato subito. In qualche modo ha influito, certo, perché siamo la somma tutte le nostre esperienze - non so in che modo quella ha influito nello specifico, ma è certamente parte di me. E’ stata bella, esplosiva, inaspettata - per il momento non c’è altro in programma”. 
In programma c’è invece un tour, a febbraio, con doppie date: “Ho preferito fare due concerti di fila nei club piuttosto che i palazzetti, anche l’allestimento con i visual sarà quello di questi spazi”, spiega Max. Si comincia il 5 e il 6 febbraio a Bologna, all’Estragon (qua la lista completa)

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